Non c’è da meravigliarsi troppo (per chi conosce tecniche, fatti e misfatti della televisione) cheElio Mastella abbia avuto alla grande la meglio, letteralmente stracciandolo, sulla Iena Alessandro Sortino.
E’ vero: tutto lasciava pensare il contrario. Sortino, pur giovane, non è di primo pelo. E tutti sono abituati a vederlo vendicare torti e denunciare soprusi e malefatte. Mastellino, al contrario è il rampollo di una famiglia presa di mira dai media e nell’occhio del ciclone politico e giudiziario. Contro di lui tutto pareva congiurare: genitori e parenti ingombranti, assimilazione con il malaffare senza possibilità di difesa. Come accade troppo spesso in Italia dove le condanne di regola precedono i processi e spesso ne prescindono: come, all’opposto, anche le assoluzioni.
Eppure tutti hanno potuto vedere come si sia materializzato l’impossibile: Elio Mastella ha retto bene l’urto della Iena che aveva raggiunto a Ceppaloni casa Mastella per consegnare arance alla signora Sandra, madre di Elio e moglie dell’ex ministro, Clemente. Lo ha rintuzzato e poi zittito, annichilito. Ha trovato buoni argomenti: la sua laurea in ingegneria presa a 24 anni con 110 e lode; gli studi nella scuola pubblica come un ragazzo qualsiasi; quel suo contratto da metalmeccanico, VII livello a 1.800 euro al mese; infine, colpo da stendere un elefante, la rivelazione che pure Sortino ha un padre importante, per giunta con un incarico di rilievo in un ufficio che molto ha a che fare con il lavoro in televisione.
Ebbene, l’episodio è importante se si pone mente a quella che, secondo noi, è la vera ragione dell’esito del match. Che non risiede negli argomenti e nell’abilità dialettica del figlio dell’ex ministro. Sta in qualcosa di più decisivo. Nello scontro tra i due, quello che abbiamo potuto vedere, una volta tanto l’uomo della TV e la vittima designata hanno gareggiato alla pari.
Infatti, il filmato che abbiamo visto era di Sky, cioè di una TV diversa da quella per la quale lavora la Iena Sortino, cioè Mediaset.
Sortino era accompagnato dalla sua troupe. Ma poi i telespettatori si sono trovati di fronte ad un servizio girato e montato da altri. Normalmente la forza invincibile di tanti giornalisti d’assalto risiede nel fatto di “girare” “montare” e trasmettere ciò che ad essi pare e piace. Insomma, di essere contemporaneamente giocatori e arbitri della partita. Per questo a noi non piacciono i giornalisti che nascondono la loro faziosità sotto le mentite spoglie dell’impegno civile, sottraendosi all’obbligo della correttezza e della completezza.
Si può poi scoprire che, fatti scendere dal piedistallo, non sono migliori degli altri.
n. c.

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