Dopo tante incertezze è finalmente uscito anche in Italia, distribuito da Mikado, il film Agorà del regista cileno trapiantato in Spagna Alejandro Amenàbar, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes.
Parlavamo di incertezze perché stava nascendo il sospetto che in Italia il film non sarebbe mai uscito per interessamento della chiesa cattolica ma sarà lo stesso regista a smentire , almeno in parte, queste voci presentando il suo film: “ Il mio film non è contro una religione o l’altra ma è contro ogni sorta di integralismo…le similitudini tra questi tempi lontani e oggi sono molte…”
Aggiungiamo poi che spesso, per lanciare un film di non facile fruizione, molti sono i mezzi escogitati perché del film si parli, nonostante tutto. Mezzi che , se messi in atto, hanno raggiunto lo scopo; del film si parla, la curiosità spinge al passaparola e il film resiste nelle sale dal 23 aprile e, per il botteghino italiano è già un grosso successo.
Agorà è la storia di Hypatia, la prima astronoma, una grande matematica, colei che ha inventato il planisfero e l’astrolabio, figlia del filosofo Teone vissuta ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo dopo Cristo, quando cristiani, pagani ed ebrei, che avevano convissuto fino a poco tempo prima in accordo in una città ricca di attività culturali e intellettuali, scoprono le loro diversità.
Un film storico su una donna intelligente, studiosa, curiosa, potrebbe pensare qualcuno ma il regista, raccontando la storia di questa donna, accusata, guarda caso, di stregoneria ha voluto anche evidenziare i danni che qualunque integralismo provoca.
Un film quello di Amenàbar contro tutti gli integralismi, quindi, siano essi cristiani, ebrei o pagani, Nel momento in cui non si dà spazio alle idee degli altri, in nome di una verità presunta superiore a tutte le altre, in nome di una verità considerata assoluta, nasce necessariamente l’integralismo e questo diventa tanto più violento e feroce quanto più si sente sfuggire il controllo e il dominio della situazione.
Agorà è un film che le donne, femministe o no, aspettavano. Hypatia è una donna che lotta contro chi vorrebbe relegare tutte le donne a ruoli di inferiorità. Hypatia è pagana in una città dove il dominio romano sta imponendo, la religione cristiana, Hypatia è una strega, Hypatia parla liberamente in pubblico, Hypatia, nella biblioteca di Alessandria, discute di matematica e filosofia, Hypatia insegna agli uomini…è in questo crescendo che Hypatia diventa simbolo della lotta al potere maschile, all’oscurantismo religioso e firma la sua condanna a morte.
…Io non permetterò ad alcuna donna di insegnare o dominare sull’uomo… si sente ripetere sempre più spesso ma Hypatia crede nella Ragione e nel dubbio e non abbandona le sue convinzioni fino alla morte: …tu non ti domandi perché credi, io devo farlo.
Il vescovo Cirillo attacca senza sosta l’eretica aizzando contro di lei l’odio dei “parabolani” (come non notare una certa somiglianza, anche verbale, con i talebani che oggi chiudono o assaltano le scuole frequentate dalle bambine?) che la sottoporranno ad una morte atroce, facendone così un delle prime martiri dell’ignoranza e del sopruso. E vedendo il film, girato quasi come si documentassero dal vivo gli avvenimenti del IV secolo, non ci domandiamo se quel Cirillo è o meno quello stesso dichiarato santo con il fratello Metodio, sappiamo solo che Hypatia viene uccisa al grido di Dio è con noi , quello stesso grido che è arrivato fino ai giorni nostri sulle fibbie dei nazisti, a dimostrazione dell’uso e abuso del nome Dio, del concetto Dio.
E’ sempre il vescovo Cirillo , santo o omonimo, che organizza il primo progrom sterminando gli ebrei e cacciando dalla città i pochi superstiti.
Oggi come allora un altro fondamentalismo costringe la donna sotto il burka, vieta la sua istruzione, vieta la sua libertà di pensiero, cerca di mettere il bavaglio agli intellettuali, costringe la scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, collaboratrice del regista van Gogh, a vivere da nomade perché minacciata di morte dall’Islam integralista. Come suggerisce Franco Cardini, grande storico esperto di Islam, sarebbe l’ora che tutte le religioni cominciassero a riconsiderare i loro errori in un momento che sembra vicino alla fine di un’epoca. Il film è ovviamente da vedere come è da leggere il libro di Ayaan Hirsi Ali. Nomade. Perché L’Islam non è una religione per donne.
Faranno parlare , faranno discutere, faranno pensare.
Maria Rita Monaco
CONTRO TUTTI GLI INTEGRALISMI
Ancora una volta (la terza in due settimane) parliamo di Agorà, la storia di Hypatia donna, studiosa, astronoma, matematica, filosofa, martire, vittima dell’ignoranza e del sopruso, simbolo della lotta all’oscurantismo religioso.
Di Maria Rita Monaco

caro Marzio, su Hypatia si è sempre argomentato e scritto (?) ma in tempi in cui basta pensare a fare un film per finire in galera è utile, salutare e necessario, che ci siano film contro ogni forma di integralismo
Mi sfugge quale novità rappresenti il film su Hypatia. Basterebbe essere curiosi e nemmeno studiosi per sapere che di Hypatia si è sempre argomentato e scritto, pure in letteratura a partire dalla tragedia messa in scena da Charles Kingsley nel 1873 fino al dramma omonimo di Mario Luzi.