
Ceuta non è stata soltanto una crisi migratoria e umanitaria, con ogni probabilità organizzata ad arte dal Marocco, la quale alla fine lascia sul campo 84 morti annegati, il dato più drammatico di cui non frega niente a nessuno.
La vicenda segna anche la nascita di una vera e propria internazionale nera composta dai neofascisti e dalla peggiore destra liberale, che dichiarando guerra ai migranti attacca chiunque non si pieghi al nuovo ordine.
Nel mirino è finito perciò il governo del socialista Sanchez, uno dei pochi capi di governo europei che ancora rappresentano un argine alla normalizzazione delle destre radicali.
Contro di lui si è mossa una coalizione ormai riconoscibile: i neofascisti dichiarati, i conservatori che ne inseguono il linguaggio e un centro liberale troppo impaurito per opporsi, spesso disposto ad accodarsi pur di non perdere consenso.
Meloni, occorre riconoscerlo, questa volta si è posta come il capo di questa internazionale nera.
Sánchez è oggi il nemico perché continua a difendere un’idea di Europa fondata sulla responsabilità comune e capace di politiche che riconoscono diritti fondamentali alle persone ai lavoratori e quindi anche ai migranti.
Sopratutto il leader spagnolo non piega la testa al riarmo voluto da Trump e si permette persino di criticare il genocidio dei palestinesi da parte dello Stato di Israele con il sostegno degli USA.
Giorgia Meloni con uno scatto da serpente ha capito che poteva azzannare l’avversario politico e rimettersi al centro della destra illiberale europea, magari riconquistando le simpatie di Trump.
Pur non esistendo alcuna minaccia concreta per l’Italia, ha alimentato l’allarme, trasformando una vicenda già circoscritta in un caso internazionale. In questo modo ha aiutato Vox e la destra spagnola, ma soprattutto ha consolidato il proprio ruolo di riferimento di un’Europa ossessionata dai confini, dai respingimenti e dalla costruzione permanente del nemico immigrato.
Ma il vero scandalo, stavolta, è la resa di una parte del centro europeo che, timorosa, accetta di mettersi sullo stesso campo scelto dai neofascisti.
Uno schieramento a cui si aggiunge in stretto contatto con Meloni, anche la leader socialdemocratica danese, Mette Frederiksen, un caso patologico per le sue politiche antimmiggrati.
Al netto di Francia, Portogallo e Lussemburgo, tutti gli altri Paesi si sono allineati alla lettera infame promossa da Meloni, firmata da 22 capi di governo dove si critica la politica di Sanchez, accusandolo di fatto della regolarizzazione di un numero elevato di migranti.
Per questo, intorno a Ceuta si è aperta una partita decisiva che riguarda il futuro politico dell’Europa.
All’orizzonte ci sono le elezioni in grandi Paesi e il rischio concreto di una avanzata dei neofascisti e di una convergenza con la destra cosiddetta liberale, che sposterebbe all’estrema destra l’asse politico Europeo.
La storia sembra ancora una volta fare la rima con il secolo scorso.
Bisogna riconoscere che destra estrema e moderata fanno il loro mestiere.
Il punto è sempre quello: a destra sono bravissimi a fare la destra, a sinistra, per ora, prevalgono invece le incertezze, i timori e le divisioni, o anche i salti di campo.
Enrico Rossi

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