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Chi dipinge Israele come un mostro

Albanese, D’Alema, Cuzzocrea. Il potere di odiare Israele è grande, dall’universo delle istituzioni internazionali dove finalmente Albanese distilla il suo messaggio: “Israele è il nemico dell’umanità”. Totalmente insensato, magnificamente liturgico, finalmente gli è uscito intero il rospo che aveva vestito con parole come genocidio, colonialismo, pulizia etnica. Tutte finzioni storiche, invenzioni che si smontano in pochi minuti, ma che importa, l’escalation è completa, la richiesta di eliminazione è compiuta. L’umanità l’esige. Suona brutto, tuttavia, ma le richieste di alcuni Paesi di far cessare lo scandalo all’ONU franano: così si può continuare senza vergogna, bestemmiare Israele, lo Stato ebraico, porta nuova fama e antico successo, a volte soldi.

di Fiamma Nirenstein | 14 Marzo 2026

Albanese, D’Alema, Cuzzocrea. Il potere di odiare Israele è grande, dall’universo delle istituzioni internazionali dove finalmente Albanese distilla il suo messaggio: “Israele è il nemico dell’umanità”. Totalmente insensato, magnificamente liturgico, finalmente gli è uscito intero il rospo che aveva vestito con parole come genocidio, colonialismo, pulizia etnica. Tutte finzioni storiche, invenzioni che si smontano in pochi minuti, ma che importa, l’escalation è completa, la richiesta di eliminazione è compiuta. L’umanità l’esige. Suona brutto, tuttavia, ma le richieste di alcuni Paesi di far cessare lo scandalo all’ONU franano: così si può continuare senza vergogna, bestemmiare Israele, lo Stato ebraico, porta nuova fama e antico successo, a volte soldi. Sembra difficile superare Albanese, ma ecco ieri D’Alema: la cornice della guerra fra Iran, Stati Uniti e Israele gli fornisce su Repubblica un’uscita hollywoodiana, due pagine di fantasie antiamericane e antiebraiche insieme. D’Alema è un politico italiano per eccellenza, è stato Primo Ministro, eppure è ebbro di esclamazioni. Gli israeliani dice, “cercano di uccidere tutti i giornalisti preferibilmente coi loro bambini a scopo terroristico” per suggerire “qui non dovete venire altrimenti ammazziamo i vostri bambini”. Una senza sfondo, i giornalisti di cui si sa che siano stati presi di mira sono solo quelli che, membri di Hamas, nukbe ben identificati, il 7 di ottobre erano fra i carnefici.

Poi c’è una comparsa sconosciuta, “un soldato israeliano” non identificato, che racconta che “un ufficiale”, anche lui senza nome, “ha visto un bambino palestinese che giocava… si è fermato, è sceso, gli ha spezzato le braccia e le gambe lo ha finito a calci e lo ha lasciato agonizzante in mezzo alla strada”. Gli israeliani dunque sono proprio dei mostri allora, deve pensare il lettore: questo è il messaggio, e con esso la distruzione dello Stato Ebraico. Dunque il subtesto è quello, appunto dell’Albanese: Israele “è il nemico dell’umanità”. Perché, D’Alema spiega, “in Israele si è instaurato un totalitarismo razzista”, “è una regressione barbarica dell’Occidente”. Direi che ogni persona di buon senso deve concludere che è meglio obliterarlo, proprio come voleva Khamenei. Ma la giornalista non fa domande, il silenzio accompagna la condanna a morte. D’Alema ha una certa tolleranza per i dittatori, tuttavia, con Putin “è necessario trovare una soluzione” e lo ripete un paio di volte, anzi “la guerra in Ucraina nasce da una corresponsabilità”. E ricordando come lui fece bombardare il Kosovo, beh, gli è costato moltissimo, ma era un dovere morale. Lui bombardava bene.

Invece Netanyahu ha un fine “l’assassinio sistematico delle famiglie e dei bambini”. E bombardare l’Iran? Per D’Alema la destra, cioè Netanyahu e Trump, vogliono distruggere l’Iran (non il regime degli ayatollah) “non perché perseguita le donne” ma per il misterioso motivo che “contrasta il disegno imperiale di Israele”. Ah, forse intende che Israele osa sfidare la condanna a morte degli ayatollah, certo, è imperiale.

 Ed ecco che si completa la triade: dopo la dottrina Albanese “Israele nemico dell’umanità” coi suoi contenuti storico-politici inventati, come il colonialismo e l’intenzione genocida, D’Alema si avvia all’esame di una società di cui dimostra di non sapere niente, delle regole e dell’ethos di un esercito e di un Paese solidale e amante della pace in cui ogni comportamento che infrange la moralità viene indagato a fondo.

Puoi non crederlo, ma chiedilo, giornalista! E invece qui arriva il silenzio di Cuzzocrea, ma avrebbe potuto essere su pagina o in tv chiunque altro: non sa chiedere neppure la fonte del racconto del bambino fatto a pezzi da quei mostri, come mentre si sparavano i numeri della guerra a Gaza sulle prime pagine non si diceva mai che fossero di una sola fonte, quella del ministero del governo Hamas a Gaza. La folle idea che gli ebrei diano la caccia ai giornalisti coi loro figli, o che disegnino un potere imperiale che implichi l’Iran non fa alzare un sopracciglio all’intervistatrice. Niente. Silenzio. E ormai senso comune. Gli ebrei, i mostri; il loro stato, da eliminare. L’ONU, la politica, la stampa. La trimurti. ci siamo ormai abituati. È noioso.    

Fiamma Nirenstein

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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