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Ci vorrebbe una bella Variante

Bisogna ripensare traffico e circolazione, trasporti e sistemi di viaggio, oggi, anno 2017 nel quale è sempre più evidente che molte strade e autostrade erano adatte al 1967. Ci vorrebbe una variante di cervello.

di Fabrizio Binacchi | 10 Agosto 2017

Ci vorrebbe una Variante per tutti quei tratti di strade e autostrade che diventano un tappo al primo traffico di vacanze. La Variante appenninica ha risolto, dopo 30 anni, gli eterni problemi di code e intasamenti sulla Bologna Firenze, pensata e fatta sessanta anni fa quando il volume di veicoli era da preistoria.

 

La Variante di Mestre ha risolto l’imbuto della tangenziale di Venezia dove in certi mesi tutti i veicoli tra Italia e Slovenia si davano appuntamento alle porte del lido con decine di chilometri di fila. Il nuovo tratto variante allargato di Calenzano Scandicci attorno a Firenze ha risolto il problema di un pezzo di Autosole che diventava tangenziale di Firenze per trenta chilometri. Tutti lì.

 

Ci vorrebbe una Variante per alcuni lunghi tratti dell’Autobrennero dove in questi anni si raggiungono anche i 40 chilometri di code o rallentamenti soprattutto da Verona Nord a Bolzano Sud. Una autostrada pensata e studiata per gli anni Settanta che non sopporta più il traffico degli anni 2020, pieno di camion come se fosse una strada a loro dedicata. E a poco vale il divieto di sorpasso per gli automezzi pesanti. L’altro giorno code per 100 chilometri.

 

Ci vorrebbe una Variante per quel pezzo dell’Autostrada A4 che dopo Venezia va verso Trieste e dove i nomi di Latisana, San Giorgio di Nogaro e Palmanova diventano sinonimi di code e blocchi. L’altro giorno code per 12 chilometri. Tutti lì.

 

Trenta anni fa fu una soluzione vincente fare la Variante di Lunghezza, bretella che evita al traffico A1 da Firenze a Napoli di dover entrare nel Grande Raccordo di Roma che, poveretto, nel corso dei decenni si era trasformato in una circonvallazione di provincia.

 

Tutti lì, quelli che dovevano girare per Roma e quelli che dovevano solo passarci per andare al sud o al nord. Ci vorrebbe una Variante per quasi tutta la Liguria, regione bella e ricca di paesagggi, ma orograficamente sfortunata visto che è stretta tra montagna e mare dove ferrovia, autostrada e statale sono asfissiate in gole e passi. Quella Liguria che paga lo sconto di decine di chilometri di coda sulle sue autostrade soprattutto da Savona a Genova, dove programmare un viaggio diventa un scommessa e dove si riversa tutto il traffico pesante quando Francia, Svizzera e Austria bloccano i camion sulle loro strade. Servirebbe una variante anche per le tangenziali di Milano che diventano garage sera e mattina

 

Ci vorrebbe una Variante sulla Modena Sassuolo Pistoia e sulla Parma La Spezia. Ci vorrebbe una bella Variante nel pensare il traffico e la circolazione, i trasporti e i sistemi di viaggio, oggi, anno 2017 nel quale è sempre più evidente che molte strade e autostrade erano adatte al 1967. Ci vorrebbe una variante di cervello.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, anni settanta, bologna, Calenzano, firenze, francia, genova, italia, mare, milano, napoli, pistoia, roma, soluzione, trasporti, trieste

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    13 Agosto 2017 alle 07:57

    È dimostrato che più cresce la viabilità urbana ed extraurbana, autostradale e non, più aumenta il traffico automobilistico e parallelamente più i servizi pubblici tentano di sostituirsi alla mobilità privata, più diventano intasati, inefficaci e inadempienti. Quindi è giusto che occorra una variante del cervello, ma per cosa? Per una localizzazione radicale dei servizi e delle produzioni a chilometri zero, per mandare in soffitta il concetto suicida di aree metropolitane, e soprattutto per far capire all’umanità intera che i tempi di Ulisse, dell’ebreo errante e dei wanderer di ogni razza e stagione, quei tempi sono morti e sepolti per sempre. Nel frullio planetario dietro l’angolo non c’è più niente degno di essere visto o conosciuto, l’esotico non esiste più da quasi un secolo, la conoscenza del diverso è sempre di seconda e terza mano perché è un diverso inventato. Allora la variante del cervello vuole la distruzione dell’industria planetaria della mobilità, vale a dire una terza guerra mondiale reale, vale a dire la fine dell’umanità, ma è fine identica a quella che si trascina nella moltiplicazione infinita della viabilità attraverso le varianti che cementificano il globo. Tertium datur solo nel cervello di Bergoglio per rastrellare la disperazione planetaria e giocare con l’insostituibile salvezza, ossia con la crescita delle varianti d’ogni tipo, materiali e non.

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