Nel suo ultimo film Hereafter Clint Eastwood ci fa riflettere su una domanda che , almeno una volta nella vita, ognuno di noi si pone. “Cosa c’è dopo la morte?” la nostra pausa di riflessione dura circa due ore e, attraverso la storia di tre persone destinate ad incontrarsi, storie che si intrecciano e si completano, arriviamo a capire quanto sia grande Clint, non solo come regista ma anche e soprattutto come uomo.
Possiamo credere o meno ai corridoi pieni di luce che molti, usciti dal coma, affermano di aver visto, possiamo credere o meno alla presenza di persone care che ci accompagnano verso questo lungo tunnel o ci indicano la strada del ritorno ( non è ancora arrivata la nostra ora), possiamo credere o meno alla reincarnazione o a qualsiasi altra affermazione di una qualunque delle religioni monoteiste o no ma certamente non possiamo ignorare il messaggio finale di Eastwood che non vuole dare risposte, che lui stesso non conosce, ma indicarci una strada.
Il film non parla di religione, di fede, di chiese e se un prete consegna a Marcus le ceneri del fratello in quella che sembra una chiesa, nella scena successiva ci accorgiamo che è solo una stanza che accoglie cristiani, indù…uomini accomunati dallo strazio della perdita di una persona cara.
I protagonisti del film sono stati colpiti da una tragedia. George ha il “dono” di entrare in contatto con chi non c’è più, dono che lui stesso definisce “maledizione”, Marie una giornalista è sopravvissuta allo tsunami, Marcus ha perso il fratello in un incidente. Partendo da queste tre storie il regista ci conduce per mano verso la luce. La luce della consapevolezza della nostra solitudine.
Il filo conduttore del film è la morte non solo quella fisica ma quella che avviene quando siamo ancora in vita. Quella di Marcus senza il fratello e senza l’amore della madre eroinomane è una “non vita”. Marie, la giornalista ha un obiettivo, deve scrivere il libro che dà il titolo al film per comunicare la sua esperienza , il suo “ritorno”dallo tsunami, il suo convicimento di aver visto delle ombre nei momenti in cui è statain bilico tra la vita e la morte e George, che a causa del suo dono/maledizione è sempre più solo, deve partire alla ricerca di se stesso; la sua non realizzazione sarebbe la fine della “vera” vita.
Se lasciamo morire le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre utopie, se rinunciamo alla nostra realizzazione siamo vivi ma morti dentro. Se non abbiamo un obiettivo da raggiungere, qualcuno da amare, qualcosa in cui credere profondamente, se non troviamo dentro di noi una spinta per affrontare la vita, la nostra vita si spegne lentamente.
Hereafter è un film profondo che ci fa riflettere, ci fa sorridere e ci fa piangere, è un film di alta poesia non solo nella scena finale, quando George, un Matt Damon grande come non mai, immagina il bacio fra lui e Marie prima ancora di prenderla per mano e stavolta non c’è nessuna percezione dell’aldilà, c’è solo il presente di una storia che nasce.
Hereafter è grande in ogni singola scena: nella lezione di cucina quando alternativamente bendati George e Miranda si imboccano a vicenda, tenera ed erotica allo stesso tempo, nell’attesa fiduciosa di Marcus fuori dall’albergo di George, nelle parole che George rivolge al fratello che vorrebbe costringerlo a riprendere la sua attività di sensitivo “La vita non è vita se hai a che fare con la morte”
Chapeau ad un grande regista, i suoi film sono una sinfonia in crescendo continuo, colgono l’essenza delle cose e la tenerezza di Eastwood nei confronti della vita e dei suoi personaggi che, confrontandosi con se stessi superano le paure e tornano ad amare la vita, trasformando il film in arte.
Maria Rita Monaco

Soprattutto averlo affrontato con la consapevolezza che l’aldilà, comincia gIà nell’aldiqua. Quanto poi al miglior film l’ottantenne regista che Sergio Leone definì come attore ” con due sole espressioni, quella con il cappello e quella senza”, avrà ancora delle belle sorprese in serbo per noi.
L’argomento è di quelli che pesano, affascinante e difficile. Il merito di Eastwood è di averlo affrontato. Anche se, per il mio gusto, Hereafter non è la pellicola migliore del grande regista