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Chi sfiderà Giorgia? Elly o GiuseppI….

Lo scorso 29 marzo sulle pagine del Corriere della Sera è uscito quello che può sembrare un articolo ma, in realtà, è la chiamata alle armi della borghesia meneghina che guida quella di tutto il paese. L’articolo porta la firma di Paolo Mieli, già direttore dello stesso quotidiano ai tempi di tangentopoli poi passato ad altri importanti incarichi tra cui quello di dirigere il programma di storia della Rai. Qualcuno potrebbe osservare che le pagine di storia sono unidirezionali ma questo è in linea col personaggio e con l’intellighenzia nostrana che ha il cuore a sinistra ma il portafogli ben piantato a destra.

di Raffaele Romano | 4 Aprile 2026

Lo scorso 29 marzo sulle pagine del Corriere della Sera è uscito quello che può sembrare un articolo ma, in realtà, è la chiamata alle armi della borghesia meneghina che guida quella di tutto il paese. L’articolo porta la firma di Paolo Mieli, già direttore dello stesso quotidiano ai tempi di tangentopoli poi passato ad altri importanti incarichi tra cui quello di dirigere il programma di storia della Rai. Qualcuno potrebbe osservare che le pagine di storia sono unidirezionali ma questo è in linea col personaggio e con l’intellighenzia nostrana che ha il cuore a sinistra ma il portafogli ben piantato a destra. Il Corriere della Sera, come tutto il gruppo RCS è della Cairo Communication, società per azioni presieduta da Urbano Cairo che è anche proprietario de La7 Spa. Il direttore Mieli in questo articolo annuncia che la sinistra (dov’è?) deve discutere sì di programma ma, soprattutto, designare il candidato premier (avverto i lettori che in Italia la figura giuridica del premier non esiste bensì c’è quella abbastanza vuota di poteri della presidenza del consiglio). Dopo di che entra a gamba tesa sull’unico interesse del Mieli e dell’illuminata e ricca intellighenzia milanese e si interroga alludendo chiaramente alle primarie “Una volta redatto e controfirmato il programma si pone il problema dei problemi: che senso ha porre in competizione, Schlein e Conte, i principali sottoscrittori di quel documento?” a questo punto non stabilendo quali sarebbero i contenuti di questa presunta sinistra italiana sfodera la decisione a cui fa da portavoce: le primarie tra Schlein, Conte sarebbero di esito incerto e non avrebbero un effetto rasserenante sull’elettorato del centrosinistra. L’incertezza del voto gli fa compiere l’ultimo strappo affermando, sempre a riguardo del fantomatico centro sinistra nostrano, che ha mostrato di gradire maggiormente le «primarie di incoronazione», quelle in cui ci si reca ai gazebo per consacrare un candidato precedentemente individuato dai leader. Alla fine di questo “democratico ragionamento” afferma che, fermo restando che negli altri Paesi si usa che il candidato premier sia, per vie naturali, il leader del partito più forte della coalizione, se primarie devono essere, a nostro avviso, Schlein e il suo partito farebbero bene a tener duro sui punti più qualificanti del programma e lasciare a Conte il ruolo di competitore contro Giorgia Meloni. La conclusione è fantastica, infatti con nonchalance afferma che Conte appare in grado di stabilire una miglior connessione con l’elettorato moderato e con il ceto delle competenze. Schlein, cedendogli lo scettro, eviterebbe una contesa insidiosa, dai probabili risvolti destabilizzanti. Sarebbe prova di saggezza da parte sua cedere il passo a un leader che ha vent’anni più di lei. L’alta borghesia meneghina ed italica attraverso la Cairo Communication che già ha concesso, da anni a La7, il ruolo di porta bandiera dei 5 Stelle con una infinita serie di trasmissioni ora ripropone il Conte bis che distinse la sua vasta opera di indebitamento pubblico attraverso superbonus, reddito di cittadinanza e tante altre amenità.

Come per magia pochi giorni dopo avviene una seconda incoronazione Giuseppi Conte è stato beccato dal quotidiano Libero a pranzo, martedì a Roma, con Paolo Zampolli, imprenditore italo americano uomo di Donald Trump, una sorta di ambasciatore privato con la carica di “inviato speciale per le partnership globali”. Come è possibile che Conte, leader di un movimento che definisce Trump “bullo e gangster”, si incontra con l’ambasciatore per l’Italia di Trump? Forse come faceva il Pci che urlava nelle piazze il suo anticapitalismo ed antiamericanismo ma si faceva affiancare dal colonnello dell’MI6 Ralph Merryl? così fa Giuseppi per cui non si comprende quale sia il motivo di silenzio della Schlein e del Pd. Sommessamente ci permettiamo di fare alcune semplici considerazioni, la prima è quella nella quale si nota il fatto che gli americani, intelligentemente, si stanno preparando ad un eventuale cambio nel caso ci dovesse essere. Una seconda considerazione è che siamo, come paese, lontano anni luce da tutti gli altri. Infatti, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania tengono una loro precisa posizione in uno spirito unitario nazionale in cui dalle opposizioni interne non ci sono contrapposizioni. Da noi, purtroppo, prevale ancora una volta la folle ricerca di volere la benedizione

straniera. Siamo ancora nel tardo Medio Evo dove il rapporto tra i principi italiani e i regnanti europei faceva emergere una profonda divergenza strutturale: mentre l’Europa occidentale si avviava verso monarchie nazionali centralizzate (Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Germania), l’Italia medievale si caratterizzava per una frammentazione politica, dominata da comuni, signorie e principati territoriali che chiedevano la benedizione dei regnanti europei.

E siamo ancora a quel punto!

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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