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Chi è Stato?

di Fabrizio Binacchi | 9 Gennaio 2012

Non è il problema di un bilancio in rosso, di perdite che superano gli utili, qui è in rosso il sistema globale della fiducia incrociata fra Stati. A nessuno sfugge che tra il 2012 e il 2013 si voterà in Francia, Usa, Germania, Messico, India e Iran. Mica poco per i destini globali.

Come quando si gioca da bambini e a un certo punto si scopre che la macchinina è rotta. E uno urla: chi è stato? Da piccoli, giocando alle corse, con la “s” minuscola. Ora da grandi. nel grande gioco dell’euro zona, del continente in euro, bisognerebbe chiedersi “Chi è Stato”? con la “S” molto maiuscola. Dieci anni di moneta unica non hanno indicato alcuna traiettoria politica di condivisione. E dopo dieci anni si deve ancora ricorrere a qualche vertice bilaterale per preparare le riunioni dell’eurogruppo e dei consigli europei. Per assicurare governance, per illuminare qualche progetto. Altrimenti il rischio è lo sbandamento anche degli ordini del giorno. E’ chiaro che ci sono due livelli. Quello europeo, dove si giocano i destini della coesione e della integrità dell’Unione e dove si misurano i rapporti con il resto del mondo, e quello interno italiano dove ci si misura con i cosiddetti compiti a casa: tagli, tasse, più le seconde dei primi, aumenti, crisi, conflitti sociali. La domanda è: quanto conteranno le sofferenze italiche per il rilancio europeo? Perdere, tra nuove tasse e aumenti a catena (così hanno calcolato) quasi uno stipendio nel 2012 varrà la candela del riscatto europeo nel 2013?  Nessuno ora, dotato di un minimo di ragione,  ce lo può dire. Quel che è sicuro che  quest’anno saremo, più o meno, tutti a pagare dazio per scelte o non scelte che chi doveva gestire Stato e Unione ha fatto o non ha fatto. Insomma qui qualcuno ha sbagliato. Qualcuno non ha capito in tempo, qualcuno ha firmato assegni a vuoto, qualcuno non ha sorvegliato, qualcuno non ha eccepito, qualcuno c’è cascato. Morale: aleggia un rischio fallimento che non coinvolge solo strutture o sistemi ma l’intelaiatura stessa dell’economia di mercato. Non è il problema di un bilancio in rosso, di perdite che superano gli utili, qui è in rosso il sistema globale della fiducia incrociata fra Stati.  In caso di fallimento di una società si deve capire chi è stato per evitare che continui a firmare assegni a vuoto e faccia distrazioni di fondi o adotti misure ancora più negative per l’azienda che ha messo fuori mercato. Così nelle scelte della futura governance europea bisognerebbe cambiare quei cervelli che ci hanno messo in questi pasticci che non sono stati capaci di vederli per tempo o che non sono stati in grado di evitarli.  Chi è Stato? A questo punto non serve neanche tanto saperlo, serve trovare una macchinina nuova che stia in pista e che sia consapevole che il mondo nel frattempo è cambiato. Serve essere consapevoli di poche cose ma chiare. Che le regole del 2008 sono paleo-economia rispetto al 2012 e che di là dal mare, oltre le montagne, ci sono economie che lavorano che noi neanche immaginiamo (cominciamo a mandare una missione in Mongolia?) e che noi qui nel vecchio continente ex colonialista dovremo ristrutturarci dalle fondamenta per agganciare qualche treno indiano o brasiliano. A nessuno sfugge che tra il 2012 e il 2013 si voterà in Francia, USA, Germania, Messico, India e Iran. mica poco per i destini globali.  E  nell’era globale anche una nicchia fa da cattedrale.

Pubblicato in : CornerBlogTag: crisi, eurozona, germania, governance, riscatto, rischio fallimento

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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