ALESSANDRO SILVESTRI·DOMENICA 2 AGOSTO 2020·4 MINUTI
Il PD Toscano assiste impassibile ai regolamenti di conti tra correnti, ma sarebbe meglio dire tra ex sodali e amici per la pelle, che la politica si incarica spesso di dividere, e intanto scende di 3 punti e 1/2 nei sondaggi. Le due coalizioni sono più o meno alla pari, le ragioni politiche e non solo, suggerirebbero di includere il più possibile (specialmente chi gode di un vasto consenso popolare come Marco Remaschi) non di escludere, con il non tanto segreto disegno di garantire poi ai propri prescelti una elezione che difficilmente potrebbe avvenire. E in secondo luogo, di consumare una vendetta personale ma che diventa politica, verso chi si è permesso di mettersi contro il capo locale. E che capo, visto il peso economico e imprenditoriale di Andrea Marcucci e del suo incarico istituzionale che è il più politico di tutto il PD, dopo quello di Zingaretti, ovvero come capogruppo al Senato.
Una posizione che richiederebbe capacità di fare sintesi tra le diverse anime politiche e ricercare unità (specialmente sotto elezioni) e non certo di far valere il proprio peso nazionale, sulle vicende locali della propria provincia e collegio elettorale. Una sorta di sacrilegio delle regole non scritte della politica, che potrebbe in futuro rilevarsi un pericolo e un boomerang per tutto il partito.
Intanto la componente dell’area zingarettiana lucchese, ha già annunciato battaglia e se non sarà ascoltata, gesti clamorosi come quello di restituire la tessera del PD! E stiamo parlando del 60% del partito in lucchesia e Versilia, con esponenti di primo piano e sindaci che non ci stanno ad accettare alcun diktat, visto anche che le deroghe sono state concesse in tutte le regioni al voto e in Toscana anche all’altro assessore uscente Ceccarelli, e che la stessa commissione nazionale di garanzia ha votato (7 sì su 8) per la deroga a Remaschi.
A partire dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, che si è detto colpito e amareggiato da queste modalità altamente divisive utilizzate in un momento così delicato da chi invece dovrebbe garantire la piena rappresentatività del partito; alla sindaca di Altopascio Sara D’Ambrosio, a quello di Viareggio Giorgio Del Ghingaro, all’ex deputata Raffaella Mariani sindaca di San Romano in Garfagnana, da quella di Villa Basilica Elisa Anelli, al vice-sindaco di Bagni di Lucca Sebastiano Pacini, al sindaco di Coreglia Antelminelli Valerio Amadei. Ma ce ne perdiamo per strada altri ancora non menzionati.
“Non capiamo Giani, Bonafé e il neo-presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Dario Parrini, che si prestano ad avallare regolamenti di conti interni, in una situazione politico-economica mai stata così difficile dove anche la Toscana è diventata improvvisamente contendibile. In una tornata elettorale poi, che diviene automaticamente un test di tenuta politica anche per il Governo nazionale!”
Questa in sostanza la posizione degli zingarettiani di Lucca e provincia, anche se tra gli ex renziani non tutti sono d’accordo con la prova di forza di Marcucci, e anzi serpeggiano forti preoccupazioni non soltanto per le elezioni di settembre, ma anche per quelle del 2021 dove molti comuni tornano al voto e tra quelli vinti dal centro-sinistra, la gran parte per pochi voti di scarto.
Insomma, ci tocca scomodare la nota commedia di Edward Albee, portata sul grande schermo dall’impareggiabile coppia Burton-Taylor diretti dall’altro premio Oscar, Mike Nichols, per parlare oggi di un’altra commedia drammatica che si sta consumando in queste ore nel PD lucchese e toscano, dal titolo: Chi ha paura di Marco Remaschi?
Certo l’altopascese ci ha messo anche del suo, già sindaco e presidente di Comunità montana, due volte consigliere regionale e assessore uscente, con qualche gaffe lasciata qua e là (ma tanto è di moda) e sostanzialmente con l’imperdonabile errore commesso di ritenere che il consenso personale sia sufficiente in politica per garantirsi da ogni tipo di critica e da qualche coltellata a tradimento che ogni tanto, immancabilmente, arriva.
E’ da troppo tempo in politica, viola il regolamento, è passato con molta disinvoltura da Renzi a Zingaretti, alle amministrative di Lucca disse in una telefonata in privato che avrebbe sostenuto un candidato concorrente del PD, replicano gli avversari e i detrattori.
I dirigenti locali di Italia Viva, si sono invece fatti prontamente avanti offrendogli un posto in lista. Una opzione che non andrebbe scartata a priori, visto l’alta volatilità della politica italiana e che la nebulosa del centro-sinistra, pare non aver ancora trovato un proprio centro di gravità permanente…
Già, come dire che l’esperianza politica (e anche capacità e onestà personali che a Remaschi non sono mancate) non sia un valore aggiunto, specialmente in una Italia dove la scuola non fa alcuna formazione politica e i partiti, un tempo implicitamente delegati ad ovviare a questa carenza strutturale del Paese, quasi del tutto evaporati.
Resterebbe il PD invero, ma per quanto tempo ancora con tutte le difficoltà di comunicazione che lo affliggono (esterne e interne) e l’accettazione di questi metodi maramaldeschi, riflessi residuali dell’orribile stagione dei lanciafiamme e delle rottamazioni?

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