Un organo così importante non può essere trattato con modi autoritari da alte cariche istituzionali dello Stato. A questo punto, più che Villari, dovrebbero dimettersi il Presidente della Camera e quello del Senato, in quanto garanti istituzionali e della democrazia hanno apertamente detto al Sen. Villari di lasciare una carica democraticamente ottenuta.
Maggioranza o opposizione, non sembra esserci distinzione. E’ questa una situazione sfuggita di mano e conseguentemente uscita all’esterno. Bisogna ringraziare il Sen. Villari che non ha accettato alcun tipo di pressione andando diritto per la propria strada supportato da una normale elezione.
E’ un “cesarismo” generale che sta prendendo sempre più campo e si manifesta, anche senza troppo pudore, in tutte le azioni della politica. Ci sarà nella questione della vigilanza RAI un ricorso al TAR o alla Corte Costituzionale o forse a tutti e due gli organi. E’ facile immaginare quale potrà essere il responso, che certamente sarà favorevole al Sen. Villari, venendo a crearsi così un vuoto che dovrebbe portare a nuove elezioni politiche, l’unico modo per dare legittimità e democrazia a chi non si sta comportando in modo democratico. Porsi fuori dalla legge da parte dei massimi organi istituzionali è una cosa gravissima, senza precedenti e non sanabile con qualsiasi accorgimento. E’ un potere che va per la sua strada con un delirio di onnipotenza. L’Organo in questione (VIGILANZA RAI) ha un’importanza vitale per la democrazia, in quanto deve assicurare il pluralismo nell’informazione e vigilare che questa sia corretta. Fra l’altro la RAI è un’azienda sorretta soprattutto dal canone versato da tutti i cittadini. E’ inutile parlare di quei partiti che si rifanno l’immagine cambiando addirittura il nome, che si ispirano a principi liberali di democrazia e libertà.
Noi, come cittadini, stiamo assistendo impotenti ad un susseguirsi di eventi che ancora non comprendiamo e che non ci ispirano fiducia.
Figuriamoci quando la gestione che esce all’esterno è questa, chissà quali altre questioni ci sono all’interno. In televisione vanno sempre le stesse persone e gli argomenti vengono affrontati con una monotonia insopportabile.
Ma chi l’ha detto che ad alcune trasmissioni, in particolar modo politiche, non ci possa essere l’apporto di semplici cittadini?
In fondo il canone RAI è pubblico se le trasmissioni devono essere appannaggio di poche persone, se lo paghino loro il canone.
E’ fuori dubbio che le tossine che hanno colpito la finanza, hanno colpito anche la politica ed è sicuro che il sistema così improntato dovrà per forza implodere.
Francesco Mazzeo
segretario de “I Socialisti per le libertà”

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