Il caso del viadotto crollato di Annone Brianza è un caso unico ed isolato o è la punta di un iceberg.? Quanti viadotti sono ben controllati e godono di congrua manutenzione? E quanti sono i viadotti e i ponti autostradali e stradali di grande comunicazione da controllare e verificare? Migliaia, decine di migliaia per una quantità di chilometri non sterminata ma certo disseminata. Problemi di ponti ma anche di svincoli. Avete mai fatto sovrappensiero lo svincolo di Roncobilaccio? Una avventura tipo piccole montagne russe. E la serpentina dello svincolo di Scandicci che collega A1 e FiPiLi? Un girare intorno
Dopo il ponte crollato di Annone Brianza con quelle immagini shock dell’automobile schiacciata ti viene da chiedere arrivando vicino a un viadotto, passo o non passo? Mi fido o non mi fido? La corsa e la frenesia della vita moderna, come diceva un vecchio spot di un amaro che non era amaro, ci portano dare per scontato che tutto si tiene e che due o tre calcinacci, che cadono, non faranno mai cadere il ponte, che due o tre rocce che si staccano non faranno mai cadere il monte. E invece il ponte cade e il monte viene giù. Ora i ponti e i cavalcavia sono in lega ferro acciaio a campata unica e gli sbriciolamenti sono meno probabili, ma quelli vecchi ante Novanta sono tutta un’altra cosa .
Manutenzione e controlli annunciati come misure d’emergenza a volte non sanano nemmeno l’emergenza. Controlli e manutenzione fanno a botte concettualmente con l’idea di emergenza devono essere sicure e ordinarie, praticate ed eseguite come è previsto che si debba respirare per vivere e mangiare per crescere. Concetti basilari che molte volte sulle nostre strade non sono così condivisi.
E allora cadono ponti, crollano dighe, si abbassano sedi stradali, si creano le buche che diventano voragini, si sgretolano le banchine e cadono le rive. Strade di larghezza accettabile diventano viottoli di campagna per effetto di sbancamenti e frane più o meno accentuate.
Controllare i viadotti, fare manutenzione sulle crepe, che sembrano anche innocue e poi diventano crepacci sarebbero comandamenti laici e civili da far recitare ogni giorno a tutti quegli addetti, e dirigenti degli addetti, che hanno a che fare con la circolazione e quindi non solo con la nostra qualità della vita ma direttamente con la nostra sicurezza. Perché una buca può fare morti, una banchina crollata può fare sbandare e fare morti e feriti, perche una barriera messa male e non segnalata può fare incidenti perché anche una gelata improvvisa, e siamo di stagione, può rovinare un asfalto fatto male e buttato giù peggio e concorrere a fare incidenti.
Viviamo la strada come se la buca fosse una componente normale. E’ normale il contrario. Non rovesciamoci la prospettiva. Viviamo la strada e le autostrade come se il manto stradale e la sicurezza dei segnali fossero dei miracoli. Dovrebbe essere normale, è il contrario sono i rischi che dovrebbero essere eccezioni. E non è solo questione di viadotti e ponti, di cavalcavia e di buche a volte ci si mettono anche gli svincoli. Di autostrade e di superstrade. A
Ci sono svincoli , annunciati dai nostri compagni navigatori con la voce “uscire rampe e su rotonde” che gridano vendetta. Curve quasi a gomito, spazi ristretti tra lo svincolo e l’eventuale casello o l’incrocio successivo, quando devi decidere in dieci metri e due secondi se andare a destra o a sinistra e non vedi nemmeno i cartelli. Poi speri nella rotonda che scorgi in fondo e capisci che è stata fatta per complicare ancora di più la scelta. Un incrocio su una rotonda è come mettere il grana sul risotto alla marinara.
Facciamo qualche esempio. Entrare e uscire dallo svincolo di Roncobilaccio A1 è sempre una avventura: tutto in discesa (o in salita) curva improvvisa e casello dietro la curva. Una specie di prova generale di montagne russe. Ti auguri e speri che non ci sia nessuno incastrato al telepass. Come giocare in casa.
Ma ci sono anche altre situazioni esemplari come la serpentina dello svincolo di Scandicci sempre A1 Autostrada del Sole tratto fiorentino. E’ come stare sulle in giostra per prendere o per uscire dalla SGC Fi-Pi-Li, che non è un codice nucleare come ben sanno quelli che frequentano al zona ma semplicemente la codifica della Strada di Grande Comunicazione Firenze – Pisa – Livorno. La cara amata Fipili per i viaggiatori e gli abitanti dell’area.
In fondo non si chiede la luna, ma viaggiare sulla terra.
Fabrizio Binacchi

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