
La Repubblica democratica popolare di Corea deve prepararsi alla guerra. Lo ha dichiarato, nella giornata di giovedì 28 dicembre, il leader nordcoreano Kim Jong-un. Parlando nel corso di un incontro con i massimi quadri del Choson Rodongdang – il partito unico della dittatura nordcoreana – Kim ha ordinato all’esercito, all’industria bellica e al settore delle armi nucleari di accelerare i preparativi alla guerra per contrastare quelle che ha definito “mosse conflittuali senza precedenti da parte degli Stati Uniti”. Durante lo stesso intervento, riferisce l’agenzia di stampa ufficiale KCNA, il leader nordcoreano ha assicurato che Pyongyang amplierà la cooperazione strategica con i paesi “indipendenti e antimperialisti”, in riferimento ai principali avversari degli Stati Uniti sull’arena globale. Le dichiarazioni incendiarie del capo nordcoreano, terzo leader della dittatura socialista dopo il padre Kim Jong-il e il nonno Kim Il-sung, arrivano in un momento particolare per il paese, che sta cercando di superare l’endemica insicurezza alimentare, di cui il governo di Pyongyang tenta comunque di nascondere – o perlomeno edulcorare – gli effetti devastanti sulla popolazione.

Asse anti-USA?
Le dichiarazioni di Kim di fronte al plenum del partito sono giunte poche ore dopo la visita del presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol a un’unità militare schierata in prima linea nel governatorato orientale di Yeoncheon. Yoon, secondo quanto riferisce l’agenzia sudcoreana Yohnap, ha ispezionato la postazione, per poi chiedere alle truppe un’immediata ritorsione in caso di provocazione da parte della Corea del Nord. “Vi esorto a schiacciare immediatamente e con fermezza la volontà provocatoria del nemico”, ha detto Yoon ai militari. I riferimenti di Kim ai paesi ostili agli USA, con cui Pyongyang intende rafforzare le relazioni, si inseriscono in una fase di avvicinamento con Mosca, culminata a settembre nella visita di Kim in Russia, dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin. Washington accusa apertamente Pyongyang di fornire attrezzature militari a Mosca da utilizzare nella guerra in Ucraina, mentre la Russia garantirebbe ai nordcoreani supporto tecnico necessario per far avanzare le loro capacità militari. Putin avrebbe inoltre promesso a Kim un aiuto per lo sviluppo della tecnologia satellitare, dopo che quest’anno la Corea del Nord ha fallito il lancio in orbita di ben due satelliti.
Pyongyang alla fame?
Durante il plenum del partito, il leader nordcoreano ha anche delineato gli obiettivi economici per il 2024, definendolo un “anno decisivo” per realizzare il progetto di sviluppo elaborato su cinque anni (sul modello dei piani quinquennali). Kim ha chiarito gli obiettivi di settori industriali chiave e soprattutto “la stabilizzazione della produzione agricola ad un livello elevato”, riferiscono i media locali. L’insicurezza alimentare è un problema annoso per la Repubblica democratica popolare coreana, che negli ultimi decenni ha sofferto di gravissime carenze nell’approvvigionamento di cibo e anche carestie diffuse – soprattutto negli anni Novanta – che provocarono la morte di milioni di persone. Dietro la storica insicurezza alimentare, secondo report internazionali e al netto della rigida censura, ci sono sia responsabilità e scelte politiche che fattori e calamità naturali. Secondo diversi osservatori internazionali, la chiusura delle frontiere durante la pandemia di Covid-19 potrebbe anche aver peggiorato la situazione. Ciononostante, si stima che nel 2023 la produzione agricola della Corea del Nord sia aumentata rispetto all’anno precedente, grazie a condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli. Tuttavia, secondo un funzionario sudcoreano sentito da Reuters, la produzione totale è ancora molto inferiore al totale necessario per affrontare la cronica carenza di cibo del paese.
Massima tensione?
Nella giornata di martedì ha avuto inizio la nona riunione plenaria dell’ottavo comitato centrale del Partito del Lavoro nordcoreano. Negli ultimi anni, questa assemblea politico-governativa è stata spesso utilizzata per annunciare passaggi decisivi e misure importanti. Nel 2023, l’appuntamento è giunto al termine di un anno denso di avvenimenti per la Corea socialista, durante il quale Pyongyang ha inserito la politica di espansione nucleare nella sua costituzione. La mossa, sebbene per lo più simbolica, rafforza l’idea di una Corea del Nord che si presenta sulla scena internazionale come una potenza a vocazione nucleare e che l’idea di denuclearizzare o rinunciare alle proprie armi, richiesta chiave da parte di Stati Uniti e alleati, dal punto di vista di Pyongyang non è neanche oggetto di discussione. Quest’anno, inoltre, la Corea del Nord ha lanciato un nuovo missile balistico intercontinentale, e le ultime dimostrazioni muscolari nordcoreane si inseriscono in un momento di gravi tensioni con Washington. A fine novembre, infatti, la potente sorella del leader maximo – Kim Yo-jong – ha respinto le richieste americane per un ritorno alla diplomazia, dopo che gli USA avevano criticato aspramente Pyongyang per il lancio – a novembre – del primo satellite spia nordcoreano in orbita.
Il commento
Di Guido Alberto Casanova, ISPI Asia Centre
“Kim Jong-un non è nuovo a dichiarazioni roboanti fatte per la propaganda, quindi le sue parole degli ultimi giorni non devono farci pensare che il conflitto nella penisola coreana sia pronto a riaccendersi. Ciononostante, nell’ultimo anno il rafforzamento dell’alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud in tema di deterrenza nucleare ha generato nuove ansie per il regime di Pyongyang, che sta prendendo molto seriamente gli ultimi sviluppi militari che comprendono la rotazione di sottomarini nucleari USA e il coinvolgimento di Seoul nella gestione degli armamenti strategici. Ma invece che rafforzare la stabilità nella penisola, questo nuovo ciclo di consolidamento militare nelle due Coree rischia di esacerbare ulteriormente il precario equilibrio”.
A cura della redazione di ISPI Online Publications

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