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Ieri il colpo di mano sul salario minimo. Oggi le proteste si fanno più forti e sale la tensione tra maggioranza e opposizioni. “Un approfondimento in Commissione deve essere necessariamente fatto”, ha detto il capogruppo di FdI, Tommaso Foti. È stata infatti rinviata per la seconda volta in commissione Lavoro, la proposta di legge delle opposizioni sul salario minimo – presentata congiuntamente da Pd, M5s, Azione, Più Europa e Avs – che prevede una retribuzione minima oraria di 9 euro disposta per legge.
Dopo due mesi dallo stop voluto dalla maggioranza torna in aula con una sorpresa: con solo 21 voti di scarto il centrodestra lo rinvia in commissione Lavoro. La motivazione sarebbe legata al documento a maggioranza approvato dall’organismo costituzionale, guidato da Renato Brunetta, che ritiene inutile un salario minimo fissato per legge, sostenendo che la strada da percorrere sia quella della contrattazione collettiva. Dunque, per il centrodestra è necessario un ritorno in commissione per ulteriori approfondimenti. Prima della pausa estiva era stata la stessa Meloni, presidente del Consiglio, a impegnarsi per una soluzione sul salario minimo. Un bluff? Forse. Fatto sta che ancora è tutto fermo.
Ma per le opposizioni è solo un escamotage della maggioranza. “La vostra scelta è pavida oltre che cinica. Abbiate il coraggio di fare un dibattito in Aula e, se siete contrari, di votare contro”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein. Che questo tema li metta in imbarazzo e difficoltà è evidente. È una proposta popolare, siamo entrati anche nelle case di chi ha votato centrodestra”, prosegue Schlein, “È la cronaca di una fuga annunciata. Quello che stiamo votando è un colpo a 3,5 milioni di lavoratori poveri e poverissimi. Per il governo 3,5 milioni di lavoratori non contano nulla”, conclude la segreteria del Pd
“La battaglia non si ferma qui, andremo avanti percorrendo tutte le strade possibili”, forti di oltre 500mila firme raccolte durante l’estate dopo il lancio della petizione sul salario minimo. La prima mossa c’è stata in commissione Lavoro. Le forze di minoranza hanno chiesto che venisse subito stabilito il nuovo timing della legge sul salario minimo, ma “non abbiamo avuto alcuna risposta per cui abbiamo abbandonato i Lavori”, ha spiegato Arturo Scotto (Pd).
Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone interpellata a margine del Salone dello Studente e dell’educazione Finanziaria, ha affermato che “il valore di una retribuzione è legata al tipo di contratto che sta alle spalle di quella retribuzione e soprattutto è legata al peso di tutti gli Istituti che sono stati in grado di fare la contrattazione collettiva”. “Oggi definire quanto vale un contratto vuol dire non solo guardare all’importo lordo in busta paga ma anche considerare tutte quelle voci che quel contratto è in grado di mettere in campo: quindi parliamo del welfare, dei fondi interprofessionali, dell’assistenza sanitaria. Parliamo di tutte quelle altre voci delle retribuzioni che però fanno la qualità”. “In sintesi, credo che si debba valorizzare un percorso di contrattazione di qualità, favorendo il rinnovo dei contratti e soprattutto non focalizzandoci solo ed esclusivamente su alcuni elementi perdendo di vista le azioni di sistema”, ha concluso il ministro.
Intanto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’Assemblea generale che si è svolta il 18 ottobre a Roma, ha inviato una lettera ai segretari generali di Uil e Cisl, PierPaolo Bombardieri e Luigi Sbarra. “Nell’ambito dell’Assemblea – scrive Landini – abbiamo avuto modo di discutere la proposta che la Uil ci ha sottoposto nella giornata di ieri. L’Assemblea generale della Cgil ha condiviso il giudizio sulla fase e la necessità di avviare un percorso di mobilitazione unitaria con manifestazioni e scioperi, per quanto ci riguarda fino allo sciopero generale”. “Pertanto – conclude Landini – siamo disponibili ad incontrarci con celerità nei prossimi giorni per definire percorso e modalità della mobilitazione”.
Mario Muser
(da “Avanti Online”)

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