Non se ne abbiano a male gli amici del PD. Da esperti quali siamo in sconfitte e scissioni, riteniamo di avere titolo per qualche consiglio atto a superare le difficoltà che attraversa il loro partito dopo la lunga serie di sconfitte che hanno determinato le dimissioni del primo e, fino ad ora, unico loro segretario.
1) – L’Italia si trova in Europa, non in America. Perciò le suggestioni dei molti miti del nuovo mondo, delle quali ha fatto uso abbondante e abborracciato Walter Veltroni, nel lodevole tentativo di ricoprire con una patina di modernità il vecchio stantio di cui era espressione, non funzionano. Oltre che essere in Europa, infatti, l’Italia è un Paese complesso: Milano è diversa da Roma ed entrambe assomigliano poco a Napoli o Palermo, per non parlare dei centri rurali e montani. Quanto meno sarebbe necessario l’uso di codici decifrabili ovunque per introdurre i miti del nuovo mondo.
2) In Europa, in tutti i Paesi all’infuori che in Italia, i partiti conservatori hanno vari nomi. Ma quelli progressisti o riformisti si ispirano al socialismo democratico o alla socialdemocrazia. Che è un ceppo di idee e di comportamenti che ammette contraddizioni in misura minore rispetto al partito democratico americano. Che è capace di esprimere un Kennedy o un Obama. Ma che aveva tra i suoi esponenti di spicco, tanto per fare un esempio, anche un certo Barry Goldwater, con l’uzzolo di sganciare bombe atomiche in Vietnam per risolvere un problema diventato fastidioso. In Europa i partiti progressisti non tollerano queste contraddizioni; in ogni caso non le tollerano gli elettori che entrano in confusione. Ogni riferimento all’alleanza del PD con Di Pietro è voluto.
3) Il PD è stato concepito e realizzato come il rifugio estremo della nomenclatura di una cultura sconfitta, quella cattocomunista. Non sappiamo come sarebbe andata se gli ex PCI avessero avuto il coraggio di trarre tutte le conseguenze di una conversione in senso socialdemocratico. Quanto meno ora non sarebbero nella necessità di dover ripartire daccapo.
4) Il ricambio avviene in America come in Europa ciclicamente, in Italia no. Ma, dove si cambia, sono gli uomini diversi, non i partiti che hanno tutti tradizioni secolari. Dunque, basta con le sigle che si succedono e gli uomini (e le donne) che restano i soliti. Un bel punto di ripartenza sarebbe riaffermare il ruolo dei partiti, la loro vita democratica, e la funzione di selezionare classe dirigente. Il tutto senza ingerenze dirette nella cosa pubblica, da lasciare totalmente nelle mani degli eletti dal popolo. Le primarie possono andare bene; ma non devono essere lo strumento per eludere questo problema.
5) Ed ora, per favore, risparmiateci il consueto psicodramma, le lacrime e la rabbia dei bravi compagni, come i volti dei dirigenti affranti dalla gravità del momento. I partiti non sono solo strumenti per la conquista del potere. Prima ancora sono (dovrebbero essere) fabbrica di idee. E ciò non richiede necessariamente di essere primi o secondi.
N. C.

Nessun commento all’articolo ,che mi ricorda una scoperta dell’acqua calda (chiedo scusa ..).Ma apprezzamento per la decisione coraggiosa (in questo mondo di reduci ) di distinguere tra situazione politica attuale e storicità dei vecchi partiti . Certo è questo l’ammonimento della nostra Costituzione ,tanto acclamata e spesso ridicolizzata da assurdi cartelloni da piazza : essere i partiti strumento ( non evangelo o guida non discutibile) per la partecipazione alla conduzione politica del Paese . Secondo me sono in tanti che dovrebbero rileggersela ,cercando di capire…Ed allora ,amici o compagni o camerati o fratelli, da dove si ricomincia ? Possiamo discuterne insieme ( in qualche luogo od occasione ,non certo in piazza ,o con adunate più o meno “oceaniche”), o qualcuno pretende ancora che si sia prima “battezzati”? Dobbiamo ancora aspettare di ricevere “il verbo”di nostri pari ,solo ammantati di privilegi esistenziali ed accreditati di “professionalità” storica ? O possiamo osare esprimere opinioni personali ,senza paura di “scomuniche” politiche da capobastone o gran maestri ? Meditate ,gente ,meditate….
