Il consiglio comunale di Roma vota in piena estate un ben strano assestamento di bilancio (delibera 44 del 31 luglio u.s.) di 700 mila euro per il servizio di centralino.
Mentre digrigna Mafia Capitale, il consiglio comunale di Roma non si fa mancare niente. E vota in piena estate un ben strano assestamento di bilancio (delibera 44 del 31 luglio u.s.) di 700 mila euro per il servizio di centralino 060606 Chiama Roma.
Come si ricorderà, dopo 8 anni di affido ad Almaviva Contact,, l’appalto del call center capitolino, messo a gara con tutti i crismi Consip, è stato vinto 5 mesi fa dal raggruppamento della calabrese Abramo Customer Care S.p.A., di Telecom Italia e Telecom Italia Digital Solutions, che ha richiesto solo 90 milioni a fronte dei 92 proposti dalla sua concorrente romana. Ora però quel ribasso del 30%, calcolato in 2 milioni di risparmi per il Campidoglio, risulta stranamente e sensibilmente intaccato da una spesa maggiorata di quasi un milione, dopo soli 4 mesi di servizio “per integrazione fondi a per superamento dei volumi”. Dopo la delibera, Roma pagherà infatti all’Abramo 90,7 milioni e se le cose proseguissero nello stesso verso, alla fine spenderà di più invece che risparmiare.
Con particolare tempismo Repubblica si è affannata a sostenere in un apposito dossier che il servizio dell’Abramo è particolarmente di qualità. Secondo il quotidiano non ci sono stati disservizi, su un milione di chiamate da aprile ad oggi. Il 70% delle richieste è stato risolto dagli operatori, il resto dagli uffici comunali con tempi di risposta di 20 secondi e di 3 minuti di conversazione. Repubblica sostiene quindi che servizio è migliorato rispetto alla gestione Almaviva. E’ un ben strano risultato più simile alla brochure aziendale che all’inchiesta.
L’esperienza pratica, i forum, le mail, i racconti dei consumatori più spannometricamente descrivono strafalcioni e confusioni grottesche sia nelle indicazioni stradali che nelle estenuanti attese. Prevedibili per operatori che da Catanzaro, Crotone e dall’Albania devono informare 3 milioni di persone del territorio del Comune più esteso d’Europa. A Crotone e Catanzaro sono stati contrattualizzati 130 lavoratori, “rinnovabili” fino a due anni. Poco più della metà degli operatori messi in campo nella gestione precedente. Campidoglio e stampa di governo difendono a spada tratta la scelta dell’appalto tanto che la consigliera comunale Battaglia ha garantito che a presto la Abramo Customer Care avrà anche la certificazione etica.
La vicenda del cambio d’appalto con un’azienda non romana ha avuto, malgrado i dinieghi delle funzionarie capitoline che se ne sono occupate, una evidente ricaduta per i lavoratori della Capitale, dalle ferie forzate alla nuova e più ampia solidarietà, al rischio di esubero per 500 persone. La notizia dell’inaspettato e silente aumento riporta a galla altri dati, come l’assenza nel bando Consip della certificazione etica SA8000, che appare oggi di grande rilevanza nel contesto delle inchieste gravanti sul Comune di Roma.
Anche la gestione dei dati privati e sensibili dei cittadini romani, come i codici fiscali e partite Iva, le carte di credito, i dati sanitari, ecc. resta un mistero dato che la capogruppo Abramo Holding S.p.A. vanta la SA8000 ma ha sede all’estero in Albania, dalla quale rispondono anche gli operatori Telecom a 3 euro l’ora.
Resta un mistero come il gruppo Abramo, che ultimamente ha acquisito il complesso aziendale Infocontact di Lamezia Terme e che in breve tempo è divenuto “uno dei leader nel mercato nazionale dei Contact Center in outsourcing”, abbia potuto ricevere fondi pubblici dalla Regione Calabria e fondi europei a sostegno della delocalizzazione operata fuori dall’Unione Europea, due cose in contraddizione tra loro.
Gli accordi sindacali del 2013 e 2015, la lg 134 del 2012 ed il provvedimento del Garante della privacy del 10 ottobre 2013 malgrado l’intento di limitare e verificare le delocalizzazioni dei call center, non hanno centrato l’intento. Il governo che secondo la ministra Guidi, “si era attivato per garantire la legge che impone all’operatore telefonico di dare all’utente informazione sul luogo di ubicazione del call center” ha accertato diffuse violazioni grazie ai controlli degli Ispettorati Regionali Territoriali ministeriali. Le sanzioni relative, evidentemente, non sono divenute un efficace deterrente alle delocalizzazione e relativo dumping di cui oggi lo 060606 è fulgido esempio. Dati esempi precedenti, non si vorrebbe precipitare anche qui in brutte scoperte.

Lascia un commento