E’ straordinario e drammatico al contempo constatare come emergenze non abbiano tempo, non diventino mai storiche. Si veda, al riguardo, quanto fece negli anni ’50 e ’60 La Pira, sindaco di Firenze.
A Rimini l’altro giorno c’erano i sindaci di tre città importanti che si sono confrontati su come mandare avanti una grande macchina complicata qual è un comune: Pisapia di Milano, Nardella di Firenze, Tosi di Verona rappresentano una bella fascia d’attacco nella squadra di “sindaci Italia”. E, pur dovendo combattere tra tasi e deficit, possono vantare un discreto patrimonio davanti al mondo, e non solo per cultura, turismo e arte. Ma cosa deve fare un sindaco oggi? Può e deve fare tante cose, inimmaginabili per un qualsiasi altro rappresentante di governo territoriale. Molti cercano ispirazione nell’innovazione e nella rete e non è un male. Ma a volte basta voltarsi indietro. Facciamo un gioco. Vediamo cos’ha fatto un certo sindaco, in certi anni e proviamo a indovinare chi è. Ma soprattutto quanto era moderno. Non meravigliamoci se, leggendo bene, anche oggi i sindaci son alle prese con le stesse incombenze ed emergenze. Perché tutto si tiene e molto è ciclico. Vediamo un rapido elenco: creazione di nuovi quartieri magari urbanisticamente innovativi, costruzione di case popolari, ristrutturazione del teatro comunale, realizzazione della centrale del latte, ripavimentazione del centro storico, nuove scuole e nuovi centri di formazione, alloggi ai senza casa, politica anti sfratti. Avete indovinato il sindaco? Potrebbe essere il celebrato Luigi Grigato di Mantova, o il mitico Giuseppe Dozza di Bologna o perché no Aldo Aniasi a lungo primo cittadino di Milano. Ci potrebbero stare. E invece è un altro. Quelle “robe là” le ha fatte Giorgio La Pira sindaco di Firenze dal 51 al 57 e dal 61 al 64. E’ straordinario e drammatico al contempo constatare come emergenze non abbiano tempo, non diventino mai storiche. Molti politici farebbero bene a rileggere e ristudiare La Pira invece di citarlo magari a volte malamente per due o tre cose lette velocemente sui bigini. Andiamo verso un governo delle nostre città con super sindaci di aree metropolitane. Il minimo che si può chiedere è di avere figure adeguate con visioni consonanti. Tradotto dal politichese: donne e uomini giusti per l’incarico. Citiamolo pure La Pira, ma citiamolo avendolo letto bene e con cognizione di causa. Colpisce la modernità di alcune sue prese di posizione. A proposito di sfratti, disse davanti al consiglio comunale “Se c’è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta per un Sindaco in genere, e per un Sindaco cristiano in ispecie, non c’è!” Non giri di parole, come vedete, ma pietre pesanti. E all’accusa di “comunismo bianco” e a qualche critica di statalismo che veniva anche dai “suoi” rispose : “10000 disoccupati, 3000 sfrattati, 17000 libretti di povertà.: ..cosa deve fare il sindaco? Può lavarsi le mani dicendo a tutti: “scusate, non posso interessarmi di voi perché non sono statalista ma interclassista?” Quando i valori non si barattavano e le ideologie facevano i conti con la realtà.

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