Nel 1961, sull’onda delle olimpiadi di Roma, si è voluto presentare al mondo l’Italia del miracolo economico, e il comitato ha avuto facoltà di spesa notevoli. Non sono state tutte spese oculate, dato che solo dopo 50 anni si è trovata (forse) una destinazione al bellissimo ma inutilizzabile “Palazzo del Lavoro”. E anche l’altrettanto bello Palazzo a Vela ( che come il Palazzo del Lavoro era impossibile da riscaldare) non è che sia uscito tanto bene dalle mani della Gae Aulenti. Era molto suggestiva la sola vela di cemento sul verde, sarebbe stata la più bella tettoia del mondo per i concerti rock…
Per i 150, a Torino abbiamo avuto pochi soldi da spendere e li abbiamo spesi bene, mettendo a posto i nostri musei.
A quanto ho visto sui cartelli dei cantieri, un bel po’ di soldi se li è spesi Scajola in provincia di Imperia, che non c’entrava per niente, ma così avrà fatto lavorare i suoi amici del Colosseo…
Però, a proposito di architetti sommi, che per fortuna non hanno avuto becco in Italia 150, a Torino ci è rimasta un’opera inutile e brutta, che temo non basteranno 50 anni per trovargli una destinazione: l’orrida astronave verdastra di Fuksass, che turba l’equilibrio di Porta Palazzo. Che fare ? lo battezziamo “monumento a quelli che se la tirano” o, visto che è di vetro, si procede all’abbattimento per lapidazione?
Claudio Bellavita

Caro Sig. Bellavita
Non so quale tipo di critica muova nel valutare un’architettura contemporanea. Posso dire, dopo aver guardato su internet le immagini del luogo (e dell’edificio che Lei investe con tanta veemenza), che la categoria del “bello” è quanto mai inflazionata e abusata, spesso quando non si ha titolo per farlo. Mi sembra un’architettura alla quale possono essere mosse alcune critiche come la forma planimetrica un po’ “invadente” e la forma plastica non delle più riuscite di Fuksas. Però vedo anche, ad esempio, che la forma ottagonale della piazza (invero un po’ grande per un centro cittadino italiano) era già stata eventualmente compromessa dai precedenti edifici d’angolo. Vedo anche che l’operazione progettuale di Fuksas è stata quella di concludere l’evoluzione formale dei precedenti tre edifici (da quelli che sottolineano l’angolo a quello che satura l’area angolare, come fa il quasi “gemello” di Fuksas) e, su questi “doppi”, si potrebbero trovare molti precedenti anche nella stessa Torino (uno per tutti, le chiese quasi “gemelle” di piazza San Carlo le cui facciate di Caronesi e di Juvara riprendono l’idea della “quasi specularità” di quelle di “scuola” berniniana in piazza del Popolo a Roma). Come ripeto, forse questo mercato non è la migliore cosa di Fuksas (del quale non sono ne’ un fan, ne’ il difensore d’ufficio), ma Lei avrebbe saputo fare di meglio? Credo che, per giudicare l’opera di altri (in particolare quando, come sembrerebbe, non si è del “mestiere”), occorra maggiore prudenza. Purtroppo l’urbanistica e l’architettura italiane del secondo ‘900 non sono all’altezza di quelle precedenti, salvo alcune eccezioni, ma il discorso si farebbe troppo lungo……. E poi, se dovessimo cominciare a demolire, proprio di qua dovremmo iniziare? Le assicuro che c’è di peggio.