La sfida del XXI secolo è riconoscere l’acqua non merce ma bene comune dell’umanità, garantendo l’accesso come diritto individuale e collettivo inalienabile. In questo alveo la Toscana, che ha visto svolgersi eventi quali il Social Forum Europeo e il primo Forum Mondiale Alternativo sull’acqua, deve collegarsi con decisioni politiche concrete al movimento internazionale che chiede sulla risorsa idrica il diritto d’accesso a tutti, la tutela della medesima, la democrazia compiuta attraverso la partecipazione reale dei cittadini alle scelte.
Questo il filo conduttore dell’intervento di Monica Sgherri, capogruppo di Rifondazione Comunista Sinistra Europea in Consiglio Regionale agli Stati Generali dei servizi pubblici locali, dedicati al tema dell’acqua e organizzati dall’assise regionale toscana.
E’ in atto un ripensamento – ha affermato Sgherri – a livello nazionale sulle scelte legislative e gestionali portate avanti in questi anni. Assistiamo infatti, a dodici anni dalla nascita della legge Galli, a marce indietro sulla privatizzazione delle aziende gestrici, come ad esempio a Napoli dove si sceglie di affidare il servizio idrico ad una società totalmente pubblica, mentre su 47 ambiti territoriali (ATO) ben 15 sono ormai su questa linea, come si evince dalla relazione sui servizi idrici presentata al Parlamento nel 2005.
Il “vento” che spira a livello internazionale è stato sentito fortemente anche nella nostra regione, dove associazioni movimenti, partiti fra cui in prima fila Rifondazione Comunista, hanno raccolto 42 mila firme per la presentazione di una legge regionale di ripubblicizzazione dell’acqua, recependo istanze quali l’accesso e la tutela reale della risorsa, una vera democrazia che incida sulle scelte attraverso la partecipazione diretta dei cittadini e un ruolo attivo e reale delle assemblee elettive.
Tutto ciò è dovuto anche alla consapevolezza di una mercificazione in atto anche da noi, attraverso una privatizzazione di fatto “dell’oro blu”; privatizzazione, che si sostanzia nella scelta di gestione attraverso società pubblico private, realtà che vedono il realizzarsi di grandi utili, distribuiti ai soci invece di reinvestirli nel miglioramento delle infrastrutture e nell’abbassamento delle tariffe – notevolmente aumentate in questi anni anche a causa della Galli la quale che impone tutti i costi sostenuti, compresa la remunerazione del capitale, siano sostenuti non dalla fiscalità generale ma interamente dalla tariffa pagata dai cittadini – , e dove i soci privati portano avanti di fatto le scelte, con la conseguenza di non tutelare l’interesse generale ma il proprio tornaconto economico, con la conseguenza di costi più alti per la gente, servizio peggiorato e un diritto d’accesso di fatto non per tutti anche nella nostra regione.
Avendo, ormai a livello di opinione sempre più generalizzata, coscienza di tutto ciò la legge di ripubblicizzazione vuole proprio ribadire ribaltare questa situazione considerando l’acqua bene comune inalienabile e non merce, garantendo l’accesso a tutti, il risparmio e la partecipazione dei cittadini.
Si deve partire da questa legge – ha concluso Sgherri – e confrontarsi sulle future iniziative legislative sulla partecipazione e sui servizi pubblici locali, per fare in modo che quello che è un sentire comune in merito all’acqua come bene comune prezioso e inalienabile sia ispiratore dell’azione politica anche in Toscana.
L’addetto stampa del Gruppo
Leonardo Becheri

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