Non è un problema di umiltà è un problema di incompatibilità.
Al tempo della fusione scrissi, e non fui il solo e nemmeno l’ultimo, che la nascita del PD e la fusione, tra l’altro a freddo, fra DS e Margherita era contro natura e quello che sta succedendo nel Pd è la logica conseguenza.
Una cosa è convergere su alcuni prgrammi e qualche scelta occasionale rimanendo distinti, altra cosa convivere dovendo condividere tutte le scelte (ed è per questo che il PD quasi mai ha preso decisioni su temi fondamentali) che un partito deve necessariamente fare se vuole essere credibile per guidare la cosa pubblica.
Governare un comune o una regione non è come governre il Paese dove ci si deve confrontare con la Nazione e con il mondo.
Se non ci sarà un chiarimento di fondo per scelte chiare, magari prese a maggioranza, una compagine politica non va da nessuna parte e salvo miracoli, ma questo non sembra epoca di miracoli, non si può conciliare l’incociliabile.
A presto!
Le identità cattolica e ex comunista del PD restano inconciliabili, ed ecco dopo trent’anni il risultato del progetto di Berlinguer. Non solo, un esempio di totale incomprensione è sotto gli occhi. Veltroni s’è dimesso accusando Berlusconi d’aver costruito l’Italia dei disvalori. e proprio oggi fra gli ultimi atti dell’ex segretario sta l’incarico nel CdA Rai all’amico Van Straten, uno che facendo acqua come intellettuale e romanziere briga per diventare intellettuale organico, il tutto nel 2009, quando gli intellettuali organici non esistono più nemmeno in Corea del Nord. Veltroni parla di disvalori senza nemmeno intuire dove siano i valori, ha attaccato la sinistra dei salotti ma Van Straten da dove viene? M.S.
Mi sta bene tutto quello che scrive qui Nicola Cariglia, ma allo stesso pongo una domanda:
ma il PD è un partito?
LE DIMISSIONI DÌ VELTRONI
Non stupisce l’ulteriore umiliazione storica sofferta dagli ex comunisti con la sconfitta elettorale in Sardegna. Stupisce invece la loro cinica baldanza di essere rimasti gli unici rappresentanti della sinistra italiana dopo la scomparsa dei socialisti dalla scena politica.
Il risultato elettorale della Sardegna è l’ultima fermata prima di giungere al capolinea. Non serve sostituire il macchinista quando già si vede il segnale di fine corsa.
La sinistra in Italia si può riprendere solo se i superstiti ex comunisti prendono ad oras l’iniziativa della revisione storica degli ultimi venti anni, celebrando un congresso di riappacificazione generale di tutte le espressioni di sinistra per dar vita ad un grande partito socialdemocratico in piena sintonia con l’Internazionale Socialista. Per essere credibile l’iniziativa deve essere presa, per essere efficace, soprattutto da chi ha determinato siffatta situazione.
Domenico Civitano
Di questo intervento condivido tutto. Mi domando però come risolvere il problema dei problemi: in Italia sta il vuoto politico e intellettuale di due ambiti generazionali, in pratica i nati tra il 1925 e il 1975. Con le dovute eccezioni, che però non fanno un corpo elettorale, milioni e milioni di persone per decenni furono convinte che a sinistra si distribuisse intelligenza a chili e gratuita per chiunque. Oggi quei milioni sono vecchi o avanti nell’età, altrimenti quarantenni ansiosi che imitano vecchie passsioni. In realtà sono disillusi di tutto e disponibili a un qualunquismo sociale evoluto ma sempre qualunquismo. Prima che la loro forza elettorale scompaia dovremo aspettare più di vent’anni, quindi aspetteremo al cimitero. Berlusconi si è scaltramente infilato in questo vuoto. Ma dopo di lui? E quando scopriremo che in Italia non c’è né sinistra né destra, ma solo il guazzabuglio antipartitico del politicante fai da te? E quando poi scopriremo che l’unico vero estremismo, quello cattolico, è sempre stato serenamente al centro? M.S.