Le elezioni ci consegnano, come tutti dicono, un Paese ingovernabile. Se esiste una via d’uscita, si vedrà al termine del cammino. Intanto, le riforme di cui si parla da sempre, restano al palo. Ma quali sono queste riforme? Far mente locale non è agevole. Non parliamo delle misure che sono unilaterali, ad esempio la grossa panzana di Berlusconi che promette di restituire l’Imu, o diminuire le tasse. O le magnifiche illusioni della sinistra radicale di poter dar lavoro a tutti. No. Parliamo di riforme che possono essere, in linea di principio, condivise da un largo numero di parlamentari. Così, nel corso della campagna elettorale, ho raccolto suggerimenti, proposte, impegni… di riforme. Qui mi limito ad elencare quelle che accomunano, in teoria, una parte maggioritaria delle forze politiche in campo.
Istituzioni
- Nuova legge elettorale grazie alla quale l’elettore possa votare direttamente il candidato.
- Riduzione del numero dei parlamentari, sia alla Camera che al Senato.
- Fine del bicameralismo perfetto (competenze diverse per Camera e Senato)
- Aumento dei poteri del presidente del Consiglio in modo tale che possa allontanare i ministri incapaci e tenere a freno le correnti con la minaccia di nuove elezioni.
- Statuto dei partiti e controllo dei bilanci.
Riduzione della spesa pubblica improduttiva
- Riduzione degli stipendi, rimborsi, privilegi dei parlamentari e dei consiglieri regionali.
- Taglio ai rimborsi elettorali.
- Revisione dei compensi degli alti burocrati (nessun compenso superiore a quello del primo presidente della Corte di Cassazione, insieme al divieto di cumulare cariche). Questa riforma, annunciata del governo Monti, non so se sia stata attuata.
- Soppressione di tutte le Province (che sono centri di potere, di poltrone e di clientele).
- Abolizione dei contributi a fondo perduto che lo Stato eroga alle più varie attività produttive, destinando l’importo, in maniera vincolante, a ridurre il cuneo fiscale.
Economia
- Reddito minimo garantito
- Misure in favore dell’occupazione.
- Graduale abolizione del precariato.
- Interventi speciali per favorire l’occupazione dei giovani e delle donne.
- Riforma del sistema fiscale a favore delle fasce più deboli.
- Riduzione del cuneo fiscale che grava su imprese e lavoratori.
- Recupero della gigantesca evasione.
- Rilancio del settore industriale. Questo Paese è privo, da anni, di politica industriale. Siamo, per varie ragioni, pressoché privi di siderurgia, chimica, elettronica. In questa situazione ormai sono asfittici e sottoposti al processo di delocalizzazione anche quei settori “di nicchia” sui quali si era basato lo sviluppo degli anni ’80.
- Intervento pubblico nel settore bancario, con l’obiettivo di fornire credito alla media e piccola industria.
- Produzione di energia a costi contenuti in linea con gli altri Paesi europei.
- Rilancio del turismo.
- Pagamenti della PA
Interventi sui servizi forniti dello Stato
- La misura urgentissima dovrebbe essere la riduzione dell’affollamento delle carceri tramite depenalizzazione di alcuni reati o sconto della pena a domicilio.
- Rinnovamento della scuola per portarla a livello dei Paesi più avanzati.
- Finanziamento della ricerca in tutti i settori e in particolare in quello industriale
- Accorciamento dei tempi della giustizia civile e riforma del sistema giudiziario.
- Semplificazione normativa
- Sburocratizzazione. Interventi in tutto il settore pubblico per renderlo più efficiente.
- Guerra alla corruzione. In un Paese slittato dal 33° al 72° posto nelle classifiche
di Transparency, è chiaro che manca una efficace legge anticorruzione.
- Guerra alle mafie
- Attribuzione automatica della cittadinanza a tutte le persone nate in Italia.
Interventi sulle infrastrutture
- Ripristino dell’assetto idrogeologico del territorio.
- Smaltimento rifiuti, specie al Sud. Raccolta differenziata. Diffusione di termovalorizzatori per lo smaltimento dei rifiuti e la produzione di energia. Rigassificatori.
- Ferrovie e strade. Le ferrovie italiane, al di fuori delle tratte ad alta velocità, sono semplicemente disastrose, così come quello delle strade e autostrade, in particolare al Sud.
- Digital divide.


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