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Convince l’AIDA presentata al Teatro Verdi di Pisa.

di Stefano Mecenate | 30 Novembre 2011

Applausi convinti a cantanti e orchestra per un allestimento coprodotto con la Ramifs Production.

Grandi  e calorosi applausi hanno “assolto” un’Aida che, inevitabilmente, si trovava sotto esame da pubblico e critica.

Indiscutibilmente non priva di “pecche”, la scelta di un titolo di così grande risonanza, è risultato però vincente realizzando a scatola chiusa due importanti “tutto esaurito” al Teatro Verdi di Pisa.

Viene così premiata la politica del nuovo direttore artistico,  Massimo Lippi, che, nel corso della presentazione della stagione lirica del teatro pisano, aveva detto: «…era mia intenzione accrescere il numero di presenze e attirare l’attenzione del pubblico, non solo pisano, sul nostro teatro, senza violare il budget che avevamo a disposizione, Ho quindi ritenuto di proporre un cartellone ampio, articolato, con titoli famosi affidati a voci e direttori affidabili, Un’operazione che ha significato cercare sinergie concrete e costruttive non solo con i teatri italiani con i quali avevamo già positivi rapporti, ma anche, com’è stato il caso di AIDA, con teatri internazionali per creare circuiti virtuosi all’interno dei quali contenere i costi ma non a scapito della qualità».

Operazione vincente e non “populista” anche se molte delle opere in cartellone sono quelle più conosciute anche al pubblico meno esperto: gli allestimenti, pur nel rispetto del contesto originale, mostrano scelte interessanti e stimolanti, capaci di offrire quelle suggestioni necessarie a convincere il pubblico a tornare a riempire il teatro.

Ma veniamo a questa Aida che viene da un accordo tra il Teatro di Pisa  e la Ramfis Production , da cui proviene l’allestimento firmato per regia, scene, luci e immagini da Antoine Selva, raffinato regista e scenografo francese, di vasta esperienza.

Allestimento che contiene certamente spunti interessanti ma che, ad esempio, per quanto concerne le scene risulta a tratti sovrabbondante e distrattivo in un palcoscenico di dimensioni non “faranoiche”. Certamente muovere critiche ad una scelta di allestimento è oltremodo opinabile, ma nello spirito del messaggio che il regista ha voluto lanciare “rileggendo attentamente il libretto di quest’opera, un fatto mi sembra dominare l’intera storia. (…) è la presenza pressoché permanente dei Sacerdoti lungo tutto l’intreccio e il peso che fanno gravare su ogni avvenimento, tramite il loro capo, il Gran Sacerdote Ramfis…”, e che condivido pienamente, forse era preferibile ridurre certi barocchismi per dare maggiore evidenza a questo messaggio.

Poco comprensibile la break dance di uno dei ballerini e lo sparuto numero di prigionieri etiopi che accompagnano Amonasro (in mancanza della marcia trionfale, opportunamente evitata, forse almeno un numero maggiore di prigionieri avrebbe reso meglio il senso della vittoria del condottiero).

Circa la “recitazione”, dobbiamo evidenziare un eccessivo indugiare a pose “alla Duse” che interrompono la tensione drammatica rimandando, a tratti con accenti persino ironici, alla filmologia degli anni ’20. L’opera, sia musicalmente che nei testi, è già densa e drammatica senza bisogno di enfatizzazioni; anzi, forse proprio essenzializzando i gesti, si può dare al meglio l’essenza di questa opera che incarna i mille intrecci che il Fato pone nel cammino degli umani.

Venendo alle voci, premettendo che l’effetto di assieme ha comunque appagato il gusto del pubblico che ne ha apprezzato il grande slancio e l’appassionata partecipazione, dobbiamo dare un alto punteggio alla mezzosoprano Laura Brioli, già interprete quest’anno nel ruolo alla Staatsoper di Amburgo; vocalmente molto interessante, ha saputo rendere con sapienza le mille contraddizioni di questa donna fino all’epilogo drammatico che la vede schiacciata dai sensi di colpa per aver condotto a morte crudele il suo amato. Ottima anche la performance del baritono Silvio Zanon: potente e appassionato, da’ una lettura più che convincente di questo re sconfitto ma non vinto capace di “usare” persino la figlia per riscattare le sorti della sua Patria e vendicarsi dell’arrogante forza degli egizi.

Ugualmente di alto livello la prova del basso Abramo Rosalen: la voce è dotata di buon volume e ampiezza e si segnala per gradevole colore e ricchezza d’armonici, la recitazione misurata e convincente capace di dare il senso di questa presenza possente e invasiva del potere dei Sacerdoti nella società egizia fin ai più alti livelli.

Discontinua la prova di Olga Romanko, soprano italo-russo di notevole temperamento e presenza scenica; ci saremmo aspettati qualcosa in più da questa raffinata interprete dello scenario lirico internazionale e invece, pur dando prova delle sue capacità vocali e interpretative, ha forse ecceduto privando questa sua parte di alcune “interiorizzazioni” preziose per apprezzare meglio la partitura verdiana a lei dedicata.

Stesso discorso per il tenore colombiano Ernesto Grisales, che, proprio a Pisa, avevamo apprezzato nelle vesti di Canio nel recente Pagliacci per la regia di Alessio Pizzech. Certamente Radames non è Canio e l’impegno richiesto per questi serrati quattro atti verdiani non è cosa da poco, ma anche per lui abbiamo avuto cadute di tono che hanno, almeno in parte, penalizzato la sua prova.

Applaudita la direzione del M° Tulio Gagliardo, che, anche a nostro avviso, ha ben condotto in porto l’ Orchestra Sinfonica di Pazardijk – con le prima parti orchestrali di Aida Studio, l’associazione fiorentina che, fra i molteplici impegni nell’ambito della promozione culturale e musicale, collabora con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino per l’attività concertistica dei Cameristi del Maggio.

Prossimo appuntamento venerdì 16 dicembre e domenica 18 dicembre con un altro “classico” del melodramma internazionale, Rigoletto per la regia di Ivan Stefanutti

Pubblicato in : MusicaTag: aida, ivan stefanutti, maggio musicale, teatro verdi di pisa

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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