Cari amici Viola e di altre tribù è morto un eroe, come un semi dio greco. O forse solo un giovane uomo dal quale ci si aspettava prestazioni da stadio, dove gli uomini da sempre hanno inteso passare il loro tempo ludico per i giochi. E come i giochi, adatti agli ancestrali istinti ha mutevole espressione che fino ad oggi richiama. Ma la morte, ci scuote quando è l’eroe che scompare. Ognuno di noi e in ogni tribù, ascoltiamo sgomenti per una volta, il battere del tempo. Si cessa di giocare, almeno per un momento, e vorremo che questo non fosse accaduto. Almeno per il nostro eroe, se non per i nostri cari ignoti agli altri. Lasciamo tutto. Tutti i nostri affetti, le cose che amiamo, i nostri piccoli e grandi impegni. Ci sbarazziamo di chiunque fossero figli, genitori, amanti e ci troviamo davanti all’onestà. Vorrei ancora come nelle ancestrali tribù , trovarvi tutti intorno al fuoco, giustificare la morte di un bravo ragazzo, di un grande guerriero, ma…lascio al mio intimo ragionare tutto questo, e a voi il vostro ragionare su tutto questo, senza più porvi disturbo, di questo improvviso e inaspettato evento.
Enrico Martelloni


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