Non abbiamo mai nutrito soverchie – neanche infinitesimali, a dire il vero – simpatie per Rosy Bindi, ritenendola un’esponente di quel cattolicesimo di sinistra grondante fuffa equa e solidale che nel nostro paese ha causato più danni della grandine avallando il malcostume intellettuale di non chiamare mai le cose con il proprio vero nome e dunque ritardando, ed il più delle volte impedendo, la soluzione di problemi pressanti quali l’integrazione e la gestione del flusso dei migranti.
Non ci coglierebbe mai il desiderio di prendere un caffè con lei, di farci quattro chiacchiere e men che meno di votarla per qualche incarico istituzionale perché le sue idee sono quanto di più lontano si possa trovare rispetto ad una cultura laica e liberale nella quale invece ci riconosciamo, ma riteniamo senza alcun dubbio che la signora Rosy Bindi – volutamente non scriviamo onorevole, per evitare ogni sospetto di servilismo politico – la persona Rosy Bindi e la donna Rosy Bindi abbiano il diritto ad essere rispettate in tutti i momenti ed in ogni aspetto della loro vita. E’possibile, e spesso persino auspicabile, avere idee diverse e magari confrontarsi anche con toni accesi, ma è inaccettabile che accada ciò che è accaduto a Porta a Porta l’altra sera, dove la Bindi ha incassato un insulto pesante e del tutto gratuito dal Presidente del Consiglio infuriato per i Lodi suoi. Lo stesso Presidente che, per difendersi dalla campagna diffamatoria scatenata da Repubblica contro di lui e tutta centrata sulle sue frequentazioni femminili, si è sgolato per mesi a ripetere quanto lui rispetti le donne, quanto le apprezzi e le stimi, quanto faccia di tutto per valorizzarle…una domanda si impone: e la Bindi che cos’è?! Un esemplare di altra specie ancora non pervenuta alla scienza?!
La gravità dell’episodio, e dell’umiliazione che è apparsa evidente sul volto di Rosy Bindi, ci porta ancora una volta a riflettere sul concetto di donna attualmente vigente nel nostro paese, ed a chiederci se anni di velinismo rampante, di immagine spinta all’eccesso, di chirurgie plastiche al limite del disumano e di fasulli miti di giovinezza, bellezza e strafigaggine abbiano fino a tal punto intossicato le menti da far ritenere che una donna non abbia altra possibilità che quella di far uso del proprio corpo per essere socialmente accettata. Le donne italiane, quelle che lavorano duramente, lottano per far quadrare i bilanci familiari, allevano figli – spesso da sole – e magari fanno un lavoro sottopagato perché hanno il solo torto di non essere uomini e di essere invece portatrici pericolose di maternità nei luoghi di lavoro, hanno perso la voce, semmai l’hanno avuta. Le poche femministe rimaste son tutte prese a difendere il diritto al burqa delle donne musulmane, la comprensione delle altrui misteriose proibizioni, e non muovono foglia per tentare quantomeno di frenare questa ondata di velinismo dilagante che ci fa tornare molto più indietro degli anni ’50. Allora una donna se non si sposava non aveva praticamente altre alternative di vita, oggi se non si rifà le tette e non si lancia nel grande gioco del “te la do se sei potente” non vale nulla. E come la mettiamo?!
In un paese dove non si vende un prodotto, dalle automobili agli omogeneizzati, senza mettere in mostra una donna seminuda, dove non c’è settimanale che non sbatta due tette in copertina, le donne hanno indossato un altro burqa, che è quello dell’invisibilità: se non ti mostri, non sei, se non ti spogli, non esisti, se non ti dai, non vali nulla. Dunque, chiediamoci come siamo potute arrivare a tanto, partendo da una provocazione netta e precisa: la colpa non è di Berlusconi, ma nostra, di noi donne, perché abbiamo permesso che ci mettessero da parte, che ci pagassero meno degli uomini, che la maternità diventasse una colpa sociale, che il nostro voto andasse sempre ad uomini chiusi ad ogni possibilità di rispetto del nostro ruolo. Care sorelle, è ora di togliersi il bavaglio, perché il tempo è poco, sempre meno, e ci stanno cancellando. Che volete fare?!
ChiBo

Hai ragione Adalberto, e tra l’altro ero rimasta disgustata anche dalla Guazzanti, se ti può consolare. Ricordo con rispetto Alma Cappiello, donna bellssima eppure sempre stimata da tutti.
Ha ragione ChiBo.Ed ha ragione il nostro Pungiglione.
Vogliamo ricordare, per l’esattezza?
a)Sabina Guzzanti, a piazza Navona, urlando al popolo di “sinistra”:
“lo sapete perchè la Carfagna è stata nominata ministro?”.
Coro ridente e plaudente:”perchè?”
Sabina urlante:”perchè ha fatto un pompino a Berlusconi!”.
Delirio in piazza.
Che gentildonna, la sabina Guzzanti!
b)il cavaliere, a Porta a Porta, monologando con il cavalier servente:
“vedo,onorevole Bindi,che lei è sempre più bella che intelligente..”
