A quel punto Monti potrà decidere: di rimanere, di avere un reincarico con una maggioranza meno bulgara, ma più qualificata, oppure di andare alle urne. Ma in tutti questi casi, sarà il primo punto di riferimento dello schieramento antiberlusconiano.

Il Nostro è “bugiardissimo”, ma al tempo stesso “leggibilissimo”. Così nessuno può essere stato ingannato dalla pantomima delle settimane scorse. Prima la “sospensione della democrazia”, il “possiamo staccare la spina in ogni momento”, la mobilitazione preelettorale dai toni isterici, poi il discorsetto di Alfano e la “sfilata baci e abbracci” del Cavaliere davanti ai ministri e allo stesso Presidente del Consiglio.
Due ammuine, ma la prima è certamente quella più autentica. E lo è per un motivo molto semplice, perché Berlusconi ha in mente solo le elezioni. E le elezioni nel più breve tempo possibile. Per lui è dunque vitale che il governo fallisca, perché se non fallisse, se arrivasse al 2013 con un ragionevole successo, cosa mai potrebbe andare a raccontare il Cavaliere nelle piazze?
Ciò posto, il governo potrebbe saltare in due modi. O travolto dalla furia popolare, il che, francamente, sembra del tutto improbabile. Oppure, appunto, con lo “stacco della spina”, insomma con il ritiro della fiducia del Pdl in Parlamento. Un “ritiro della fiducia”che però, attenzione, non potrebbe essere giustificato “alla Ferrara” da questioni di principio, insomma dal fatto che l’operazione Monti rappresenta un “vulnus”per la politica e la democrazia, perché, se quello era il problema, andava sollevato all’atto di costituzione del governo stesso non votando la fiducia e non facendolo così nemmeno nascere.
E allora il distacco della spina dovrà per forza avvenire su di una questione specifica, magari in occasione dell’avvio della riforma fiscale, con l’annessa tassazione dei patrimoni. Ma sarebbe, chiaramente un’operazione suicida, perché suscettibile delle interpretazioni più negative, come sarebbe, ugualmente suicida fare saltare il tavolo in risposta a eventi giudiziari giudicati “persecutori”.
Per Berlusconi però il passaggio è obbligato. Meglio affrontare una battaglia frontale in cui si può anche sperare di vincere, e all’insegna di quel populismo sfrenato che il Nostro sente e pratica più di chiunque altro, perché l’alternativa è di essere soffocato nel grande abbraccio democristian-moderato.
Il fatto è però che in questo ipotetico ‘ok Corral’ parlamentare Berlusconi sarebbe abbandonato da una parte consistente delle proprie truppe. Conserverebbe, allora, una forza sufficiente sì a creare, assieme a Bossi, un forte schieramento di destra populista, antieuropea e anti istituzionale, ma non a fare cadere il governo.
A quel punto Monti potrà decidere: di rimanere, di avere un reincarico con una maggioranza meno bulgara, ma più qualificata, oppure di andare alle urne. Ma in tutti questi casi, sarà il primo punto di riferimento dello schieramento antiberlusconiano. Ma, nello stesso tempo, il capo di un governo che non sarà più, né nella sua logica né nella sua composizione, il governo dei tecnici, ma una combinazione tutta politica.
Inutile ricordare, a questo punto, che per ritorno della politica non si intende affatto la sostituzione di un “tecnico di grido”con un esponente dell’Udc. Se così fosse la partita sarebbe pregiudicata in partenza. Ma non si tratta di questo. Ma del ritorno del valore e della possibilità della scelta. Il governo dei tecnici significa, oggi, ricorso ad un personale esterno per praticare delle cure considerate inevitabili ma che nessun esponente politico ha la capacità o l’intenzione di praticare in prima persona( una pratica, per inciso, che, se protratta nel tempo, porterebbe a pensionare i politici e la politica per manifesta inutilità). Un governo di maggioranza e, quindi, politico assume invece su di sé la responsabilità delle cure, nella convinzione che queste possano essere diverse e, quindi, appunto, oggetto di libera scelta.
E’ in questo quadro che si porrà il problema del Pd. L’emergere fatale di una forte destra populista lo porrà al centro dello schieramento internazionalista. E, a quel punto, non sarà più possibile rincorrere Monti e Casini per tutti i giorni della settimana salvo a blandire Di Pietro e Vendola la domenica, con il risultato di non incidere né sull’uno né sull’altro campo. Molto meglio, allora, manifestare un proprio internazionalismo attivo, con proprie linee e proprie proposte, in tal modo ci si potrà misurare dialetticamente con i moderati del proprio schieramento ponendo Idv e Sel l’alternativa tra essere ala radicale della coalizione o unire le loro voci, dall’opposizione, al coro populista di Berlusconi e di Bossi.

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