
La politica americana sembra ormai aver abbandonato definitivamente il terreno del confronto per trasformarsi in uno spettacolo permanente. Ogni giorno un nuovo processo, un nuovo ricorso, una nuova polemica. E al centro della scena c’è sempre lui, Donald Trump. Il piatto del giorno?
DJT allo spiedo.
È l’immagine che meglio rappresenta il momento politico del presidente americano. Non lo spiedo della satira, ma quello di una realtà che, giorno dopo giorno, sembra restringergli sempre più i margini di manovra. Mentre i suoi sostenitori continuano a parlare di persecuzione politica e i suoi avversari brindano a ogni nuova sconfitta giudiziaria, la sensazione è che il vento abbia iniziato a cambiare.
Gli ultimi sondaggi descrivono infatti un Trump in evidente difficoltà, con oltre il 60% degli americani che esprime oggi un giudizio negativo sulla sua figura politica. Un dato che, se dovesse consolidarsi, rischia di trasformare le elezioni di metà mandato in un vero e proprio referendum sulla sua leadership.
Come se non bastasse, è arrivato anche un altro duro colpo istituzionale. La Corte Suprema ha respinto il tentativo di rimuovere la governatrice della Federal Reserve, Lisa Cook, riaffermando l’autonomia della banca centrale e ricordando che nemmeno la Casa Bianca può piegare a proprio piacimento le istituzioni nate per restare indipendenti dalla politica. Un segnale che va ben oltre il singolo provvedimento e che rappresenta un’ulteriore battuta d’arresto per un presidente sempre più costretto a fare i conti con i limiti imposti dallo Stato di diritto.
L’immagine di Trump che gira lentamente sullo spiedo diventa così la metafora di una stagione politica sempre più complicata. Un tempo dominava la scena americana, oggi è costretto a difendersi contemporaneamente nei tribunali, davanti all’opinione pubblica e persino di fronte a istituzioni che sembrano sempre meno disposte ad assecondarne le pressioni.
Se questa tendenza dovesse proseguire, il vero conto arriverà con le elezioni di metà mandato. Potrebbero rappresentare il definitivo ridimensionamento politico del trumpismo e segnare l’inizio del tramonto di un leader che, nel bene e nel male, ha cambiato profondamente la politica americana.
La storia insegna che nessun leader è eterno. Prima o poi arriva sempre il momento in cui gli elettori presentano il conto. E quando ai processi si aggiungono i sondaggi, le sconfitte istituzionali e un consenso sempre più fragile, significa che lo spiedo gira ormai sempre più velocemente.
La politica, prima ancora dei tribunali, è spietata. E il giudizio più severo arriva sempre dalle urne.
Buon appetito.
Piero Terracina

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