Dunque è ufficiale: la “diversità”, se non addirittura “la superiorità morale” dei DS non esistono, così come ieri non esistevano quelle dei loro diretti antenati del PCI.
Per i DS parlano da sole le intercettazioni telefoniche: si dice che non abbiano rilevanza penale. Ci crediamo pur essendo certi che se avessero riguardato esponenti di altri partiti la irrilevanza penale non sarebbe stata così pacifica per la stampa e per gli stessi magistrati.
Per gli antenati dei DS, il PDS ed il PCI, le intercettazioni telefoniche di oggi fanno capire quanto strabica sia stata la magistratura italiana, sopratutto i pubblici ministeri, all’epoca di “mani pulite”.
Le chiacchierate di D’Alema, Fassino, Latorre, Consorte & C. dimostrano non solo i risaputi stretti rapporti tra comunisti, post comunisti e cooperative, ma anche la loro consuetudine con il mondo degli affari: in questo caso le scalate bancarie.
Quindici anni fa, Di Pietro e molti altri magistrati credettero alla Befana: Primo Greganti viene fermato sull’autostrada in quel di Toscana con un miliardo in contanti? Si tratta di una colletta ad una festa dell’Unità, e tanti saluti. Un signore porta un miliardo a Botteghe Oscure e si infila in un ascensore? Peccato, ci dispiace tanto, ma non si riesce a capire a chi sia stato consegnato quel miliardo. C’è la prova che il sig. G. ha incassato esattamente la stessa cifra versata ai segretari amministrativi della DC e del PSI dalla medesima persona? Greganti afferma che lui quei soldi se li è presi a titolo personale ed un procuratore aggiunto ora senatore eletto nei DS si adopra per fornire le prove di quanto affermato da Greganti, alla PM che cercava di incastrarlo.
Si potrebbe continuare ancora sulla grande ingenuità di molte procure(poi generosamente ricambiate con seggi in Parlamento) quando si imbattevano, per lo più senza cercarli, in episodi ordinari di finanziamento da parte del PCI; o quando non trovarono niente di strano nel fatto che i consorzi delle imprese appaltatrici avevano uno schema fisso, nel senso che vedevano sempre la presenza di almeno una cooperativa rossa. Che evidentemente stava li per diritto divino, perché le imprese private passavano contributi ai partiti, le cooperative, no.
Ecco: i comunisti l’hanno fatta franca e buon per loro. Poi hanno cambiato nome e, addirittura hanno lucrato sulla loro impunità giungendo al governo: finalmente!
Ma non si sono accontentati: hanno preteso anche di alzare perennemente il ditino per fare agli altri, a tutti gli altri, la morale. Con una ipocrisia che lasciava sbalorditi, perché tutti sapevano dello strabismo di certe procure.
Ora è marasma. Le denunce di Consorte contro i vertici attuali di Unipol potrebbero preludere ad una resa di conti generale. Un consiglio, compagni: siccome la Befana, ormai è sicuro, non esiste, pentitevi. Della vostra ipocrisia. Ci basta questo!
Compagni pentitevi!
Le chiacchierate di D’Alema, Fassino, Latorre, Consorte & C. dimostrano non solo i risaputi stretti rapporti tra comunisti, post comunisti e cooperative, ma anche la loro consuetudine con il mondo degli affari. Quindici anni fa, Di Pietro e molti altri magistrati credettero alla Befana.

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