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Con Tosca e Madama Butterfly inizia la stagione lirica di Torre del Lago

di Stefano Mecenate | 23 Luglio 2012

Un doppio successo di pubblico inaugura il 58°Festival Puccini, premiando lo sforzo e la dedizione di quanti, in un momento particolarmente difficile per la Fondazione, hanno saputo fare quadrato per garantire anche questa edizione di una dei più prestigiosi eventi musicali estivi.

Se è mancato il “tutto esaurito” (poco tempo per pubblicizzare il programma, realizzato in modo definitivo quasi alla soglia dell’inaugurazione; crisi generale che ha reso difficile, anche agli appassionati della lirica, una disponibilità di mezzi) non è mancato l’entusiasmo e il riconoscimento del pubblico che ha “incoronato” i primi protagonisti di questa kermesse.

Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio le due prime serate.

Con una Tosca più che tradizionale nell’allestimento, si apre la stagione del Festival: le scene sono quelle di Antonio Mastromattei che avevamo avuto modo di apprezzare nella passata stagione per la pertinenza e la sobrietà unita ad una eleganza che ben incornicia il contesto di questo dramma tratto dall’omonimo di Victorien Sardou. Altrettanto eleganti e parimenti sobri i costumi affidati alla Fondazione Cerratelli che, oltre a proseguire l’attività sartoriale costituisce una prestigiosissima realtà culturale avendo acquisito il patrimonio inestimabile e l’eredità della famosa Casa d’arte fiorentina nata all’inizio del secolo per volontà di un artista lirico, il baritono Arturo Cerratelli, uno dei primi interpreti della “Boheme” di Giacomo Puccini. I circa 25mila costumi e 20mila fra locandine di film, foto di scena, manifesti e bozzetti, sono un affascinante viaggio nella storia del teatro oltre che una dimostrazione dell’altissimo profilo del Made in Italy che ha riscosso il successo in ogni parte del mondo.

Qualcosa in più ci aspettavamo da Riccardo Canessa, una indiscussa firma della regia d’opera, per altro non nuovo a questo titolo: in un dramma come Tosca dove i dettagli si fanno necessariamente sostanza, abbiamo riscontrato una certa approssimazione da parte del cast, oltre ad alcune accentuazioni “di maniera”, come quella del sacrestano, decisamente inopportune nella loro enfasi grottesca.

La bacchetta di Alberto Veronesi, direttore artistico e musicale del Festival, alla ricerca, forse, di suggestioni raffinate o di una lettura meno convenzionale, ha talvolta rallentato troppo orchestra e cantanti a scapito di un ritmo che segna emozionalmente ogni attimo dell’opera secondo un disegno del Compositore che, ben conoscendo il suo pubblico, lo vuole costantemente in tensione e prigioniero della sua musica.

Potente e appassionato, anche se forse non al top, il coreano Rudy Park ha interpretato con determinazione il personaggio di Mario Cavaradossi, pittore ma principalmente patriota e per questo fatto oggetto di pressioni e vessazioni da parte della polizia dello Stato della Chiesa. Interessante la voce della ucraina Oksana Dyka,  al suo debutto  sul palcoscenico in riva al lago: certamente le precedenti esperienze (Interpreta Tosca al Teatro dell’Opera di Roma con la regia di Franco Zeffirelli,

a Pompei con il San Carlo di Napoli, alla Scala di Milano, al Semperoper di Dresda e al Palau de les Arts di Valencia diretta dal Zubin Mehta) ne hanno forgiato il carattere e affinato le capacità interpretative.

Possente e smaliziato, Alberto Mastromarino, veterano di quest’opera, ci regala uno Scarpia vocalmente positivo anche se non emozionante.

 

Solo 24 ore dopo, alla barba delle previsioni metereologiche che avevano preannunciato cattivo tempo in Toscana, il palcoscenico del Gran Teatro Giacomo Puccini di Torre del Lago, si veste dei delicati panni dello stupendo allestimento della Madama Butterfly pensato nel 2002 dall’artista giapponese Kan Yashuda all’interno del progetto “Scolpire l’Opera” voluto dalla Fondazione Festival Pucicniano per legare le opere del Maestro Lucchese a grandi artisti  internazionali.

Minimalista eppure suggestivo e affascinante, questo allestimento regge meravigliosamente gli anni e le mode restando un esempio raro di come si possa mettere in scena un opera in modo non tradizionale senza snaturarne il senso e le atmosfere.

Raffinati e leggerissimi i costumi, anch’essi non tradizionali, che Regina Schrecker ci propone. Ottima la regia di Vivien Alexandra Hewitte che sa cogliere di questo struggente dramma tutte le sfumature più nascoste che hanno fatto di quest’opera quella più amata da Puccini. Un’opera delicata che facilmente si sciupa nella messa in scena, proprio come le ali di quella “farfalla” che il cinico e arrogante Pinkerton “uccide” nell’anima con un crudele e gratuito doppio tradimento e che invece in questo allestimento ha trovato il giusto equilibrio per risultare un piccolo gioiello da annoverare tra le pagine più belle del Festival.

Un plauso generale all’intero cast, coro e comprimari compresi, mentre, scendendo nel dettaglio, un “ottimo” va sicuramente tributato al giovane direttore d’orchestra, il viareggino Valerio Galli, che ha guidato l’Orchestra del festival con grandissima sapienza traendone suoni che hanno incantato il pubblico.

«Butterfly è una fanciulla risoluta, accanita e sognatrice, ma assolutamente vera e tangibile» ci dice Donata D’Annunzio Lombardi e così la interpreta, determinata e innamorata, capace di difendere quell’amore con la stessa forza dalle ire dello zio Bonzo come dalle seduzioni di Yamadori o dalle dolorose parole del Console Sharpless, fino a quando, caduta ogni speranza di vederlo continuare dopo l’esile periodo di permanenza di Sharpless in Giappone, lo difende con il gesto estremo della morte: “Con onor muore chi non può serbar vita con onore” è scritto nel pugnale, eredità paterna, con il quale la giovane ritroverà se stessa e la propria dignità.

Una voce, quella di Donata D’Annunzio Lombardi, che ha già conquistato il pubblico del Pucciniano sia in questo ruolo che in quello della altrettanto dolcissima Liù della Turandot, e che anche in questa prima ha raccolto applausi caldi e numerosi.

Buona anche l’interpretazione di Kartal Karagedik la cui voce calda e sicura ha dato al console Sharpless quello spessore e quel valore che talvolta sfugge in letture diverse del personaggio nell’equilibrio della vicenda e nel rapporto con Butterfly.

Applausi anche per Aquiles Machato chiamato a interpretare quell’ “antipatico” di Pinkerton che si permette di deridere persone e cultura di un popolo antico e sapiente solo in virtù di essere cittadino di quell’America allora alla conquista del mondo.

Molto bella anche voce e interpretazione di Annunziata Vestri, una Suzuki di grande spessore e di altrettanto grande profondità, capace di “sentire” il suo personaggio e di trasfonderlo in una interpretazione di grande valore.

Positiva anche l’interpretazione che Nicola Pamio ha fatto di Goro, sensale di matrimoni, dimostrando la sua versatilità vocale come avevamo già sottolineato in occasione della sua performance torrelaghese nel ruolo di Pong, uno dei mandarini,  in Turandot.

Pubblicato in : 58° Festival Pucciniano

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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