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Cosa resta della provocazione di Prigozhin?

L’opposizione in Russia è *un fatto vero*, che andrebbe meglio conosciuto e sostenuto. Difficile, certo, da quantificare, però è un dato reale, e non pochi russi sono stanchi di questo regime, non ne possono più.

di Giulio Terzi di Sant Agata | 11 Luglio 2023
Yevgeny Prigozhin a capo dei mercenari della Wagner che ha tentato di scalzare Putin
(fonte Wikimedia Commos)

Che si sia trattato di tentativo di colpo di Stato abortito in carenza di sostegno adeguato internamente alla leadership moscovita, o di semplice (ma significativa e incisiva) provocazione, la marcia dei carri armati della Wagner, che ha portato l’elite dei mercenari russi a poco più di 200 km. da Mosca, fa molto riflettere. Ho fatto una chiaccherata a riguardo, a tutto campo, con gli amici dell’Eco di Bergamo, il quotidiano della mia città natale, e vi riassumo qui il mio pensiero…

Innanzitutto, questa vicenda deve essere capita bene: cosa c’è di vero, di apparente o addirittura di teatrale… Per comprendere se possa influenzare, e in che modo, il corso della guerra in #Ucraina occorre vedere *cosa succede nella compagnia di mercenari*. La Wagner è al servizio di un’operazione di destabilizzazione globale concepita dal #Cremlino. La ritroviamo non solo in Ucraina ma anche in quei Paesi dove c’è una presenza delle forze armate regolari russe, in aree di rilevante importanza per l’Europa e per la #NATO, e in particolare per l’#Italia. Mi riferisco alla #Libia, al #Sahel, alla Repubblica #Centrafricana, dove i contractor di Prigozhin determinano instabilità politica, decidono le sorti stesse dei governi e *fanno affari con lo sfruttamento delle miniere d’oro e di diamanti*. In alcuni casi, come nel fiancheggiare il generale #Haftar, che controlla la #Cirenaica, hanno agito anche in maniera parzialmente autonoma e, a volte, *sgradita a #Mosca*. Oggi sappiamo dallo stesso Presidente #Putin che la compagnia è stata finanziata, lautamente e a lungo, dal #Cremlino e mai avrebbe potuto sbarcare in Africa *senza il sostegno logistico e i rubli di Mosca*, cosa della quale eravamo al corrente da sempre ma in passato *smentita ripetutamente e goffamente dalla propaganda Russa e dai lacché filo-russi anche italiani*.

#Putin esce indebolito da questa vicenda…? Beh, il Cremlino è impenetrabile per definizione. Non sappiamo tutto, tuttavia abbiamo notato come la verticale del potere non sia più *monolitica* e che ci siano *crepe più numerose di quel che si pensava prima della ribellione*. Qualche segnale c’era già, bastava coglierlo. In generale ho osservato una sottovalutazione in una certa Italia e in altri Paesi europei, imposta un po’ dal quieto vivere e un po’ dall’impatto economico del conflitto.

Un punto va però chiarito: l’opposizione in #Russia è *un fatto vero*, che andrebbe meglio conosciuto e sostenuto. Difficile, certo, da quantificare, però è un dato reale, e non pochi russi sono stanchi di questo regime, non ne possono più. Qui in #Senatoabbiamo ospitato recentemente Elena #Zhemkova, cofondatrice e direttrice esecutiva del Memorial di Mosca, l’ONG Premio Nobel per la Pace 2022, e anche in questa circostanza è stato ribadito che, nonostante censura e carcere, *cresce il dissenso interno verso l’autocrate di Mosca*.

Nella risoluzione che abbiamo approvato in Senato, un atto di indirizzo per il Governo impegnato negli scorsi giorni nella delicata missione al #ConsiglioEuropeo, ci sono alcuni punti fermi, su aspetti che ritengo imprescindibili per portare pace e sicurezza in #Europa e per superare la tragedia di questa guerra vergognosa contro l’Ucraina, e la premier Giorgia Meloni lo ha chiarito a più riprese: una serie di questioni fondamentali che riguardano il sostegno economico, di ricostruzione, politico e militare all’Ucraina, un sostegno *per tutto il tempo necessario* in modo da creare le condizioni per aprire un tavolo di discussione, in modo serio, *obbligando se necessario l’aggressore a sedersi al tavolo delle trattative*, perchè una rinnovata e stabile pace è nell’interesse dell’Europa ma anche della stessa #Russia.

L’attuale crisi al #Cremlino comunque ci dice due cose: che la tenuta della coesione occidentale, insieme con le sanzioni, non solo è una strategia fondamentale, *ma funziona*; e in secondo luogo che attualmente ci possono essere maggiori speranze di uno sbocco diplomatico, proprio grazie alla strategia Atlantica di *ferma opposizione all’espansionismo imperialista russo*.

C’è poi la prospettiva dell’ingresso dell’Ucraina nella #UE e l’ancoraggio all’ occidente: in particolare la prima dimensione è di estrema importanza, e più volte è stato affermato l’impegno del governo italiano per *favorire questo percorso in tempi ragionevolmente rapidi*, naturalmente riferiti anche ad altri Stati che sono in attesa del riconoscimento di membro dell’Unione europea. Dei 7 capitoli aperti in tema di riforme fra #Bruxelles e #Kiev, 2 sono stati risolti, e 5 stanno progredendo bene.

Infine c’è il tema della giustizia, non soltanto quella della Corte penale internazionale, che sicuramente è di primaria importanza. Per quanto riguarda però i crimini di aggressione, dobbiamo immaginare anche altri strumenti, come probabilmente un Tribunale ad hoc o un riconoscimento della giurisdizione universale, che il governo italiano ha cominciato a considerare e a proporre. Una rinnovata base giuridica consentirà comunque di proseguire e sanzionare ancora più efficacemente le violazioni dei diritti umani da parte della #Russia, perché gli ucraini dovranno essere risarciti da chi ha distrutto il loro Paese, su questo *non si discute*. Quanto ai crimini, penso soprattutto alla tragedia dei 20.000 bambini ucraini deportati in Russia, un dramma sul quale, nel dibattito al Senato, mi sarei aspettato dall’opposizione voci chiare e forti. Vedo che su questa ed altre questioni *vengono mantenuti toni in sordina*, si ha quasi pudore a parlare: e invece bisogna denunciare. Quando sono in ballo i principi, è necessario saper dialogare *senza complessi, senza sensi di sottomissione, senza paure e cedimenti*. Invece, purtroppo, vediamo anche in questi giorni che si vuol far credere che, per esempio, rapire i bambini ucraini sia una forma di “protezione dell’infanzia”, e che sradicare la cultura ucraina e russificare l’Ucraina significherebbe “educare”. Ci sono purtroppo, anche in Europa e pure nel mondo politico italiano, voci che sembrano riflettere questi elementi di disinformazione e di propaganda. Su questo capitolo il cardinale Zuppi sta svolgendo un’opera straordinaria che mi auguro possa proseguire e andare a buon fine: è l’inizio per poter *invertire il corso degli eventi*, per accendere i riflettori su una tragedia nella tragedia…

Giulio Terzi di Sant’Agata

(da Solo Riformisti)

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: bruxelles, censura, crisi, europa, forze armate, governo, governo italiano, importanza, italia, leadership, libia, meloni, mondo, natale, nato, opposizione, paesi europei, premio nobel, provocazione, putin, regime, repubblica, riforme, sostegno

Info Giulio Terzi di Sant Agata

Giuliomaria Terzi di Sant’Agata (Bergamo, 9 giugno 1946) è un diplomatico e politico italiano, ministro degli esteri nel governo Monti.

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