Ora che i due partiti che hanno governato nell’ultimo anno si danno reciprocamente del barbaro, c’è chi, come Ernesto Galli della Loggia sul Corriere, punta il dito su una classe dirigente che per inerzia e fuga dalle responsabilità, ha lasciato che i “barbari” fossero legittimati a prendere il comando.
Il bersaglio sono gli “ottimati”, che non hanno fatto le battaglie necessarie per evitare che anche la crisi attuale arrivasse ad essere “la più pazza del mondo”.
Alcune delle irresponsabilità denunciate sono più che motivate, come la questione scuola, con continui aggiustamenti più sindacali che di adeguamento alle nuove sfide della modernità. Bisognerebbe solo aggiungere che senza l’eroismo di una parte molto larga della docenza, le cose sarebbero andate anche peggio, vista l’indulgenza verso chi vede la scuola come un reality in cui i cattivi sono gli insegnanti che bocciano.
Ma Galli della Loggia fustiga i comportamenti passivi degli ottimati anche su molte altre questioni, dall’evasione fiscale all’obbrobrio del CSM, al nulla fatto sul Trattato di Dublino. Impagabile il riferimento al titolo V modificato per “fornire munizioni” a chi voleva smantellare l’unità statuale.
Ma tutto questo, a nostro parere, dipende da un atteggiamento mentale e culturale: aver dato innanzitutto campo libero ad alcune barbarie istituzionali riguardanti capisaldi della democrazia, arretrando progressivamente là dove c’era da combattere, anche se era scomodo perchè significava impegno politico. Una resa alimentata dalla popolarità dell’antipolitica che ha indotto molti a tenersi bene al largo dall’impegno pubblico, che spesso porta con sè massacri mediatici o accuse di appartenenza ad un mondo semplicisticamente definito casta. Ed è grave che questo stesso sentimento abbia frenato i giovani, anche i migliori e i più impegnati nel volontariato o altri fini sociali. Si è buttato via il classico bambino insieme all’acqua sporca, che c’è, ma non è tutto, perchè esiste anche una politica buona, da valorizzare.
L’ultimo colpo è venuto dalla disintermediazione. Oggi, la tendenza sta moderatamente invertendosi, ma certo è che nell’ultimo decennio è venuto meno anche l’alibi della delega. Lontani i tempi di impegno in prima persona di leader come Gianni Agnelli o Luciano Lama.
La Confindustria di Boccia, ad esempio, aveva sostenuto (fin troppo si disse) le riforme costituzionali di Renzi, ma in questa legislatura, poco o nulla è stato fatto anche dagli intellettuali per contrastare ben tre letture di riforme istituzionali che toccano pilastri essenziali di un sistema liberaldemocratico.
Altro che raccolta di firme e convegni. Sono passati quasi inosservati l’indebolimento del l’autonomia dei parlamentari, l’introduzione di referendum che si sostituiscono ordinariamente all’attività legislativa, la stessa autonomia differenziata, l’aggressione all’istituto della prescrizione, e non ultimo il cosiddetto taglio delle “poltrone”, motivato da risibili ragioni di risparmio, mentre può incidere su un canone essenziale della democrazia: la rappresentatività.
Tutte questioni su cui opinionisti come Galli della Loggia si sono meritoriamente esercitati nelle pagine di riflessione, ma sono state registrate stancamente nella cronaca politica e negli show tv. E’ prevalsa l’agenda del cosiddetto cambiamento, come il reddito di cittadinanza o la declinante questione della migrazione. Si sono trascurate come fossero fastidiose tecnicalità debito, spread e recessione, figuriamoci se c’era spazio per i principi costituzionali.
Lo stato di diritto ha resistito a tre secoli di traumi di ogni genere, ma la superiorità della legge rispetto alle passioni del momento non è mai garantita per sempre. Oggi poi, è cambiato il contesto. E’ sotto attacco l’Europa come entità sovranazionale, proprio mentre si affermano l’autocrazia russa, il neo sovranismo americano e la irresistibile egemonia cinese. Va in pezzi l’autorevolezza inglese e c’è un est europeo che scopre a sua volta un nazionalismo autoritario.
Dobbiamo farcela da soli. Se un Paese si imbarbarisce, la questione riguarda tutti, ottimati e non.
Beppe Facchetti

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