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Che bella la piazza gremita per una Europa davvero unita!

L’opinione del del Professor Mayer: “Vedere piazza del Popolo stracolma di migliaia di cittadini che si entusiasmano per messaggi europeisti e federalisti è una novità che mi ha sorpreso (positivamente). 
La manifestazione di Roma mi ha coinvolto emotivamente anche perché mi è tornata alla mente la mia prima e precoce esperienza politica (era il 1967 – avevo 15 anni)  nel Movimento Federalista Europeo di Firenze – quando l’Erasmus per gli studenti era ancora un lontanissimo sogno”.

di Marco Mayer | 17 Marzo 2025

Vedere piazza del Popolo stracolma di migliaia di cittadini che si entusiasmano per 

 messaggi europeisti e federalisti è una novità che mi ha sorpreso (positivamente). 

La manifestazione di Roma mi ha coinvolto emotivamente anche perché mi è tornata alla mente la mia prima e precoce esperienza politica (era il 1967 – avevo 15 anni)  nel Movimento Federalista Europeo di Firenze – quando l’Erasmus per gli studenti era ancora un lontanissimo sogno.

Mi ha fatto piacere che Michele Serra abbia espresso in apertura – senza se e senza ma – l’ esigenza  che l” Europa continui il pieno sostegno alla resistenza del popolo ucraino contro l’ invasore russo.  

Roberto Vecchioni ha fatto benissimo a cantare una canzone dedicata ad una soldatessa,la  ragazza curda di Raqqa che con il fucile ha  combattuto e sacrificato la sua vita  per la libertà del suo popolo. 

Non so quanto consapevolmente Roberto Vecchioni ha chiarito ai manifestanti una verità incontrovertibile:  la Costituzione italiana ripudia la guerra “come mezzo di risoluzione  delle controversie internazionali”, ma non ripudia affatto la guerra di liberazione su cui peraltro si è fondata la nascita stessa della Repubblica Italiana.

Liliana Segre ha ricordato, infine. che l’arrendevolezza non ha mai fermato la mano armata degli aggressori e numerosi  oratori hanno invocato la necessità di una difesa comune europea.

Questi aspetti positivi della grande manifestazione non devono tuttavia mettere in ombra alcuni fattori negativi, soprattutto ambiguità e omissioni.

Mi riferisco a due errori  di valutazione che rischiano di minare  il rinascente movimento europeista nel nostro paese.

La prima osservazione è che in molti interventi è  emersa – anche se non dichiarata esplicitamente – una equivalenza di giudizio sulla Russia, la Cina e  gli Stati Uniti come se si potessero mettere sullo stesso piano.

Per quanto criticabili  le  decisioni assunte dall’ amministrazione Trump non possono offuscare  la differenza  sistemica tra il sistema politico –  liberale e democratico –  degli Stati Uniti e i regimi dittatoriali di Russia e Cina (per non parlare dell’ Iran). Negli USA esistono anticorpi e pesi e contrappesi che sono inimmaginabili (e inammissibili) per i governanti di Mosca, Pechino o Teheran.

 Dobbiamo stare  molto attenti ai pregiudizi e rigurgiti di questo genere di antiamericanismo.

 Per tre anni Vladimir Putin ha infierito con missili, droni e bombe telecomandate sulla popolazione civile ucraina. 

È triste e  paradossale che  una grande manifestazione di protesta si  sia svolta  solo dopo che Trump ha umiliato Zelensky nello Studio Ovale come ha osservato giustamente Paolo Gentiloni. 

Sembrerebbe quasi che sia più facile manifestare contro Trump che contro Putin; se fosse così non sarebbe un bello spettacolo.

Il secondo punto critico riguarda la persistente sottovaluzione del ruolo della NATO. Romano Prodi ha ribadito recentemente che gli ottanta anni di pace nei paesi della UE sono stati garantiti dall’ Alleanza Atlantica; fatto storico incontestabile. Nel lontano 1976 anche Enrico Berlinguer dichiaro’ a Giampaolo Pansa che si sentiva più sicuro sotto l’ ombrello dell’ Alleanza Atlantica.

 Sarebbe ingenuo immaginare una difesa europea completamente sganciata dalla Alleanza Atlantica. Dobbiamo dire con chiarezza  che non servono duplicazioni e che 

l’autonomia strategica della UE si può realizzare come pilastro europeo della NATO sfruttando al massimo le tante  possibili sinergie. 

Come procedere in Italia?  Basterebbe seguire le scelte di Starmer che ha mantenuto e mantiene  gli ottimi rapporti privilegiati tra Regno Unito e USA, ma al tempo stesso spinge per accelerare il processo di costruzione della difesa europea. 

La migliore soluzione sarebbe che la prossima settimana in Parlamento Giorgia Meloni, Antonio Tajani insieme ad una parte consistente dell’opposizione si  impegnssero a promuovere un primo nucleo di Stati Membri della UE  disponibili a mettere a fattor comune (a livello intergovernativo) le proprie risorse miltari e industriali. 

Non si possono certo creare forze armate europee dal giorno alla notte. Occorre definire un percorso per tappe iniziando  da alcune priorità tecnologiche a carattere duale:  difesa aerea e satellitare, droni, cyberdefence.

Purtroppo non andrà a finire così. Il ruolo propulsivo che

l’ Italia potrebbe avere nel processo di costruzione difesa europea non si potrà concretizzare per un miope gioco di veti incrociati e di miseri calcoli elettorali.

Giorgia Meloni ha la spina nel fianco della Lega di cui cui non può fare a meno. Elly Schlein, segretaria del PD ha paura di essere scavalcata da Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni. Peccato.

Marco Mayer 

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, canzone, cina, costituzione, costituzione italiana, enrico berlinguer, erasmus, europa, firenze, forze armate, iran, italia, lega, manifestazione, meloni, movimento, nato, opposizione, parlamento, pd, processo, prodi, putin, repubblica

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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