Non deve fare notizia il fatto che una città si sta abbellendo. E invece titolone a sei colonne (di più ormai non si può visto che i giornali son tutti a tabloid o anche meno) sulle aspirazioni di Salerno di diventare bella come Barcellona. Interventi di archi-star, Salerno come Barcellona. Con quella punta di masochismo in più tutto italico e tutto italiano. Perché mai una città del sud dovrebbe diventare più bella e più star di quello che è?!. Tipico provincialismo mentale. A parte che Salerno è già bella come tutte le nostre città e piccoli borghi hanno zone di eccellenza ambientale e zone di degrado più o meno recuperabile. Non si può fare di tutte le erbe un fascio. Trieste è un gioiello in piazza dell’Unità ma appena entri oltre due viali trovi mostri cemento e acciaio uniti a stili liberty francamente imbarazzanti. Solo per esempio. Quello che i nostri amministratori stanno imparando, a spese nostre peraltro, è che ambienti e paesaggi gradevoli nelle nostre città grandi piccole, fanno la differenza nella qualità della vita. Che dire: per rimanere dalle nostre parti è facile immaginare che si respira sicuramente meglio in piazza Mantegna o piazza delle Erbe che in un piazzale squadrato senza atmosfera e con degrado alla Lunetta. Magari anche la Lunetta sta cambiando e sì deve offendere il quartiere. Ma gli urbanisti che l’anno progettata potevano pensare anche alla bellezza. Quello che fa un po’ impressione è che la bellezza, oggi 2010, sia considerata ancora nel paesaggio pubblico e negli ambienti urbani, un qualcosa in più: Prima la piazza il viale deve funzionare e poi si pensa al bello, alla gradevolezza, all’eleganza. Non è più così e forse gli architetti star di questi anni stanno pensando a progetti davvero integrati: per Salerno, per Barcellona o per Genova . Che una zona funzioni e che una zona sia bella è un tutt’uno, a seconda della destinazione d’uso. Poi ci sono le peculiarità naturali, di posti incantevoli, ma se in una città non curiamo forme, colori, linee rispetto all’evoluzione dello stesso territorio abbiamo smesso di fare cultura del bene pubblico. Anche una rotonda su un viale può essere un obbrobrio o una cosa decente a seconda di come la si progetta e di come la si costruisce: altezze colori, oggetti. Anche i colori di una facciata e l’immissione di piante o di zone verdi possono ovviamente fare la differenza ma anche le prospettive. Due esempi: Porto San Giorgio è una cittadina esplosa sul piano edilizio tra mare e ferrovia come quasi tutte le località di mare tra Marche e Abruzzi. Ebbene a Porto San Giorgio hanno costruito piazze e piazzette e sottopassi per la ferrovia che legano armonicamente le due parti della città con legni, file di piante, giardini urbani, facciate gradevoli. Persino i de hors dei bar sono integrati nel tessuto. A Roseto degli Abruzzi il piazzale della stazione ferroviaria è uno slargo della via Nazionale, non elegantissima a ma suo modo funzionale e le panche di cemento al centro fanno da muretto per le generazioni in attesa. Non ci vogliono sempre dei geni dell’architettura per costruire piazze o viali in cui stare bene ma solo il buon senso del bravo urbanista accorto che sa cosa serve alla gente, agli amministrati e non solo a quelli che vincono gli appalti. Città belle , cuor ci aiuta. Nelle belle città non solo si vive meglio ma si abbassano gli indici di malavita, e di depressione.. E Dio sa di quanto ne abbiamo bisogno.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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