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Che succede quando la sinistra fa la destra

di Maurizio Ballistreri | 30 Giugno 2013

Si assiste al più paradossale dei rovesciamenti: la sinistra, autodefinitasi “riformista”, il Pd, che si propone come garante dell’austerity, tanto cara ai partiti liberali e popolari europei.

destra-sinistra-okL’Italia politica della cosiddetta “Seconda Repubblica” sembra in preda ai non-sense che troviamo nel romanzo “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll: nata all’insegna del bipolarismo, vede un governo di “larghe intese” che degrada, ogni giorno di più, nel consociativismo di mera necessità.
Ed è in questo scenario che si assiste al più paradossale dei rovesciamenti, davvero degno del romanzo di Lewis Carroll: la sinistra, autodefinitasi “riformista”, il Pd, che si propone come garante dell’austerity, tanto cara ai partiti liberali e popolari europei, vestali dell’ortodossia monetarista, e la destra che contesta l’Imu e i possibili aumenti dell’Iva in nome degli interessi dei più deboli.
Ma se la posizione del Pdl appare davvero strumentale, poiché fu il governo Berlusconi tra il 2008 e il 2011 a prevedere tali misure, quella del Pd rischia di perpetuare una certa anomalia della sinistra italiana di ceppo marxista-leninista, riletto nell’interpretazione gramsciano-togliattiana, che per l’affermazione dell’“egemonia” del partito nella società, oltre il perimetro delle classi popolari verso i ceti borghesi soprattutto intellettuali e dell’imprenditoria sedicente “illuminata”, è disponibile a scelte conservatrici.
Fu così per “svolta di Salerno”, dell’aprile del 1944, con cui Palmiro Togliatti, anche su impulso dell’Unione Sovietica, favorì il compromesso tra partiti antifascisti, monarchia e Badoglio, per un governo di unità nazionale al quale partecipassero i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti nel Comitato di Liberazione Nazionale, accantonando in quella fase la questione della Repubblica e per l’approvazione dell’art. 7 della Costituzione, sui rapporti tra Stato italiano e Vaticano.
E poi, il vecchio Pci, negli anni dei governi di “Unità nazionale”, nella visione di Berlinguer propedeutico al compromesso storico con la Democrazia cristiana, e i suoi eredi del Pds-Ds-Pd dal 1993 in avanti, hanno sostenuto una linea di politica economica rigorista, in cui il moralismo e l’elitismo della tradizione comunista hanno sposato una visione di austerità, che è stata definita con un ossimoro di “riformismo liberista”, fortemente influenzata dalle tesi di Giorgio Amendola dei “sacrifici della classe operaia quale classe generale” e da quel socialismo mercatistico di salveminiana memoria incentrata sulla figura del “buon contribuente” elaborata da Luigi Einaudi.
Così se il Pci sostiene la lotta all’inflazione e i sacrifici per gli operai tra il 1976 e il 1979 (ingaggiando, però, negli anni del governo-Craxi, una feroce battaglia contro quel taglio alla scala mobile, che portò l’Italia ai vertici dell’economia mondiale), gli Occhetto, i D’Alema, i Veltroni, i Bersani, i Letta delegando la politica economica a tecnici come Ciampi, Dini, Prodi, Padoa-Schioppa, Monti e, oggi, Saccomanni, hanno sostenuto quei tagli sociali e quell’incremento della pressione fiscale, che hanno gravemente impoverito gli italiani.
Al fondo rimane il problema, emerso ancora una volta in occasione del consiglio generale del Partito socialista europeo svoltosi recentemente a Sofia, con l’unica adesione per il nostro Paese del Psi al Programma Fondamentale dei socialisti europei, in vista delle elezioni europee del 2014: l’assenza in Italia di una vera e grande forza socialdemocratica.

Pubblicato in : Primo pianoTag: caro alzeglio ciampi

Info Maurizio Ballistreri

Professore di diritto del lavoro nel Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina, ha insegnato alla Luiss, nell’Università di Extremadura in Spagna, in seminari alla Sorbonne-Pantheon di Parigi, all’Università di Santiago de Compostela, all’Università economica di Cracovia, nelle Università di Kiew e Zagabria, autore di libri e di pubblicazioni scientifiche sui temi del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Avvocato di Cassazione e Revisore legale dei conti.
Già deputato socialista nella XIV Legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana e dirigente sindacale della UIL, ha svolto importanti incarichi istituzionali quale consigliere di amministrazione dell’IRCAC, l’Istituto per il credito alla cooperazione della Regione siciliana, dell’Università degli Studi di Messina in rappresentanza del CNEL, della Società “Stretto di Messina” Spa.

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