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Confidare ancora nell’Onu

Nel momento nel quale due paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, rivendicano il multipolarismo, significa che l’Onu non esiste più. Altrimenti Russia e Cina avrebbero portato le loro rivendicazioni su Ucraina e Taiwan all’attenzione dell’Onu e si atterrebbero alle decisioni dell’Assemblea, la quale nel caso dell’Ucraina si è pronunciata a favore di quest’ultima e del Taiwan nemmeno può occuparsi. La Cina ha già ottenuto che il Taiwan non sia riconosciuto. Il che non si è rivelato un vantaggio. Cosa pretende dall’Onu la Cina sul Taiwan, che non esiste Poi Cina e Russia possono lamentarsi che l’America del presidente Bush contro il parere dell’Onu si mise a capo di una coalizione multinazionale per invadere l’Iran. Solo che a guerra finita, Russia e Cina fecero rientrare dalla finestra l’Onu buttato fuori dalla porta, riconoscendo il nuovo regime. Fossero state coerenti con la loro impostazione non avrebbero dovuto riconoscerlo. In compenso l’America, a sua volta, rispettò la condanna dell’Onu delle elezioni venezuelane del 2018.

di Riccardo Bruno | 12 Gennaio 2026
US Army (USA) M1A1 Abrams MBT (Main Battle Tank), and personnel from A Company (CO), Task Force 1st Battalion, 35th Armor Regiment (1-35 Armor), 2nd Brigade Combat Team (BCT), 1st Armored Division (AD), pose for a photo under the “Hands of Victory” in Ceremony Square, Baghdad, Iraq during Operation IRAQI FREEDOM. The Hands of Victory monument built at the end of the Iran-Iraq war marks the entrance to a large parade ground in central Baghdad. The hand and arm are modeled after former dictator Saddam HusseinÕs own and surrounded with thousands of Iranian helmets taken from the battlefield. The swords made for the guns of dead Iraqi soldiers, melted and recast into the 24-ton blades.

Nel momento nel quale due paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, rivendicano il multipolarismo, significa che l’Onu non esiste più. Altrimenti Russia e Cina avrebbero portato le loro rivendicazioni su Ucraina e Taiwan all’attenzione dell’Onu e si atterrebbero alle decisioni dell’Assemblea, la quale nel caso dell’Ucraina si è pronunciata a favore di quest’ultima e del Taiwan nemmeno può occuparsi. La Cina ha già ottenuto che il Taiwan non sia riconosciuto. Il che non si è rivelato un vantaggio. Cosa pretende dall’Onu la Cina sul Taiwan, che non esiste?

Poi Cina e Russia possono lamentarsi che l’America del presidente Bush contro il parere dell’Onu si mise a capo di una coalizione multinazionale per invadere l’Iran. Solo che a guerra finita, Russia e Cina fecero rientrare dalla finestra l’Onu buttato fuori dalla porta, riconoscendo il nuovo regime. Fossero state coerenti con la loro impostazione non avrebbero dovuto riconoscerlo. In compenso l’America, a sua volta, rispettò la condanna dell’Onu delle elezioni venezuelane del 2018 che pure non contemplava l’abbattimento del governo costituito. La soluzione escogitata da Trump, il prelievo per processare il dittatore, non confligge necessariamente con l’Onu. Trump esegue un mandato della giustizia statunitense, quello che l’Europa non esegue nei confronti di Putin o di Netanyahu. Trump, confligge invece con il multipolarismo russo cinese che affossa l’Onu.

Poi uno potrebbe dire, indipendentemente da questi eventi recenti, che l’Onu mostra difetti profondi ed evidenti fin dal secolo scorso, quando si trovò alla guida un ex nazista come Kurt Waldheim. E oggi ci ha funzionari come la dottoressa Albanese. Si potrebbe aggiungere che le nazioni unite hanno dato una pessima prova di se in Bosnia Erzegovina ed ancora peggio in Ruanda. Che la presenza dell’Onu in Libano è discutibile, che in Congo è utile appena ai rifugiati, che in Sudan non esiste. Cioè si può fare un ritratto dell’Onu dove si denunciano tutti i lati deboli, senza necessariamente volerlo abbattere. Si può sempre tutti progredire, persino l’Onu.

Per cui è meglio che ci si capisca bene. Se come ha detto l’onorevole Elly Schlein in una dichiarazione alla Sette, di non essere mai per azioni militari unilaterali, “perché abbiamo le Nazioni unite”, allora ci si rassegni ad una repressione feroce delle proteste in Iran, a meno che il regime imploda. Purtroppo una cosa non esclude l’altra. Il regime potrebbe implodere proprio dopo un giro di vite repressivo senza precedenti, tale che appunto l’America, che diciamo ha un polso della situazione più vivo di quello europeo, pensa all’intervento. Il regime dei mullah sarebbe comunque spacciato, per cui bisogna pensare a salvare le vite umane che lo contestano. Poi la stessa Schlein ammette che l’Unione europea non ha saputo mettere in campo finora, quell’intervento diplomatico che servirebbe. Allora se vuole davvero evitare il bagno di sangue della popolazione iraniana dovrebbe confidare nell’intervento americano, che, badate bene, non è affatto facile da realizzare. Trump le spara grosse per spaventare gli ayatollah, non proprio dei cuor di leone. L’unica cosa facile sarebbe invece voltarsi dall’altra parte rivolgendosi all’Onu, o aspettare l’inconsistente diplomazia europea che arriva a cose fatte.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Apertura

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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