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“Coltivare memoria contro l’odio”

Accogliamo l’invito alla concordia di chi ha sofferto davvero, chi ha dovuto imbattersi in ogni sorta di torture, vere, fisiche e non soltanto psicologiche, e vediamo di compicciare qualcosa di positivo.

di Carla Ceretelli | 29 Gennaio 2018

Liliana Segre, reduce della Shoah, senatrice a vita, la prima nominata dall’attuale  Capo dello Stato, ha pronunciato queste parole di  testimonianza nell’80esimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali. Sottolineando di avere resistito perchè è stata amata.

Sagge parole, saggio pensiero, detti da un essere umano che ha vissuto e patito quello che noi, comuni mortali , possiamo soltanto immaginare. Forse. Eppure lei, ha avuto il coraggio di auspicare e sostenere pacificazione. Certo non invita a  dimenticare, certo non  a sottovalutare o addirittura negare, come qualche pazzoide è capace di fare.

Ma neppure ad  esaltare tanto da incitare, appunto, all’odio.

Mentre c’è chi ritiene, oggi, che esista una sorta di ipocrisia della memoria. Come Giovanni Sallusti, figlio del più noto padre.

“Certo che dobbiamo ricordare, ma in questa Giornata molti non ce la contano giusta. A partire da chi l’ha voluta, quell’Onu che celebra gli ebrei di ieri ma difende i nemici degli ebrei di oggi. Fino all’Europa che scheda (ancora!) i prodotti israeliani e all’Italia che s’inginocchia di fronte all’Iran negazionista. La vera Memoria è oggi.”

Di campagne elettorali se ne sono viste tante, molte di più  del necessario. Anche se l’ultimo governo non è passato dalle medesime. Siamo arrivati stremati a questo bivio, anzi trivio, dopo appelli al popolo attraverso  il referendum e discussioni  estenuanti sulla legge elettorale che alla fine non soddisfa nessuno. E forse proprio questo è il suo bello. Se qualcuno l’ ha voluta per creare unione  e pacificazione collaborativa, o coalizioni di buon senso  e non inciuci perversi, come qualcuno li chiama, per portare il Paese fuori dal guano, ben venga. Perchè un mese ancora di questa solfa porta soltanto negatività, come direbbe il mago otelma o la rediviva vannina.

Gambe in spalla dunque e marciare insieme per raggiungere finalmente  il fievole lumicino che si intravede in fondo al tunnel. Prendiamo esempio e accogliamo l’invito alla concordia di  chi ha sofferto davvero, chi ha dovuto imbattersi in ogni sorta di torture, vere,  fisiche e non soltanto psicologiche, e vediamo di compicciare  qualcosa di positivo. I 98 partiti non si accordano? Buttiamo al macero quel che c’è da macerare, magari in raccolta differenziata, facendo una cernita saggia e oculata di quello che c’è da riciclare, per quanto è possibile,e scaraventare nell’indifferenziato quel che non può offrire  nulla di recuperabile.

Il nuovo che avanza? Un accozzaglia di personaggi squallidi, salvo poche eccezioni che comunque ci sono, e  che pure, per demerito di chi ha governato scannandosi, maggioranza e opposizione, fino a oggi nell’ultimo ventennio, va avanti come un treno. D’altra parte qualcuno afferma, un proverbio cinese, mi pare, che il giovane corre ma il vecchio conosce la strada.

Perchè dunque non recuperare quello che di buono è stato fatto e non considerare per un momento i bersagli mobili e immobili che non sono stati centrati come avremmo voluto. Senza  scomodare la prima metà del secolo scorso. Un passato da non dimenticare mai ma da storicizzare.  Nel bene e nel male.

Un caro amico, già collega dall’altra parte della massicciata, lui fra i padroni io fra i servi al quartiere uno  centro storico di Firenze,  oggi Presidente del medesimo, ha osato dire che il Duce, nonostante i terribili errori e nefandezze sotto gli occhi di tutti e ben evidenziati , qualcosina di buono e di bello lo aveva fatto. Il bene e il male non stanno mai da una parte sola, anche se in questo caso il male è stato di gran lunga preponderante. Ed è stato massacrato dai bellipensieri per avere osato tanto. Non avrebbe dovuto neppure  citare il ventennio. Forse, ed è una mia illazione,  esaperato per l’ eccessiva  burocrazia e una mala democrazia corrotta, che  impedisce  a un amministratore di fare, e fare  in tempi utili. Naturalmente i bellipensieri  gli hanno fatto tottò sulle manine, altro che,  sottolineando che è facile fare tutto quando si è sotto la tirannide. Il tiranno prende  e fa quel che vuole. Ma se fa qualcosa di buono perchè non ammetterlo?  Che paura abbiamo.  Ma evidentemente qualcuno pensa di difendere le proprie, di nefandezze,  cacciando la polvere sotto il tappeto, perchè incapace di dare speranze attive al popolo, la gente, i cittadini. Chiamateli come volete. Coraggio Mau.

 

Carla Ceretelli

 

Pubblicato in : EditorialeTag: anniversario, capo dello stato, concordia, democrazia, europa, figlio, firenze, governo, iran, italia, legge elettorale, opposizione, personaggi, referendum, secolo scorso, treno

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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