
Eh, le colpe dei padri! Fu ampiamente anticipatore il libro di Edgarda Ferri, giornalista e scrittrice di lungo corso, quando, più di quarant’anni fa, uscì con “Dov’era il padre?” Premetto e confesso che ho deciso di fare il giornalista dopo aver letto un articolo di Edgarda Ferri in cui ricordava l’atmosfera di una notte in redazione e tipografia. Se non ricordo male era nel grande Supplemento, nove colonne e a colori sembrava immenso e spesso come un tomo, per i 300 anni del più antico giornale d’Italia. Mi fece vivere in diretta movimenti e scelte, titoli ed inchiostro. Quindi devo molto ad Edgarda Ferri, notissima e stimatissima giornalista e scrittrice mantovana, con una produzione editoriale di grande qualità e spessore. Ricordo molti incontri, anche personali a Milano e alle Grazie di Curtatone e nel settembre del 2019 il bellissimo pomeriggio suzzarese quando le venne conferito il Premio Giornalistico “Giordano Cucconi” e lei con pazienza e precisione rispose alle domande di Vanni Buttasi sulle tappe della sua carriera, da Suzzara con la conoscenza di Dino Villani, a Milano al mondo.
Ma scartabellando digitalmente in una cartella di ricordi mi è saltata agli occhi una fotografia della prima metà degli Anni Ottanta in cui Edgarda Ferri presentò a Mantova con accanto lo scrittore Carlo Castellaneta, il direttore del giornale Rino Bulbarelli, l’allora assessore alla cultura Sergio Cordibella, un suo libro, credo proprio quello, che fece storia e che è stato anticipatore di tanti studi e tanti programmi: il grande problema dei padri. Sala affollatissima, concentrazione massima. C’era pure sulla destra il giovane cronista e si scorge l’allora senatore Enrico Novellini.
Parlo e parliamo del libro “Dov’era il padre?” Parliamo di un libro uscito nel 1982 pensato e nato probabilmente per affrontare un lato leggermente diverso quello del rapporto padri e figli nel tempo e nei giorni del terrorismo e ha colpito al centro il cuore del problema diventando appunto anticipatore e scopritore di rapporti e disfunzioni, come direbbero gli psicologi. Recentemente la stessa Edgarda Ferri ne ha ricordato la genesi e i tratti in una intervista con Giancarlo Perego per Il Bullone, rilevandone gli aspetti profetici. Dov’era il Padre? Proprio una domanda profetica.
Recensioni molto belle, allora, di Oreste del Buono su La Stampa e di un giovane Paolo Mieli per l’Espresso che scrisse “questo libro è molto più importante di quei libri che scrivono gli psicologi”. Si capisce perché, annota Perego, dei comportamenti estremi dei giovani. Edgarda Ferri voleva scrivere il libro partendo dal punto di osservazione: “Dov’era quando ha saputo che sua moglie, la sua donna, aspettava un bambino?” E poi si è allargato al dov’era più “esteso”, antropologicamente e socialmente. Dice Edgarda Ferri a Perego: “Ho capito che erano tutte storie d’amore sbagliate, un amore cieco. Non voler capire che la strada imboccata dai figli era senza ritorno. Padri complici per amore. Per difenderli. Ma li hanno persi».
Non erano padri assenti? «Non volevano capire. Pensa che un giorno parlo con un padre di un terrorista che ha ricevuto la visita a sorpresa del figlio e dei suoi amici latitanti. I ragazzi chiedono a questo padre, che è un ingegnere, come si fa a far saltare un ponte. Questo padre si era offerto di accompagnarli. Ma i ragazzi terroristi si sono rifiutati. Il padre non aveva capito bene dove si stava ficcando, voleva solo proteggere suo figlio. Lo amava troppo. Cieco, totalmente cieco». Oggettivamente stra profetico nell’accezione più popolare e straordinariamente anticipatore di una intera scuola di ricerca psicologica sui rapporti generazionali. Padri che fanno gli amici, padri che fanno i figli, padri che non fanno i padri: aspetti particolari del problema centrale che ci ha indicato Edgarda Ferri più di quarant’anni fa; la cecità. Per amore o per iper-protezione che non sono la stessa cosa. Frase chiave: Ho capito che erano tutte storie d’amore sbagliate, un amore cieco. “Non voler capire che la strada imboccata dai figli era senza ritorno. Padri complici per amore. Per difenderli. Ma li hanno persi».
Quanti sentimenti nel rivedere quella foto: la folla di partecipanti prova dell’interesse per il tema e per la fama dell’autrice, la schiera di esponenti della cultura, del giornalismo, della politica, l’ambiente solenne, compunto e composto. Poliedrica e svariata la produzione editoriale di Edgarda Ferri, segno di una curiosità profonda e una intensa sensibilità per ogni storia che porta ad un arricchimento culturale ed umano: dai terroristi alle eroine femminili, dal testo simbolo del Rinascimento il Cortegiano di Baldasar Castiglione al cuoco del Re.
Secondo le biografie sparse in rete “Edgarda Ferri vive e lavora a Milano” Ma noi sappiamo che qualche volta sta anche in campagna nel Mantovano e le piace fare tappe a Roma e alle Grazie dove ha ricevuto il premio alla carriera. La definizione di sistema sempre delle biografie di rete è: Scrittrice, saggista e giornalista. Tutto giusto ma anche di più: anche narratrice di favole vere, ricercatrice di cuori e di anime, pedagogista della scrittura, specialissima ascoltatrice di domande e commenti. In libreria ha esordito nel 1982 con “Dov’era il padre”, un romanzo che rimane tuttora un ritratto fondamentale e un punto di riferimento per un’intera generazione. Con “Il perdono e la memoria” ha ottenuto nel 1988 il premio Walter Tobagi e la medaglia d’oro del premio letterario Maria Cristina.
Fabrizio Binacchi

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