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Col progresso non si rischia il futuro ma l’istante

Forse non faremmo male a domandarci: ma la cultura con cui ci implementano il cervello, è curativa è patologica o è letteralmente assassina? Vedi sul fronte sociale bullismo, baby gang e femminicidi; e sul fronte climatico sconvolgimenti assassini. E sul fronte politico economico, meglio stendere un velo pietoso.

di Franco Luceri | 26 Giugno 2023

Se l’uomo è sopravvissuto “all’autolesionismo della propria ignoranza”, e con un solo neurone allo stato embrionale si è assicurato centinaia di millenni di futuro senza affannarsi a cercarlo o a costruirlo; perché noi umani del terzo millennio, con la nostra sacra cultura umanistica e il nostro sacro progresso scientifico e tecnologico, più ci spacchiamo i neuroni per razionalizzare il presente, più mettiamo in forse il futuro dell’umanità e persino del pianeta?

Forse non faremmo male a domandarci: ma la cultura con cui ci implementano il cervello, è curativa è patologica o è letteralmente assassina? Vedi sul fronte sociale bullismo, baby gang e femminicidi; e sul fronte climatico sconvolgimenti assassini. E sul fronte politico economico, meglio stendere un velo pietoso.

Posto che, per milioni di anni, pur vivendo umilmente alla giornata, nessuno ha mai dubitato che il futuro dell’umanità dovesse essere costruito e protetto o potesse essere a rischio, (come dire dietro l’angolo); perché ora, con eserciti di tecnici e specialisti siamo condannati a vivere alla giornata e a temere che il nostro futuro non sia per niente garantito se non ripensiamo e ricostruiamo il rapporto devastante e bellicoso che abbiamo con la natura, fra popoli e persino fra consanguinei?

E chi è riuscito a mettere in moto il cervello, provi a togliere la marcia dello sporco interesse soggettivo e si faccia queste due domande che si direbbero abbastanza pertinenti e forse essenziali: 

1) nella popolazione mondiale, è la crescita eccessiva di ignoranti o di istruiti ad arrecare danni e indurre di conseguenza le reazioni negative del pianeta?

2) oppure, sono troppi, sono pochi o di scarsa qualità, i mezzi culturali tecnologici e finanziari di cui ci siamo dotati, tanto da indurre negli umani più bestialità che umanità?

Oltre a non sopportarci reciprocamente, oltre a sfruttarci, a tentare di rovinarci economicamente, o di sopprimerci, è chiaro che il pianeta non gradisce più la nostra presenza, perché?

Tutti considerano e difendono la scuola e il diritto allo studio come il più importante ascensore sociale, non come la più sacra delle finalità a cui vanno indirizzati senza se e senza ma, uomini e cose. 

Nessuno osa domandarsi, ma poi l’ascensore sociale (che ci costa un occhio e ci ammacca pure l’altro), ci porta a destinazione o ci scarica per strada? Un ingegnere aereo spaziale arriverà con l’ascensore direttamente alla NASA con un contratto a tempo indeterminato su cui apporre la firma, o al meglio dovrà cercarsi lavoro in qualche municipalizzata della nettezza urbana? E un laureato in medicina scenderà dall’ascensore direttamente in sala operatoria armato di bisturi, oppure dovrà arrangiarsi da magazziniere precario e sottopagato in qualche supermercato del suo paese?

Perché se le cose stanno così, temo che “l’ascensore cultura” abbia bisogno di un serio programma di manutenzione e riparazione prima che estingua del tutto l’umanità, per un eccesso di cultura, ma ahinoi, economicamente alla bancarotta.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, danni, futuro, lavoro, natura, scuola

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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