
Quanto accade a Ceuta non è più una semplice emergenza migratoria. Quando migliaia di persone si concentrano nello stesso punto, sfruttano una frontiera debole e tentano di entrare contemporaneamente in territorio europeo, non siamo davanti a un fenomeno spontaneo.
Siamo davanti a una pressione organizzata. Ceuta è territorio spagnolo, ma rappresenta una frontiera dell’intera Unione europea. Chi mette sotto pressione quel confine non sfida soltanto Madrid. Verifica la capacità dell’Europa di difendere i propri accessi, applicare le proprie leggi e reagire senza essere paralizzata dalla propaganda dell’accoglienza a ogni costo.
Schengen non ha abolito i confini. Ha eliminato i controlli interni sulla base di un principio preciso: le frontiere esterne devono essere protette seriamente. Quando questo principio viene meno, gli Stati hanno il diritto e il dovere di ripristinare controlli temporanei.
La decisione italiana di rafforzare le verifiche sugli arrivi dalla Spagna è quindi corretta. Non indebolisce l’Europa. Cerca di proteggerla da una crisi che potrebbe estendersi rapidamente.
A distruggere Schengen non sono i controlli. È l’incapacità di controllare.
L’immigrazione irregolare è ormai diventata un sistema. Ci sono trafficanti, reti logistiche, comunicazioni coordinate e governi che possono utilizzare i flussi come strumento di pressione politica. Basta allentare una frontiera, diffondere la notizia e spingere migliaia di persone verso lo stesso varco.
Definire tutto questo spontaneo significa scegliere di non vedere.
Esiste poi una questione culturale che non può essere nascosta. Non è l’Islam come religione a essere sotto accusa. Il problema è l’islamismo politico, cioè la pretesa di imporre comunità separate, regole religiose e modelli sociali incompatibili con la laicità europea.
Chi arriva deve accettare senza condizioni la legge civile, la parità tra uomo e donna, la libertà religiosa, la scuola laica e il diritto di critica. L’integrazione non significa tollerare società parallele. Significa rispettare le regole comuni.
Su questo terreno la sinistra europea continua a mostrare tutta la propria irresponsabilità. Ha trasformato l’inclusione in un dogma, il controllo in una colpa e il rimpatrio in una forma di persecuzione.
Ogni limite viene descritto come disumano. Ogni governo che difende i confini viene accusato di alimentare odio. Intanto, il costo dell’immigrazione incontrollata ricade sulle periferie, sulle scuole, sulla sanità, sulle amministrazioni locali e sulle forze dell’ordine.
Chi predica accoglienza senza limiti raramente vive nei luoghi che devono sopportarne le conseguenze.
Una politica seria deve bloccare le partenze illegali, colpire i trafficanti, rendere effettivi i rimpatri e subordinare aiuti e accordi economici alla collaborazione dei Paesi di origine e di transito.
L’Europa deve tornare a decidere chi entra, quanti possono entrare e a quali condizioni.
Ceuta è un avvertimento preciso. Un continente incapace di proteggere i propri confini non è più aperto o solidale, è semplicemente debole.
Piero Terracina

Entrare nel merito dell’argomento con un mio commento mi sembrerebbe poco opportuno. La seguo perché ha la capacità di essere super partes e di raccontare i fatti senza piegarli a una tesi precostituita. In poche righe ha spiegato con chiarezza quanto accaduto, senza cercare di orientare il lettore. È questo che apprezzo di più: l’onestà intellettuale con cui interpreta i fatti, lasciando a ciascuno la libertà di trarre le proprie conclusioni. Grazie.