Alcuni politici stentano a comprendere , così come tanti cittadini, che le risorse non vanno date a pioggia ma in modo mirato con progetti valutabili prima, work in progress , e dopo. Tali da produrre risultati verificabili di volta in volta. Pena perderle rischiando di rimanere col cerino in mano. Non tutti sembrano avere contezza che questi investimenti, che tali devono essere, avranno vita e scadenza lunga.
Dunque per avere il tesoretto non è sufficiente che Draghi proponga un programma per quanto eccellente. Bisogna attuarlo, rispettando i tempi e le fasi previste. Un programma dunque che si attuerà anche e prevalentemente dopo la scadenza del suo governo. Proprio da parte di quei politici che non hanno dimostrato capacità di valutazione di impatto e rispetto degli impegni. Sotto gli occhi di tutti. E questo è il vero problema.
Qualcuno non si rende conto che lo scenario è cambiato e siamo in un’altra dimensione. E l’uomo del fare è Draghi. Non è più l’epoca dei confronti dei tavoli e delle sintesi. Ma non riesce a staccare. E procede come i muli.
Ascolterà tutti, consulterà , con educazione e pazienza, ma andrà avanti per la sua strada già tracciata. Fortunatamente così pare.
Einaudi e De Gasperi spesero i soldi a fondo perduto del piano Marshall e ricostruirono e svilupparono l’Italia. Ora Mattarella e Draghi hanno il loro piano recovery da attuare. Ma i soldi, anziché a fondo perduto, sono a cambiali. Ma questo passa il convento e francamente non è proprio un’elemosina. Un esempio semplice semplice, magari poco attinente ma realistico. Se un padre di famiglia investe più di quanto guadagna in un anno per acquistare un appartamento risparmiando l’affitto, pian piano e neltempo, riesce a rimettersi in pari e forse a farsi avanzare anche qualcosina. Se invece acquista profumi e balocchi, è un alta storia, Piccola economia casalinga e familiare.
Probabilmente il professor Draghi ha accettato solo con la rassicurazione di poter fare quello che vuole secondo un piano prestabilito in accordo con il PDR. E forse altri.
Ovviamente consulta, fa il proprio dovere, esercita il ruolo, ma, sicuro di incassare la fiducia, lascia parlare e poi agisce. E va per la sua strada. Non è la sconfitta della politica, ma della politica scadente. Ora è arrivato quello bravo che sicuramente si circonderà di competenti e bravi come lui. Cosa che non sempre i premier fanno per paura di essere surclassati. La molla che ha innescato è la speranza. Non è poco per come siamo messi. Tanti sull’orlo della depressione. Economica e psicologica.
Del resto Conte che faceva?La differenza sta nel fatto che il presidente incaricato ha un piano e un progetto probabilmente studiato da mesi. E, per saperne di più, politici e giornalisti perdono il sonno a fare ipotesi su ipotesi.
Pd e M5s stanno in campana, aspettando gli sviluppi. Forse che si forse che no. I secondi indecisi se decidere, a un passo dalla scissione. Con il Dibba che vota no, appare e riappare come ercolino sempre in piedi e non si sa perché. Mentre Tajani e Salvini non hanno posto pregiudiziali, ma si sono affidati all’opera del Presidente incaricato perché sanno perfettamente dove metterà le mani. Così come percepiscono e recepiscono le persone, comuni cittadini, dotati di semplice saggezza e perspicacia.
Ristrutturazione della pubblica amministrazione, della spesa pubblica, della giustizia, della scuola e dell’istruzione, così da inserire stabilmente l’Italia in Europa. Economia, Sociale, pandemia e Vaccini, Fisco. Con priorità alla ripresa del lavoro e dell’impresa.
C’è da considerare inoltre che gli europarlamentari della Lega hanno considerato e deciso di cambiare posizione. Dopo essersi astenuti in commissione voteranno a favore di prestiti e sussidi rompendo il fronte sovranista a Bruxelles.
Dunque bando alle ideologie. Per ora ognuno deve rinunciare a qualcosa.
Si mormora, nelle segrete stanze, che Bertolaso e Giorgetti potrebbero essere le ali moderate dell’esecutivo. Per alcuni politico per altri istituzionale, per altri ancora ibrido. E Cottarelli, chissà. In ipotesi, certo, ma finalmente si parla di uomini, non di ominicchi e quaquaraqua.
Lo spirito con il quale le forze politiche si presentano alle consultazioni non dovrebbe essere caratterizzato dalla volontà di giudicare le scelte del premier sull’organico ministeriale. Comprendere che questo è un governo di emergenza e di scopo per la salvezza nazionale finalizzato non alla polemica ma al pragmatismo, è essenziale. Occorre affrontare dunque in fretta e bene problemi atavici e prioritari di fondo per tornare alle alleanze al momento del voto.
Si auspica inoltre una logistica militare per la gestione della pandemia. Fuori Arcuri dentro Bertolaso?
Carla Ceretelli

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