Che cavaliere,il cavalier Berlusconi.
E con lui,il cavalier servente,che, tacendo, acconsente.
P.S.forse poco se la considero; certo molto se la confronto: viva la prima repubblica!
Il mio appellare “Cavaliere” il Presidente del Consiglio non è assolutamente amichevole . Il titolo di” Cavaliere” (sottindendo della Repubblica ) da me usato, non toglie nulla al Signor Berlusconi, ma è un riconoscimento di titolo.
Il problema non è quello degli appellattivi bensì il ruolo che gli uomini assegnano ancora alle donne. Come ben evidenzia l’articolo di Chiara
Abbiamo fatto degli enormi passi indietro rispetto alle conquiste delgi anni anni in cui “le donne ” si facevano largo a gomitate nella società gridando la loro volontà di autodeterminazione e muovendosi in questo senso, anche dando l’ input a leggi che finalmente avrebbero riconosciuto il nostro diritto ad essere considerate non solo carne ma persone con diritti e dignità pari a quelli degli uomini.E’ ancora tempo di lottare per combattere il non debellato “maschilismo” sempre in agguato che mena fendenti a tutto spiano cercando di ricacciarci negli angoli bui dove non possiamo “nuocere” ma possiamo soltanto mostrarci. Questo è ciò che io imputo al “Signor Berlusconi” di essere un maschilista e di averlo ampiamente dimostrato con quel suo commento, dovuto allo stress degli attacchi di cui è stato fatto bersaglio?ma via su…
L’unico a mancare di rispetto, mi pare giusto sottolineare ,rimane sempre il Signor Berlusconi .
Sempre nel rispetto di tutti , come Lei ben dice ,ci stiamo comportando su questa bacheca.
Caro Puccio, non so altrove, ma in questa rubrica il rispetto dovuto non è mai mancato, neanche quando si fa uso di ironia. Alemno questo, penso tu possa riconoscermelo.
“Gli sfoghi non sono consoni a un presidente del consiglio”,ed è vero.E’ la verità più importante. Come è vero che ” il principio…deve valere sempre. SEMPRE.”
Resta da decidere,purtroppo …da quando si comincia! Da Berlusconi ( detto amichevolmente “cavaliere” ) ? Bisognerebbe cominciare a chiamarlo “signor” Berlusconi ,come si fa ,giustamente ,con la “signora” Bindi…ed abituarsi ad usare sempre un linguaggio corretto e forbito ,eliminando gli insulti ed i sospetti gratuiti ( i sassi nello stagno ,non certo gli addebiti documentati).Come a dire…il principio deve valere sempre!
Purtroppo le battutacce sulla “bella presenza” come requisito fondamentale sono sempre rivolte alle donne che vengono valutate in prima istanza ,e, ancora troppe volte unica istanza, soltanto sull’aspetto fisico, qualsiasi sia l’ambito in cui operano.
Mai ministro o deputato o senatore o segretario di partito,uomo, di questa o altre legislature che io ricordi, si sono sentiti fare “apprezzamenti “simili a quello che il Cavaliere ha rivolto alla Signora Bindi.
Gli sfoghi non sono consoni a un presidente del consiglio perchè la lucidità di valutazione e di giudizio deve prevalere oltre al rispetto prioritario su tutto. Questo” tipo” di commenti può essere fatto nei luoghi “consoni”, che non sono nè quelli istituzionali, nè quelli pubblici,nè quelli lavorativi, bensì cabaret di terz’ordine ,marciapiedi e similari..ma lì forse sono “noblesse obblige” Annarita Alviani
Puccio, a parti inverse – ovvero, ad esempio, un insulto di D’Alema alla Gelmini – avrei reagito allo stesso modo. Ci sono valori non negoziabili e non possiamo farli valere solo a corrente alterna. Il rispetto è fondamentale, se togli quello togli la base di ogni civile convivenza. Io difendo il principio, che deve valere sempre. SEMPRE.
Chiara,non voglio certo mettere in discussione (e non lo faccio ) il tuo commento sulla vicenda Bindi/Berlusconi.Faccio solo presente come,esasperato per il clima creatogli contro (secondo la ricostruzione dello stesso Cariglia “in prima pagina”),il Cav sia sbottato in una battuta ,anzi battutaccia volutamente offensiva ,come l’avrebbe rivolta ad un suo antagonista uomo…almeno in questo ,riconoscendo pari “dignità”…
Il nervoso e l’esasperazione non hanno sesso.E forse misurano anche l’ “altezza”della persona…ma senza bisogno di sollevare un caso epocale. In questo caso l’offesa non appare gratuita ,ma piuttosto da par condicio…o no?
Purtroppo è così: dopo gli anni del femminismo siamo tornati alla mentalità anni ’50: la donna vale se è decorativa, ossia se ha un marito, un amante, un parente, meglio se ricco e potente da ostentare. Eppure l’emanipazione femminile è una ricchezza anche per l’uomo: è compito delle madri educare i figli, maschi e femmine, ad avere rispetto per tutti, donne e uomini.