Celentano diventato, chissá perché, una delle icone della sinistra italiana e Gaber, pochi mesi prima di morire, fischiato alla Versiliana perché marito di Ombretta Colli.

Pochi mesi prima della sua scomparsa, sofferente e smagrito, c’è in platea Giorgio Gaber. Il conduttore e storico patron della Manifestazione, il giornalista e scrittore Romano Battaglia lo segnala al pubblico ed il grandissimo cantautore, educatamente, si alza per salutare. Qualcuno dalla platea, o lo stesso conduttore, non rammento, evoca il suo vincolo di matrimonio con Ombretta Colli, all’epoca presidente della Provincia di Milano per Forza Italia.
Nemmeno fosse stato un segnale atteso! Partono urla e fischi, verso l’autore di musiche e canzoni che qualsiasi sinistra colta e intelligente dovrebbe adorare. E di fronte a tanta volgaritá, a stento domata da Battaglia, non mi resta che rifugiarmi ad incrociare lo sguardo buono, cristallino e incredulo del grande artista, indelebile da allora, nella mia memoria.
Ci penso tanto piú oggi, nelle giornate di clamore mediatico per le performances di Adriano Celentano diventato, chissá perché, una delle icone della sinistra italiana.
Proprio lui, bravissimo con la musica e confusissimo con le idee. Cantava ai tempi delle dure lotte sindacali dell’ “autunno caldo” (1969) “chi non lavora non fa l’amore”. Poi ha cominciato a balbettare banalitá ecologico-populistico-buonistico-qualunquiste.
E si è guadagnato l’adorazione dei “progressisti” alle cozze, ai quali non basta avere abbracciato le rabbiose invettive di uomini come Di Pietro o giornali come il Fatto che, in qualsiasi altro Paese sarebbero espressione della destra piú becera e arrabbiata.
Celentano – si obietta- fa il pieno di ascolti in TV, il 50% di share, e si tratta di gente comune, popolo. Si puó sommessamente fare notare che Mussolini, con le sue prediche alla radio, di ascolti ne faceva il doppio?

Beh a me pare evidente che far parlare i cantanti è come far filosofare le modelle, con tutti i doni che hanno, ma che volete che siano anche intelligenti?
Comunque allenandosi migliorano, dobbiamo portar pazienza pensando a tutte le volte che noi abbiamo cantato a un compleanno.
Quanto alla politica Rai che bisogna “Dare i messaggi giusti” è Fascismo! Insegniamo invece il senso critico.
Questo articolo rispecchia pienamente quella che è l’opinione di tanti contribuenti che si sentono schiacciati da questo populismo becero.