Nell’accordo Cina-Stato del Vaticano, circa la nomina dei Vescovi, la Chiesa cattolica nella lunga trattativa partì avvantaggiata, se non altro per la millenaria lotta delle investiture che non interessò soltanto l’Impero, ma ebbe ricadute molteplici in vari periodi storici e in variegati paesi. Ricordiamo soltanto la Rivoluzione francese e il nuovo Regno italico.
La Cina ha sempre lasciato liberi i propri cittadini (sudditi ?) di praticare la propria religiosità, l’importante era ed è che queste pratiche non configgessero e non configgano con lo Stato. L’imperatore era divinizzato ma ciò consentiva da una parte l’obbedienza assoluta al capo supremo come cittadini e una libertà spirituale d’altra parte che non invadesse la sfera politica e sociale dell’impero. I Gesuiti con padre Ricci nel Seicento non riuscirono a penetrare religiosamente nell’Impero pena lo stravolgimento della Teologia che sarebbe divenuta un’eresia “mandarina”, almeno nel pensiero dei Domenicani che si opposero ai loro confratelli più aperturisti. In seguito la Cina ha sempre ignorato quel piccolo Stato, il quale non possedeva armate e schiere sufficienti ad imporsi, proprio come pensava Stalin. Nel dopo guerra la Chiesa di Roma ha tentato inutilmente la penetrazione nella grande muraglia con la nomina di vescovi adatti alle piccole comunità cattoliche (circa dieci milioni di fedeli noti) sempre avversati dai nuovi “Mandarini” o dall’Imperatore di turno. Preferibile per il Partito unico nominare direttamente i vescovi a lui graditi. Per cui si ebbe, nei decenni trascorsi, una situazione mista con Vescovi di nomina Vaticana, tollerati dal Partito comunista e quasi sempre perseguitati e Vescovi di nomina cinese non approvati dalla Chiesa cattolica. Quando il “Mandarino capo” , quello che ancora oggi governa il grande paese, decise di accordarsi con la Chiesa cattolica per dipanare la matassa, pensando di avere al proprio attivo i vescovi “rossi” da scambiare col Vaticano per altre concessioni, si accorse che anche costoro, in segreto, avevano chiesto la legittimazione al Papa. Cosa teme la Repubblica cinese in questa lotta per le investiture? Chiaramente c’è la consapevolezza che la fede cattolica non è una religiosità intimista, privata, un culto soltanto interiore, ma è da millenni protesa nella società nella creazione dell’Uomo cattolico: una scelta di vita in contrasto con altre soluzioni (vedi la recente Placuit Deo della Congregazione per la Dottrina della Fede che si può riassumere ancora un’ennesima volta: extra Ecclesiam nulla salus). Da sempre -non è un’invenzione di Bergoglio- si tratta di una “Chiesa in uscita” e quando può a piede ritto. Ed il Vescovo ove c’è, come un antico principe della Chiesa con i suoi sacerdoti vassalli, sorveglia, strategicamente presiede e provvede alla società cattolica, e quella che non lo sia cerca di convincerla a divenire tale e, se anche non lo volesse, cerca di convincerla che il modo corretto di affrontare la vita è soltanto il proprio. Nulla di nuovo sotto il sole.
All’Imperatore questo non piace e non può tollerarlo. Allora domandiamoci perché ha concesso al Papa, questa la novità rivoluzionaria, di dare l’assenso o il diniego ai vescovi di nomina “imperiale”? Una retroversione del principio antico in cui il Papa nominava e il potere politico approvava o denegava. Ma comunque un passo avanti per la Chiesa che prevede, nel patto recentemente firmato, anche il riconoscimento di tutti i Vescovi attualmente in essere in Cina: a scatola chiusa, sebbene conviventi more uxorio o non proprio “gigliati”. Già ci sono i puri e duri cattolici che si stracciano le vesti per questo cedimento, senza considerare che il Papa ci guadagna l’apertura ufficiale nella grande muraglia, foriera di altri patti favorevoli. Quindi la domanda da farsi è cosa ci guadagni la Cina, la quale è sempre così attenta allo scacchiere diplomatico ? Occorre partire dalla visita che Bergoglio fece negli Stati Uniti quasi in concomitanza con la stessa di Xi Jinping nel 2015. Ebbene i media mondiali diedero molta più importanza al Papa e questo penso abbia fatto riflettere l’Imperatore che tutto sommato un certo potere questo Monarca, senza territorio e armigeri, doveva pur averlo, almeno nei confronti dei 1,3 miliardi di battezzati nel mondo, quasi quanti sono i cinesi; inoltre il numero dei fedeli è in aumento in Africa ove numerosi sono gli interessi della Cina; l’islam riconosce il cristianesimo come suo antecedente, inoltre protestanti e ortodossi si riconoscono nel Cristo e nutrono oggi rispetto per il Pontefice. In conclusione un potere diretto ed indiretto da prendere in considerazione. Se si aggiunge che Bergoglio è foriero di aperture diplomatiche verso l’Est europeo (recentemente in Lituania ed Estonia) e configge con la politica di Trump, dimostrando che si sa muovere sullo scacchiere internazionale secondo l’insegnamento evangelico: “Siate prudenti come serpenti e semplici come colombe ”( Matteoo 10,16), la Cina ha oggi molto da apprezzare e considerare quel piccolo regno terreno, riconosciutolo finalmente quale opinion leader di rilevanza mondiale.
Guglielmo Adilardi

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