
La Cina giovedì ha dato il via a due giorni di esercitazioni nello Stretto di Taiwan, con manovre dalle 6 alle 18 nelle acque attorno all’isola di Dongshan (Fujian), tutte entro 12 km dalla costa continentale. Taipei ha condannato le operazioni come “provocazioni militari” e “intrusioni nella zona grigia”. Le esercitazioni coincidono con la conclusione di un’analisi sulle risorse ittiche condotto dal ministero dell’Agricoltura cinese nelle acque a est di Taiwan, area che Pechino definisce “sotto giurisdizione cinese”, e che è considerata cruciale per la riproduzione di specie commerciali come il tonno. Nel frattempo, un commento pubblicato dall’agenzia Hong Kong News Agency e firmato da Wang Jianmin, ex ricercatore dell’Istituto di Studi su Taiwan della CASS, ha attirato attenzione per la sua critica alla dottrina della “sola unificazione pacifica”. Wang sostiene che opporsi all’uso della forza equivarrebbe a “nessuna unificazione”, e che le condizioni sociali e legali a Taiwan rendono oggi impossibile un negoziato politico sul tema. Secondo l’analisi, le revisioni normative introdotte dal DPP avrebbero chiuso la finestra per trattative di unificazione, mentre rinunciare alla deterrenza militare porterebbe solo a una “separazione pacifica”.
Il controllo della Cina sulla finanza marittima spinge l’Ue ad ammorbidire le sanzioni contro la Russia
L’UE ha attenuato l’ultima serie di sanzioni contro Mosca dopo aver concluso che vietare alle compagnie greche di trasportare gas russo verso paesi terzi potrebbe consegnare alla Cina infrastrutture di trasporto marittimo strategicamente importanti. Come spiegano fonti al South China Morning Post, il ruolo di Pechino nella finanza e nel trasporto marittimo fa sì che molte delle navi impiegate nelle transazioni siano state acquistate tramite accordi finanziari con prestiti a lunghissimo termine grazie al capitale di investitori cinesi, i quali sono anche azionisti delle società e potrebbero pertanto fare valere i propri diritti sugli assets in caso di mancato pagamento. La Repubblica popolare non sfugge però completamente alle nuove misure di Bruxelles: 14 entità della Cina continentale e di Hong Kong sono state inserite nel 21° pacchetto di sanzioni per il loro presunto ruolo nell’elusione dei divieti russi sui beni a duplice uso originari dell’Europa o per aver contribuito allo sforzo bellico di Mosca. L’Ue considera Pechino un “fattore chiave” nella guerra in Ucraina e nonostante la ripresa del dialogo commerciale a vari livelli le relazioni restano tese un po’ su tutta la linea.
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