
L’amministrazione Trump ha discusso con la controparte cinese la possibilità di avviare visite reciproche ai rispettivi siti nucleari. Lo riporta CNN, aggiungendo che Washington intende continuare a promuovere tale possibilità durante gli incontri tra Trump e Xi Jinping previsti nei prossimi mesi a margine dell’APEC e del G20. Secondo una delle fonti, l’idea dei sopralluoghi è stata inizialmente sollevata da funzionari di Pechino proprio quest’anno, segno forse di un’apertura (dopo l’inziale dissenso) a valutare un accordo più ampio, potenzialmente anche con la Russia. Le discussioni, preliminari e ancora a livello tecnico, si sono svolte perlopiù a margine delle riunioni dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Attualmente gli Stati Uniti possiedono un arsenale nucleare molto più ampio, con circa 5.000 testate nucleari in totale, e mentre la Cina ne ha circa appena 600 sta guadagnando terreno e si prevede che produrrà centinaia di testate in più nel prossimo decennio.
La Cina proporrà candidato a direttore generale dell’Oms
Secondo alcune fonti di Reuters, la Cina intende proporre la propria candidatura alla guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. La figura prescelta è Song Li – un alto funzionario della sanità pubblica con vent’anni di esperienza nelle politiche di salute materna e infantile e nella cooperazione internazionale – proiettato a succedere l’attuale direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nel 2020 è stata responsabile della redazione di un documento che forniva indicazioni sulla prevenzione e il controllo del COVID-19 per le donne in Cina, al fine di stabilire standard nazionali per la gestione della salute materna e infantile durante la pandemia. Se venisse scelta, sarebbe la seconda cittadina cinese a guidare l’Oms dopo Margaret Chan. La candidatura di Pechino assume significato alla luce del ripiegamento degli Stati Uniti dalle organizzazioni internazionali, anche se la nomina è tutt’altro che scontata, considerate le polemiche che hanno contraddistinto la gestione cinese dell’epidemia da coronavirus.
La Corea del Sud ha spedito in Russia oltre 150mila tonnellate di carburante
Oltre 150.000 tonnellate di carburante sono state spedite nei porti russi tra luglio e agosto, anche grazie all’utilizzo di petroliere soggette a sanzioni occidentali. Lo rivela un’inchiesta del Guardian, secondo la quale il carburante sarebbe stato spedito dalla Corea del Sud alla Federazione tramite petroliere, sanzionate da Regno Unito e Ue, fornendo a Mosca supporto indiretto nel mezzo della guerra in Ucraina. Dai registri portuali e dati di tracciamento delle navi, risulta che tra luglio e agosto oltre 176.000 tonnellate di carburante, principalmente gasolio, sono state caricate in diversi porti sudcoreani su sette petroliere che hanno effettuato 14 viaggi verso l’Estremo Oriente russo. L’operazione non infrange le leggi sudcoreane, che prevedono solo il controllo della vendita alla Russia di beni quali macchinari industriali, elettronica e veicoli. L’indiscrezione rischia comunque di compromettere ulteriormente i rapporti tra Seul e Kiev dopo la querelle sui soldati nordcoreani mandati in Corea del Sud. Notizia che l’Ucraina avrebbe reso nota – pare – nonostante un accordo di confidenzialità siglato con il governo sudcoreano.
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