La Mostra di Venezia si è rifatta il look ed è apparsa, vetrina competitiva in continua trasformazione , sia nelle sale , con la scelta dei film, sia all’esterno. Capace di risorgere, quale araba fenice, da transenne e impalcature che per anni hanno cercato di mimetizzare il “buco” che doveva essere base di un nuovo palazzo del cinema avvenieristico, ha stupito ed emozionato accogliendo pubblico e addetti con il bagliore abbacinante della pietra bianca circondata dal verde dei pini marittimi in crescita. Effetto del bianco, effetto della sparizione degli scudi rossi (vere e proprie gigantografie delle pastiglie Valda), che per anni hanno quasi nascosto il palazzo del cinema, tutto sembrava più grande, più con i 250 globi di vetro di Seguso che hanno illuminato la bianca facciata del Palazzo e il tappeto rosso. Il Casinò, ormai sede di sale cinematografiche e zone riservate a giornalisti, ha riavuto le sue bianche scale , l’hotel des Bains è, dopo anni di abbandono,in ristrutturazione (lì furono girate, fra le altre , scene di Morte a Venezia e di C’era una volta in America) insomma il Lido e la mostra risorgono a nuova vita.
Quindi c’era tutto a Venezia quest’anno, film amati o meno in concorso e fuori concorso, le due rassegne collaterali (Settimana della Critica e Giornate degli Autori) erano ricche di spunti di riflessione e vere e proprie chicche di novità convincenti, la sezione Orizzonti diventa ogni anno più interessante.
Tutto perfetto allora? Se c’è stata una parziale delusione questa viene proprio dal cinema italiano che non riesce a tornare a brillare. Data per scontata la bravura di Virzì e del suo cast stellare, siamo tornati a sorridere con i Manetti Bros, e ci siamo emozionati con l’animazione di Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone, che hanno dimostrato che l’animazione c’è anche in Italia e soprattutto gode di buona salute.
Allora dopo “Nico”, giustamente vincitore della sezione Orizzonti, andiamo a scoprire i film italiani già in sala o di prossima uscita. Primo fra tutti, già in sala dall’8 settembre
Silvio Soldini aveva già affrontato il mondo dei non vedenti con un documentario “Per altri occhi” in cui, con la sensibilità che gli è consueta , seguiva alcuni di loro nelle loro azioni quotidiane.
Torna ad occuparsi di loro con questo film che inizia, significatamente, con lo schermo nero. Si sentono voci, quella roca di Emma (Valeria Golino) e quella di Teo e altri amici che stanno affrontando l’esperienza di “Dialogo nel buio” . E qui si ribaltano le posizioni. E’ il non vedente (Emma) che guida gli altri in un percorso assolutamente privo di qualunque fonte luminosa, alla scoperta degli altri sensi, è colui che vede che ha bisogno di aiuto e Teo ha bisogno di “vedere” anche nell’affrontare la vita di tutti i giorni e l’incontro con Emma lo aiuterà a capire cosa vuole veramente.
“Ho incontrato persone forti, determinate, curiose, coraggiose, che mi hanno aiutato a far sì che il mio sguardo non virasse verso la pietà”, dice Soldini nel presentare il suo film.
“E’ difficile non vedere vedendo” afferma la Golino che si è esercitata a lungo per entrare nella parte di Emma (camminava bendata per strada e prendeva confidenza con il bastone bianco). Per Emma ogni giorno è una battaglia che però affronta a viso aperto e Soldini, narrando la storia del sentimento che nasce tra Emma e Teo, racconta una storia come quelle che accadono tutti i giorni, dandoci un film che dimostra come si possa vedere anche senza occhi , evitando gli stereotipi del “povero cieco”.
Emma che ha perso la vista a sedici anni, ama i colori, li sente, li riconosce, affronta con forza la propria disabilità, non si richiude in se stessa , non si compatisce. Teo,invece, è un uomo in fuga dal suo passato (chiamato dalla sorella per la morte del padre rifiuta di andare al funerale) e dalle sue responsabilità (frequenta due donne) ma ama veramente solo il suo lavoro di creativo, finché non incontra Emma
Maria Rita Monaco


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