Scandali su strade, ferrovie, acqua e carni rosse: non ci facciamo proprio mancare niente. E cerchiamo i partiti che noi stessi abbiamo affondato.
Diciamolo: non ci facciamo mancare proprio niente. In una settimana siamo passati dalle mazzette per le strade dell’Anas a quelle dei sensori per le ferrovie, poi ci siamo trovati improvvisamente nell’emergenza delle emergenze, che pensavamo non dovesse o potesse esistere all’alba del 2016, e cioè una città, Messina, che rimane senz’acqua per una frana sulle tubature. Provate a stare sette giorni senz’acqua e poi mandateci una mail su vostro umore. Quindi è arrivata la botta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, bella bella, rimandando le motivazioni al 2016, ci ha sentenziato -a fine ottobre 2015- che le carni rosse lavorate provocano il cancro. Boom. Si proprio così: salami e salsiccia, insaccati e bisteccone di macinato trattate sono , sarebbero, all’origine di tumori. Una botta da miliardi per uno dei settori più importanti dell’economia italiana. E una botta da neuropsichiatria per la comunicazione corretta o rispettabile.
Sembra di stare in un videogame. Dove il nostro eroe esce dalla tana e viene bersagliato. Cerchiamo di risollevarci dalla guerra recessiva dei sette anni più duri dal dopoguerra e mentre festeggiamo un punticino di pil e diecimila occupati in più arrivano le bombardate della corruzione, mai vinta evidentemente, del malaffare, della politica che non sembra più in grado di fare la politica, semplicemente perchè in questi trent’anni ce l’abbiamo messa tutta -chi più chi meno- per ammazzare i partiti.
E adesso piangiamo lacrime, ovviamente di coccodrillo, perchè non ci sono i partiti veri, quelli di una volta. E sentiamo commenti del tipo: ah se ci fossero i partiti veri non sarebbe successo questo caos di Roma, se ci fossero i partiti di una volta non avremmo i comuni con l’acqua alla gola. Bella scoperta. Nostalgia di Rumor e di Tanassi?
Abbiamo pensato di sostituire le sezioni o i circoli con le mail list e abbiamo pensato che il partito liquido poteva fare la stessa cosa del partito solido: invoco un leader di partito che sappia di filosofia ma anche di chimica, così non cadiamo più i questi errori che fanno un po’ orrore.
Nella latitanza colpevole e dolosa dei partiti-partiti è accaduto di tutto, hanno fatto le veci dei partiti delle aggregazioni, per carità anche lodevoli, di interessi incrociati e competitivi in cui quello o quella che riusciva a scontentare meno diventava leader, sovente nella più completa lontananza dei pensieri politici e nell’indifferenza dei padri fondatori. Abbiamo avuto così l’onore di conoscere e mettere alla prova leader e capi movimento per acclamazione da primarie o per somma di mi-piace in rete. A volte ci può andar bene, a volte ci può andar male. Vedete voi dove spostare la lancetta dopo gli ultimi fatti noti e meno noti.
Così vengono fuori libri mastri e vecchi o nuovi elenchi, così tornano le vecchie e sempre nuove mazzette, stavolta pure alla frutta: ci mancavano le mazzette alla ciliegia, per dare un quadro tragicomico da ortofrutta de noantri. Certo che ci vogliono i partiti di una volta. Quelle formazioni che in modi nemmeno sventolati ai 4 poli facevano crescere singole personalità e gruppi di lavoro che potevano al momento giusto prendere in gestione città e regioni, piccoli comuni e grandi enti. Quelle formazioni che insegnavano responsabiltà, temperanza, tolleranza, capacità di ascolto, capacità di intervento. Insegnavano la politica. Robe che non si possono delegare a un corso di formazione a pagamento o a due seminari sul lago.
Nel marasma è tornata pure la vecchia storica gara tra Milano e Roma, e cioè se è più pulita Roma capitale politica o è più sana o più furba Milano da bere. Una bella gara. Confronto inutile: semplicemente Milano e Roma sono diversamente ciniche. Se ci mettiamo ad esaminare caso per caso episodi e storie di malaffare a Roma e Milano rischiamo di arrivare al Giubileo del 2025, senza contare allergeni o anticorpi, mentre dobbiamo ancora capire come aprire questo del 2015-2016 che, lo ricordiamo, sarebbe dedicato alla misericordia. Ecco: più misericordia e meno narcisismo, più ascolto e meno urla, più pazienza e meno sberleffi, più prudenza e meno arroganza sarebbero capitoli di un bel programma. Che bello se il Giubileo dei cuori interessasse anche un po’ i cervelli.
Pensierino finale: Per ascoltare basta l’orecchio, ma per sentire ci vuole cuore e per capire ci vuole pazienza.

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