
Ma altri soggetti avrebbero potuto rispondere alla stessa domanda che dava il titolo all’incontro, ad esempio i Consiglieri di Quartieri. Da Presidente della Commissione politiche giovanili del Quartiere 2, fossi Sindaco convocherei assai frequentemente il responsabili delle Commissioni Cultura e Commissioni Giovani di tutti i Quartieri, questo per due motivi essenziali.
Il primo motivo per affrontare insieme ed organicamente le programmazioni culturali in città in previsione di risultati più efficaci ed efficienti, per dare valore e significato sia ai programmi generali della città che ai progetti proposti dagli operatori culturali, sempre risorse permettendo.
Sicuramente un coordinamento del genere potrà avere maggiore diffusione e partecipazione di pubblico, partendo proprio da un momento centrale gestito dall’Assessorato di competenza. In tale coordinamento di attività la città scoprirebbe che numerosi sono i punti di eccellenza culturali presenti nei singoli quartieri, dando impulso alla partecipazione ed al successo delle iniziative da veicolare. Questo non vuol dire togliere qualcosa ai programmi che ciascun Quartiere sviluppa annualmente ed autonomamente sul proprio territorio per tenere in vita relazioni e servizi essenziali che devono essere necessariamente mantenuti, come ad esempio i servizi per il sociale, i servizi di base ai giovani ed agli adolescenti.
Il secondo motivo è fortemente collegato agli impegni che l’istituzione deve avere nei confronti della formazione dei futuri cittadini. Nel coordinamento dei vari responsabili Cultura e Giovani si troverebbero sicuramente le condizioni di lavoro per realizzare progetti particolari, di grande valenza educativa, insistendo su temi forti ed universali che erroneamente vengono dati per scontati ma che scontati ed assunti non lo sono affatto e che meritano di essere costantemente ripresi. Mi riferisco al tema della libertà e della solidarietà, del rispetto degli altri e delle differenze, della legalità, della memoria, del rispetto ambientale, perché no, della sicurezza stradale o quanto altro serva alla formazione dei nostri cittadini, giovani e meno giovani. Ed in questo lavoro proiettato verso la creazione di una coscienza civica, per sollecitare il senso di appartenenza alla città e ad una società basata su eguaglianza e opportunità, la collaborazione dei numerosi operatori culturali presenti ed operanti in città, sempre in attesa di essere messi alla prova, possono essere determinanti. Associazioni ed artisti, in particolar modo le giovani formazioni, possono essere sicuramente vettori preziosi per arrivare al pubblico, per sviluppare progetti specifici che portino ad unitarietà il lavoro complessivo indicato dall’Amministrazione. I tempi e le scarse risorse ci spingono a dare priorità alle cose da fare, l’investimento in educazione e formazione dei futuri cittadini credo sia sempre prioritario. Costruire insieme per arrivare a momenti migliori.

Se fossi Assessore alla Cultura prima di tutto toglierei ai funzionari la dicrezionaltià nell’affidamento dei lavori di somma urgenza, indagine di mercato etc etc. perchè così facendo si darebbe la possibilità a tutte le ditte con le carte in regola di partecipare e non a quelle chiamate. Renderei obbligatoria la pubblicazione dell’albo pretorio del Comune di tutte dico tutte le gare d’appalto, le aste, la trattitive private, gli affidamenti diretti. Sarebbe un’importante passo avanti nell’ottica della trasparenza. Sappiamo tutti che nella discrezionalità posso annidarsi fenomini corruttivi, perciò togliamoli e basta.
Se fossi Assessore alla Cultura prima di tutto toglierei hai funzionari la dicrezionaltià nell’affidamento dei lavori di somma urgenza, indagine di mercato etc etc. perchè così facendo si darebbe la possibilità a tutte le ditte con le carte in regola di partecipare e non a quelle chiamate. Renderei obbligatoria la pubblicazione dell’albo pretorio del Comune di tutte dico tutte le gare d’appalto, le aste, la trattitive private, gli affidamenti diretti. Sarebbe un’importante passo avanti nell’ottica della trasparenza. Sappiamo tutti che nella discrezionalità posso annidarsi fenomini corruttivi, perciò togliamolo e basta.
Chiamare cultura tutto ciò che cultura non è, ossia intelligenza critica operante, mi sembra già una bella strategia vincente per il business. Cultura: una parola magica che grazie all’antropologia buona per il Rio delle Amazzoni, interseca e abbindola tutto in tutti. Ecco la mia proposta: fingere che l’Arno sia il Rio delle Amazzoni, Renzi e Mattei nudi che si tuffano dalla piroga tra coccodrilli di cartone, e il business crescerà in modo esponenziale. E di pari passo la cultura.