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Il Centro senza capo (né coda)

di Daniele Marchetti | 26 Dicembre 2017

Che la vita politica italiana abbia ancora (o finalmente) bisogno di una politica credibile, moderata, pragmatica ed ancorata alla più alta tradizione democratica del Paese molti lo continuano a denunciare soprattutto in un periodo di totale disorientamento nel quale le forze antisistema sembrano moltiplicarsi e le pulsioni storicamente definite extra-parlamentari appaiono in grado di strutturarsi per tentare l’incursione nella stanza dei bottoni.

Ma se da un lato esiste una domanda politica di “Centro” potenzialmente consistente, dall’altro l’offerta appare talmente strabordante da svilire ogni residua attendibilità ed indurre una assai motivata diffidenza.

Il fatto che da in un campo alberghino ben 22 sigle centriste alleate -per giunta- ad un’altra espressione (ben più consistente) del popolarismo europeo come Forza Italia e, nel campo opposto  altre espressioni del centro siano alleate ad un volano politico di forte impronta moderata come il Partito di Renzi (al secolo, PD), descrive meglio di ogni analisi politologica l’incoerenza del sistema politico italiano e la sua atavica incapacità culturale alla sintesi.

Morale: molti centrini, nessun Centro, nessun Capo e nessun futuro (coda!).

Eppure la nuova legge elettorale, con le sue modeste soglie di accesso (o di sbarramento, come dir si voglia), avrebbe potuto agevolare la nascita di un serio “progetto dei moderati  4.0” con la prospettiva di riunire, nel breve periodo, le varie esperienze centriste in un “contenitore” unico capace di superare la soglia del 3% per dare vita a gruppi parlamentari culturalmente omogenei e, nel medio-lungo periodo, poter lavorare ad una coalizione nella quale ricomprendere PD e Forza Italia.

Una prospettiva stimolante che avrebbe potuto significare aria fresca per l’asfittico sistema politico italiano ma che -come era prevedibile- è rimasta vittima della sindrome dell’«posto fisso» più che sicuro.

Infatti, dopo il moltiplicarsi delle sigle, le rispettive richieste dei capobastone e sondaggi “infimi” (la quarta e quinta gamba del centrodestra -secondo gli ultimi sondaggi- non raggiungerebbero nemmeno la soglia dell’1% risultando quindi completamente inutili alla stessa coalizione), niente appare più certo per nessuno.

In politica come in montagna le scorciatoie rischiano di “troncare” le gambe e il sentiero lungo (della credibilità e della coerenza) sebbene faticoso spesso si rivela il più adatto anche e, soprattutto, per progetti ambiziosi che comunque restano sullo sfondo di un panorama politico destinato a mutare in un brevissimo tempo.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: espressione, futuro, italia, legge elettorale, nuova legge, pd, politica italiana, renzi, sistema politico

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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