Alcuni giorni
fa, dietro disposizione del Tribunale del Riesame che ha accolto la tesi
dell’accusa a suo tempo respinta dal giudice per le indagini preliminari (gip),
i carabinieri hanno posto sotto sequestro preventivo le attrezzature di Radio
Studio 54, un’emittente dell’area metropolitana fiorentina accusata di
diffamazione e odio razziale (1). E’ di oggi la notizia che, grazie ad un
server in Usa, l’emittente ha ripreso le sue trasmissioni via web. Vedremo gli
sviluppi.
Le accuse rivolte sono note da tempo (2) e
pesanti. Per il fatto in sé e per l’applicazione di provvedimenti che, a nostro
avviso, ledono libertà di informazione e di espressione.
Il fatto in sé è bene che ognuno lo giudichi da
solo. Se condividere o meno le opinioni del leader di questa radio, Guido
Gheri, sulla presenza di immigrati e su alcuni approcci istituzionali ed umani
all’accoglienza dei migranti. Indipendentemente dalle parole usate (“colorate”
e fastidiose, per chiunque), rimane il fatto che si tratta di opinioni. Certo,
se Gheri avesse organizzato squadre di picchiatori contro migranti e chi
sostiene la loro accoglienza, sarebbe più che giusto bloccarlo ed impedirgli di
procrastinare i reati violenti di cui si starebbe macchiando. Ma non è questo
il caso. Gheri parla, esprime le sue opinioni. Non fa altro. Quindi,
umanamente, lo si può ascoltare, condividere, disprezzare, sintonizzarsi per
ascoltare altro.
Riguardo l’applicazione di provvedimenti… è qui
che, come si dice in gergo, “casca l’asino”. Le leggi che vengono richiamate da
chi ha deciso il sequestro ci sono: i reati d’opinione. E, nonostante sono
decenni che partiti di governo (passati e recenti, e di diverso “colore”, e
comunque con maggioranze parlamentari qualificate per approvare qualsiasi
provvedimento) sostengono l’opportunità di abolirli, questi reati continuano ad
esserci. E, in teoria e in pratica, i magistrati fanno il loro dovere… o
meglio, come è consentito al loro ufficio, decidono discrezionalmente se
applicare o meno alcuni provvedimenti, anche in forma preventiva. E nel nostro
caso hanno deciso per quello che a Radio Studio 54 da una parte, noi di Aduc
dall’altra, proprio non ci piace: il sequestro degli strumenti di informazione.
In mezzo, siccome la radio di Gheri è considerata di “destra”, ci sono quelli
di sinistra contrari ai reati d’opinione che stanno zitti, e quelli di destra
che denunciano la censura… denuncia che sempre quelli di destra non fanno quando
vittime sono quelli di sinistra. Chiaro, no?
A nostro avviso ci sono alcuni capisaldi
importanti del nostro patto istituzionale che, di per sé, non hanno colore
perché servono a tutti: di governo, di opposizione o indifferenti che si sia. E
questi patti andrebbero difesi sempre. Nel nostro caso, però, c’è un problema:
che questi patti non sono chiari. In diversi patti si afferma la libertà di
espressione e di comunicazione, mentre nel contempo (non a caso come strascico
ed eredità dei codici scritti nel nostro Paese durante il regime fascista del
secolo scorso e tutt’ora in vigore) esistono i reati d’opinione. In un contesto
in cui si affida al singolo magistrato la discrezione e l’opportunità di
applicarli… un potere discrezionale che, se di per sé è bene che ci sia sempre,
sarebbe meglio non dovesse fare riferimento anche ai reati d’opinione. Che non
dovrebbero esistere in un Paese civile e in un regime a democrazia cosiddetta
occidentale/liberale.
Radio Studio 54 (ci auguriamo con cognizione di
causa/effetto) ha scelto di entrare in questo tritacarne dei reati d’opinione
ed affidarsi alla discrezione dei magistrati. Ottima la scelta del tritacarne,
ché si confà ad una emittente libera. Da affrontare nel modo più ampio
possibile il confronto/scontro sulla descrizione dei giudici, anche pagando
pesantemente di persona. Ampiezza di cui noi siamo sostenitori.
A questo punto c’è da chiedere ampia
mobilitazione. Il caso deve investire la politica nazionale. E’ bene ricordare
che i due Mattei della politica politicante (Salvini e Renzi) in diverse
occasioni si sono pronunciati per l’abolizione dei reati d’opinione, e con loro
diversi dei deputati dei loro partiti. Speriamo solo che non venga fuori che,
siccome Guido Gheri è di destra, tirando tirando il ministro Salvini esprima
solidarietà nel silenzio del senatore Renzi. Qualcuno potrebbe sentirsi
contento, ma sbaglierebbe: la libertà di opinione e di espressione riguarda
tutti e va difesa sempre. E per coloro che hanno presenze e responsabilità
istituzionali, sarebbe proprio il caso di passare dalle parole ai fatti. E
quando questi ultimi sono notevoli (proprio perchè “fastidiosi”) sono ottima
occasione per usarli come pretesto di iniziativa politico-istituzionale. La
“fastidiosità” dà loro quel clamore e quella curiosità che si prestano ad un
confronto pubblico
di sostegno all’iniziativa parlamentare.
1 – https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_agosto_20/odio-razziale-insulti-microfoni-sequestrata-radio-studio-54-eedd6848-c329-11e9-9e21-2223a86ce5f5.shtml
2 – https://www.aduc.it/comunicato/radio+fiorentina+chiusa+istigazione+odio+razziale_20272.php
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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