
Su cosa intenda Meloni per elezione diretta del presidente del consiglio contano, come sempre, gli esempi e gli atti concreti più di tanti discorsi.
L’accordo d’Albania -chiamiamolo così- Meloni non ha voluto condividerlo con gli altri esponenti del governo, per attribuirsene tutti i meriti, e ora non vuole neppure portarlo in discussione in Parlamento.
Il senso politico di tanta arroganza è chiaro: comando io e faccio come mi pare.
Questa politica, se si codificasse, significherebbe sia la fine del governo come organo collegiale, in cui il presidente è tra i ministri un primus inter pares, sia la cancellazione della centralità del Parlamento all’interno del sistema istituzionale.
La Costituzione Italiana definisce infatti il ruolo del presidente del consiglio in termini di indirizzo e di coordinamento dei ministri, e attribuisce al Parlamento il potere legislativo e la funzione di indirizzo e controllo sulla stessa attività di governo.
Evidentemente a Meloni queste regole non piacciono e vuole superarle con la riforma istituzionale e l’elezione diretta del capo del governo.
Se riuscisse a realizzare questo obiettivo si tratterebbe di una svolta storica nella Repubblica e di un totale stravolgimento della Costituzione. Infatti, si realizzerebbe il passaggio da una democrazia parlamentare ad una forma politica inedita nel mondo occidentale, una specie di sindaco d’Italia con poteri senza limiti ben definiti.
Potremmo chiamare questa forma di potere politico autocrazia elettorale.
Autocrazia perché politicamente sarebbe un sistema di governo basato sul potere di una sola persona, ed elettiva perché la carica sarebbe conferita tramite elezioni.
Tutto quello per cui si erano battuti i padri costituenti, cioè una democrazia partecipata e progressiva, verrebbe sostituito dall’autocrazia elettiva in cui il potere è concentrato nelle mani del capo di governo.
Meloni con la riforma va dove la porta il cuore: fare la ducetta d’Italia e assestare un colpo ferale alla Costituzione democratica.
È il sogno di Almirante che rivive nei nipotini.
Alla base di questo progetto ci sono sempre gli stessi personaggi, sia che si chiamino fascisti, o repubblichini o missini o oggi fratelli d’Italia. Ad unirli è l’antico odio o, se si preferisce, l’estraneità verso la Costituzione e i suoi valori.
Guai a sottovalutare, l’Italia non è sola. C’è un pensiero che guida la destra europea.
Enrico Rossi

Potrebbe anche essere una giusta osservazione ma appare curioso come il signor Rossi contesti ad altri di “comandare e fare come mi pare” quando lui si è dimostrato maestro in questo ambito. Forse, proprio per la sua attitudine, riconosce negli altri la scorrettezza di un tale comportamento.
Uno strano concetto della democrazia, quello di piegare ai tornaconti politici personali le istituzioni repubblicane.
A Livorno ha saputo dare il meglio di sé, e i cittadini ne subiscono tuttora le conseguenze, dovendosi recare a Pisa per le cure mediche.
http://www.livorno24.com/rossi-su-nuovo-ospedale-firmero-il-protocollo-col-nuovo-sindaco/
Da che pulpito Onorevole Rossi!
In Toscana ci ricordiamo ancora della Sua gestione e non possiamo non rimanere basiti.
concordo in pieno con te e resto senza parole per il coraggio e la scarsa memoria dell’ex Governatore della Regione Toscana. Ma tant’è.
L’analisi è alquanto sballata.
Giorgio Almirante non voleva il premierato, ma la repubblica presidenziale, come Randolfo Pacciardi e Bettino Craxi.
gli accordi derivanti da trattative non hanno bisogno di mandato esplorativo, diversamente falliscono prima di cominciare, l’accordo con l’Albania è nato da una trattativa ed è stato firmato da due Stati, non aveva bisogno del consenso dell’UE in quanto l’Albania è protettorato italiano, e ha al suo interno polizia, carabinieri e militi italiani