C’è un’abitudine diffusa tra chi pensa che la conoscenza dell’altro nell’ambito delle relazioni interpersonali, e amorose in particolare, si moduli e si articoli in base all’acquisizione nozionistica di dettagli e particolari della storia personale di ciascuno… Fare domande.
Ho sempre schivato e tenuto a debita distanza chi si proponeva, nei primissimi approcci della conoscenza, investendomi di domande, stile Santa Inquisizione, sulla mia vita, il mio carattere, le mie inclinazioni, la mia storia familiare, i miei piatti preferiti, ecc.ecc.
Una mia amica fu lasciata dal suo ragazzo,conosciuto tre mesi prima, perché lui lamentava la scarsa confidenza che si era creata tra loro, dal momento che nemmeno sapeva quale fosse il suo colore preferito!
Come se, per conoscersi, occorresse acquisire i dettagli più minuziosi della vita l’uno dell’altro, tra cui la ‘rivelazione’ del colore preferito!
Come se, per conoscersi, non bastasse saper ascoltare senza far domande, saper osservare e percepire l’altro, nelle sue sfumature, nei suoi gesti, nei suoi modi di porsi e di presentarsi, nei suoi modi di esprimersi e di raccontarsi…
Conoscersi è inutile e illusorio, pretenzioso e fuorviante: non si può avere la pretesa di conoscere tutto dell’altro. I pensieri sono incontrollabili e, come insegnava Eraclito, non ci si bagna due volte nell’acqua dello stesso fiume…Ogni giorno ci trasformiamo, a volte sfuggiamo anche alla conoscenza di noi stessi: pretendere di conoscere l’altro è innaturale e infantile.
Per conoscersi veramente basta solo intuirsi. Percepirsi. Imparare a sentire l’altro sulla pelle e tra le pieghe dell’anima. Lasciando che sia il flusso delle sensazioni e delle emozioni a guidarci verso la sua conoscenza…
Rosita Bimbi

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