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Colombia: un Paese nuovo che cerca il Boss e se stesso

di Redazione Pensalibero.it | 11 Settembre 2017

Domenico Antonio Mancusi Hoyos vive e si nasconde in Italia: ne sono certi gli investigatori della Colombia, soprattutto dopo l’arresto  di ‘El Ruso’, catturato ad aprile a Civitavecchia dal Gico della Guardia di Finanza con un’operazione coordinata dal Servizio di Cooperazione internazionale di Polizia della Direzione centrale della Polizia criminale e della Dcsa (Direzione centrale per i Servizi Antidroga).

Tanti sono gli elementi, gli indizi e le coincidenze che accompagnano la latitanza e la vita criminale de ‘El Ruso’, nomignolo colombiano di Niemeier Rizvanovic Miro, cittadino tedesco ed elemento di spicco dei Clan Usaga e ‘del Golfo’, e  Domenico Antonio Mancusi Hoyos. Sicuramente, l’Italia come base logistica, gli affari e la protezione della ’ndrangheta, che controlla l’80% del traffico di cocaina internazionale.

Un killer spietato, ma devoto a Padre Pio
Mancusi Hoyos è  un boss di primissimo livello, leader del blocco Catacumbo delle Autodefensas Unidas de Columbia (Auc), killer spietato con più di 132 omicidi sulle spalle e personaggio istrionico tra lusso, riciclaggio, narcotraffico e belle donne; il tutto mitemente edulcorato con la devozione a Padre Pio.

Cugino di Salvatore Mancuso ‘El Mono’ – ‘Mancusi’ è solo un errore dell’anagrafe -, ha ereditato il potere e il ruolo fiduciario con le ‘ndrine, ricevendo protezione e  copertura logistica, e ha soprattutto rimodulato il patto d’affari che dal narcotraffico ha pervaso tutti i sentieri del riciclaggio: dall’edilizia al commercio, fino al circuito del turismo e dei grandi alberghi.

Arrestato nel 2014 dalla Guardia di Finanza a Imperia, era stato rimesso in libertà perché non poteva essere estradato per la doppia cittadinanza: colombiana e italiana. Ora le autorità colombiane hanno riaperto tutti i canali investigativi, forte dei recenti accordi bilaterali firmati con l’Italia e del rinnovato riconoscimento internazionale.

Fonti investigative colombiane hanno riferito al Corriere della Sera – Andrea Galli, 13 agosto 2017, ndr – che dopo l’estradizione de ‘El Ruso’ c’è l’assoluta volontà di assicurare a Mancusi Hoyos la medesima sorte, cancellando definitivamente la nomea di “narco-stato” che accompagna la Colombia e consolidando le istituzioni colombiane nella cooperazione internazionale.

Cartelli e ‘ndrangheta, Colombia e Italia relazioni parallele
La storia dei rapporti tra i cartelli del narcotraffico colombiani e la ’ndrangheta è lunga e corre parallela alle relazioni tra i due Paesi. Storicamente i reciproci rapporti non hanno mai assunto, nell’interscambio politico-diplomatico, dimensioni di primario interesse, ma posseggono nella loro complessità ampi spazi di contiguità e affinità.

La Colombia, pur non avendo un’ importante presenza di popolazione di origine italiana – è quasi trascurabile , presenta caratteristiche antropologiche e di sedimentazione culturale tipiche delle enclavi meridionali italiche. L’attenzione mediatica di questi giorni, provocata dai fermenti di riconciliazione nazionale ed alimentata dalla visita di Papa Francesco, è eccezionale.

La Colombia e Italia condividono interessi e affinità della peggiore fatta: la prima ha il primato mondiale nella produzione della cocaina; l’altra è un Paese in cui insistono grandi associazioni criminali, coeve e strutturate nel tessuto politico ed economico-finanziario. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2017/09/colombia-narcotraffico-riconciliazione/

Pubblicato in : Primo pianoTag: italia, polizia, riciclaggio

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