
Donald Trump e Volodymyr Zelensky hanno detto che sono stati fatti progressi per porre fine alla guerra in Ucraina durante i colloqui in Florida, ma il presidente degli Stati Uniti ha ammesso che il problema del territorio è rimasto “irrisolto”.
Sarà difficile che in queste condizioni la Russia accetti di fare passi indietro rispetto alle conquiste già fatte nel Donbas e nella regione di Zaporizhzhia.
Quello che, ancora una volta, a Mar-a-lago è stato evidente è che l’Europa in questa vicenda svolge soprattutto il ruolo del bancomat: finanzia e fornisce armi alla Ucraina e si prepara pericolosamente a inviare i soldati, qualora la trattativa lo prevedesse.
L’Italia oltre a partecipare per la sua quota parte ai 193 miliardi spesi dalla UE per sostenere l’Ucraina ha inviato anche tre miliardi di armamenti.
Il fatto è che fin dall’inizio l’Europa ha assunto una posizione bellicista, ipotizzando una impossibile vittoria finale sulla Russia e scegliendo la corsa al riarmo come unica risposta.
Di questo passo, verrà il giorno in cui non basterà più spendere per far continuare la guerra agli ucraini, facendo comodamente gli eroi con i morti degli altri.
Questa strada rischia di portare la UE direttamente in conflitto con la Russia, cioè entrare in guerra, come forse già vogliono alcuni leader politici e gli interessi degli apparati militari e industriali.
La dura realtà è che l’Ucraina, dopo aver respinto la prima ondata di invasione della Russia, ora sta perdendo sempre più territorio, fino al punto di rischiare una debacle militare che spingerebbe la UE ad intervenire sul campo per evitare che i carri armati di Putin arrivino fino a Kiev.
Sarebbe una prospettiva catastrofica.
L’Italia deve assolutamente starne fuori , assumere una posizione di terzietà, lavorando con decisione a favore della trattativa e distinguendosi nettamente dai cosiddetti “volenterosi” guerrafondai.
Questi “volenterosi” hanno annunciato che nei prossimi giorni terranno una riunione a Parigi.
Posso sbagliare: sarà un’altra levata di scudi contro ogni ipotesi di compromesso.
Così la guerra continuerà e aumenteranno ancora le possibilità del coinvolgimento diretto dell’Europa.
Non è tempo, a mio avviso, di discorsi generici, di posizioni incerte e di equilibrismi.
“L’Italia ripudia la guerra”, recita la nostra Costituzione.
A mio avviso, è questo che dovrebbero dire tutte le forze politiche e prima di tutto quelle di sinistra.
Enrico Rossi

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